Catastrofica fantascienza fiorentina

di Massimo Acciai Baggiani

apocalissifiorentineAppena conclusa la saga di Via da Sparta, Carlo Menzinger di Preussenthal ci sorprende ancora con nuove storie fantastiche: ho avuto da poco una copia fresca di stampa di Apocalissi fiorentine e già me lo sono finito in un paio di giorni con la solita soddisfazione che accompagna la lettura dei libri di Menzinger. Pubblicato con la casa editrice abruzzese Tabula Fati, nella sua collana di fantascienza, il libro è stato presentato a Stranimondi, il festival del fantastico che si tiene ogni anno a Milano, con grande successo. Il passaggio di millennio rinfocola vecchie paure millennaristiche, appunto, che sono nell’aria e ispirano gli autori contemporanei, compreso il nostro Menzinger, il quale però le reinterpreta con la sua caratteristica ironia e fantasia scatenata.

Si tratta dunque di una raccolta di racconti ambientati a Firenze, come suggerisce il titolo, in parte usciti su riviste ma in maggioranza inediti, accompagnati dalle illustrazioni degli studenti del corso di grafica del prof. Marcello Scalzo (Università degli Studi di Firenze). Menzinger non è fiorentino di nascita ma di adozione: è tuttavia legatissimo, come me, a questa città e ne conosce bene la storia e la geografia – come dimostra nel saggio Il narratore di Rifredi e soprattutto in quest’ultima opera. Perché dunque una buona storia di fantascienza non può essere ambientata nella città di Dante anziché nella solita cittadina o metropoli statunitense? Non c’è alcun buon motivo, in effetti; Menzinger ce lo prova con questi 24 racconti che spaziano dall’ucronia – genere prediletto – alla fantascienza, al fantastico, ambientati in diverse epoche storiche passate e future. Sono tutte storie accomunate, oltre che dall’ambientazione, dal taglio catastrofico: Menzinger maltratta senza pietà la nostra città e i suoi abitanti, senza alcun riguardo per la sua storia millenaria, finendo spesso per distruggerla nei modi più curiosi e originali. Vediamone alcuni in dettaglio.

Il libro si apre con una deliziosa ucronia ambientata ai tempi di Giulio Cesare, il quale aveva fondato il villaggio di veterani di guerra nominato Florentia[1]. La minaccia viene dalla vicina Fiesole, antica città etrusca dove si erano rifugiati i seguaci di Catilina, acerrimi nemici del grande condottiero romano. In questo primo racconto la storia di Florentia/Firenze è molto breve: l’attacco dei catiliniani, porta alla spietata vendetta di Cesare e alla conseguente “inutilità” di Florentia, che è abbandonata. Come sarebbe oggi il mondo se la Storia avesse imboccato quella via? Certamente non avremmo avuto il Rinascimento, sarebbe stato un gran peccato, e Menzinger avrebbe dovuto ambientare le sue apocalissi altrove.

Nel secondo racconto la distruzione di Firenze avviene più tardi, sul finire del XIII secolo, in seguito alla celebre battaglia di Montaperti e al fallito intervento di Farinata degli Uberti di salvare la sua città. Il tradimento di Bocca degli Abati[1] ha ripercussioni ciclopiche, ma più ancora il fallimento diplomatico di Farinata che, a causa dell’uccisione del padre di Dante durante l’assedio da parte dei senesi, non sarà più collocato all’Inferno in quanto la Commedia in questo universo divergente non sarà mai scritta.

Facciamo un salto di un paio di secoli e ci ritroviamo ai giorni del Savonarola; qui entriamo in un clima propriamente “apocalittico”, nel senso del libro dell’apostolo Giovanni che chiude la Bibbia. Il neonato Rinascimento subisce una precoce fase di arresto e le opere d’arte finiscono in un rovinoso “falò delle vanità”, preludendo a un futuro decisamente bigio (gli universi divergenti di Menzinger, ricordiamolo, sono sempre di segno negativo, ma gli eventi narrati qui sono reali, mentre fantastiche sono le visioni del Savonarola).

Arriviamo al Novecento: L’angelo del fango (di cui ho già parlato ne Il sognatore divergente[2], la biografia di Menzinger in cui già l’autore accennava alle Apocalissi fiorentine) ricorda la famigerata alluvione del ’66, durante la quale il patrimonio artistico della nostra città subì una ferita profonda. L’angelo del titolo rimanda a un altro romanzo del nostro autore: Giovanna e l’angelo. Qui Menzinger mescola alla tragedia della città, il clima festoso delle divinità fluviali.

Il ritorno degli inglesi è il racconto che mi è piaciuto di più. Non tutti sanno che il cimitero monumentale in piazza Donatello, un tempo a ridosso delle mura di Firenze e oggi isola in mezzo ai viali di circonvallazione, ha ispirato L’Isola dei Morti del pittore svizzero Arnold Böcklin[3]. Sulla collinetta in piena città dove, varcato il cancello, si respira un’aria antica e decadente, sono sepolti celebri personaggi di nazionalità inglese e fiorentini d’adozione (come il nostro Menzinger) vissuti nell’Ottocento, tra cui i coniugi Browning, Walter Savage Landor, Arthur Hugh Clough. Ci sono anche tedeschi e statunitensi, in minoranza. Immaginiamo che costoro resuscitino miracolosamente ai giorni nostri, trovandosi davanti una Firenze irriconoscibile e incomprensibile: riusciranno, dopo il primo shock, ad adattarsi al XXI secolo? E come reagirebbero i fiorentini di oggi a questa inquietante apparizione dall’oltretomba? Dopo aver letto questo racconto, ogni volta che passerò davanti al Cimitero degli Inglesi lo guarderò certo con occhi diversi…

Di alcuni racconti ho già parlato nella biografia di Menzinger (oltre a L’angelo del fango, si veda anche La scimmia futurista, I costruttori, Firenze in moto, Il campione[4]) quindi non mi ci soffermo: basta dire che entriamo appieno nella fantascienza. Non mancano i riferimenti alle opere precedenti di Menzinger; ritroviamo ad esempio Jacopo Flammer, già protagonista del ciclo dei Guardiani dell’Ucronia, ormai ventenne, sempre alle prese con l’ “intelliraptor” Gruhum, e a Oberon, l’ambigua creatura onirica già incontrata ne La bambina dei sogni.

Dai giorni nostri passiamo alla Firenze futuribile con gli ultimi racconti (come il lettore avrà ormai capito, l’ordine dei racconti è cronologico): di questi mi hanno colpito in particolare Il cancellatore e l’ultimo racconto della raccolta, Collasso domotico.

Se Firenze fosse tornata ad essere una repubblica indipendente, come prima dell’Unità d’Italia – ipotesi già esplorata da Alberto Pestelli in Buon vecchio Canapone[5], nell’antologia Ucronie per il terzo millennio, curata dal nostro Menzinger – isolandosi dal resto del mondo, potrebbe decidere, tramite un referendum, di essere “dimenticata” e assoldare un esercito di “cancellatori” incaricati di eliminare ogni riferimento alla città del Rinascimento negli archivi del resto del mondo. Viene da pensare giustamente che il proposito è del tutto folle – Firenze è stata una città troppo importante nella Storia mondiale anche solo per pensare a una ipotesi del genere – eppure…

La racconta si chiude con un racconto, pure esso catastrofico, ambientato in un futuro indefinito verso cui ci stiamo avviando già oggi. Un futuro “domotico” in cui ogni aspetto della vita dei fiorentini è automatizzato: le macchine controllano tutto e quando il sistema collassa, per un motivo non chiaro, con esso collassa anche la civiltà[6]. Ormai, pare suggerisci Menzinger, l’umanità è andata troppo avanti col progresso, ha superato il punto di non ritorno: un uomo del futuro, ostaggio delle macchine, non saprebbe più sopravvivere che pochi giorni senza di esse. Probabile. Amen.

Bibliografia

  • Massimo Acciai Baggiani, Il sognatore divergente, Porto Seguro, Firenze 2018.
  • Antonella Bausi, Gli Abati, Porto Seguro, Firenze 2017.
  • Menzinger C., Apocalissi fiorentine, Tabula Fati, Chieti 2019.
  • Menzinger C., Il narratore di Rifredi, Porto Seguro, Firenze 2019.
  • Menzinger C., Giovanna e l’angelo, Liberodiscrivere, Genova 2007.
  • Menzinger C. (a cura di), Ucronie per il terzo millennio, Liberodiscrivere, Genova 2007.
  • Menzinger C., Il sogno del ragno, Porto Seguro, Firenze 2017.
  • Menzinger C., Il regno del ragno, Porto Seguro, Firenze 2018.
  • Menzinger C., La figlia del ragno, Porto Seguro, Firenze 2019.
  • Menzinger C., Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale, Liberodiscrivere, Genova 2010.
  • Menzinger C., Jacopo Flammer nella terra dei suricati, W.E.B., 2013.
  • Menzinger C., La bambina dei sogni, autopubblicazione in copyleft, 2012.
  • Vacca R., La morte di megalopoli, Mondadori, Milano 1974.

Note

[1] Narrato anche nel libro dell’amica Antonella Bausi, Gli Abati (Porto Seguro, 2017), da cui forse il nostro Menzinger ha preso ispirazione.

[1] Il nome Florentia, che suggerirebbe l’augurio di floridezza, deriva probabilmente dal fatto che l’accampamento romano è stato fondato durante i Ludi Floralia, dedicati alla dea Flora, nel 59 a.C.

[2] Acciai Baggiani M., Il sognatore divergente, Porto Seguro, Firenze 2018, p. 132.

[3] Si tratta di cinque dipinti realizzati tra il 1880 e il 1886 che hanno ossessionato intellettuali, artisti e dittatori quali Hitler.

[4] Acciai Baggiani M., Il sognatore divergente, Porto Seguro, Firenze 2018, pp. 128-137.

[5] Menzinger C. (a cura di), Ucronie per il terzo millennio, Liberodiscrivere, Genova 2007, pp. 233-241. In realtà nel racconto ucronico di Pestelli il Granducato di Toscana non viene annesso al nascente Regno d’Italia, in quanto il granduca Leopoldo ha saputo, con abili mosse politiche, mantenere l’indipendenza.

[6] Come ipotizzato anche dal futurologo Roberto Vacca nel suo romanzo fantascientifico-apocalittico La morte di megalopoli (1974) riguardo all’automatizzazione e alla fragilità dei sistemi complessi.

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

2 pensieri riguardo “Catastrofica fantascienza fiorentina

  1. Grazie Massimo per questa ricca, generosa e dettagliata recensione. Colgo l’occasione per ricordare che tra i racconti ce n’è anche uno, “La cura”, che fa pensare proprio a questi giorni di Covid-19. Altri miei racconti su questo tema li potrete leggere questo sabato 4, in occasione del Primo WEN del GSF, su questo stesso blog, dedicato, appunto, al coronavirus.

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