WEN – COVID-19 – Ferragosto a ventoso – Massimo Acciai Baggiani

Ieri, 19 ventoso dell’anno 228, il discorso del capo del governo. Allo schermo appariva calmo, fiducioso, ottimista. Ha parlato di «sacrifici necessari», di «crescita importante dei numeri dei morti», di rinunciare agli aperitivi, ai raduni nelle piazze. Ha parlato di responsabilità e di interessi nazionali da tutelare. L’ansia intanto cresceva in me, mi stava contagiando. Sono andato a letto tardi e ho dormito male.

Oggi, 20 ventoso. Strade vuote, sembra ferragosto. Un ferragosto primaverile, con cielo sereno e temperature miti. Una fila di persone, a un metro di distanza l’una dall’altra, fuori dal supermercato. Pochi passanti, con la mascherina. Dove l’hanno presa? Da un po’ sono diventate introvabili, come l’Amuchina. Nei negozi e in farmacia si entra uno alla volta. La gente ha paura, ma è combattuta, divisa tra l’insofferenza tutta italiana alle regole, la voglia di fuga, di distrazione, e la paura di ammalarsi. Tutti sanno che i posti negli ospedali sono limitati, così come i medici. Se i casi di polmonite superano quei posti, addio. Game over.Risultato immagini per mascherine antivirus

Ma gli italiani sono un popolo di irresponsabili; lo hanno sempre dimostrato, nella storia. Branchi di adolescenti che, in totale disprezzo della salute – propria e altrui –, organizzano rave nei parchi, al motto di: «Ci vogliono tenere a casa, uscire è un atto rivoluzionario!». I politici non sono da meno “rivoluzionari” delle nuove generazioni, e si accalcano in festini e ricevimenti come i nobili al tempo della peste. Arriva poi un professorone che ricorda come, nel medioevo, la gente riempisse le chiese e le processioni in tempi di pestilenza, mentre oggi le chiese vengono chiuse: lo dice con un senso di bigotta, odiosa nostalgia.

L’amore ai tempi del coronavirus. Già, come sarà? Come si regolano le coppie, se baci e abbracci sono vietati per legge? Non lo so, per me, erano cose sconosciute anche prima dell’ordinanza del governo. Sono sempre stato un solitario, non è una novità. Oggi faccio il salto: rinuncio, per mia scelta, a questo mondo bizzarro e insopportabile. La pandemia è solo un pretesto, diciamolo pure. Questo sole che tramonta pigro dietro i palazzi è l’ultimo che vedrò, prima di chiudermi in casa. Per sempre, ossia finché non passerò all’altro mondo, cioè al nulla. Il destino dell’hikikomori non è così male, in fondo. Posso lavorare da casa, faccio tutto online, perfino la spesa posso fare su internet e farmela consegnare a domicilio. Il mio appartamento è pieno di libri, e comunque ho il mio laptop. Cosa si può desiderare di più, in questo “mediaevo”?

Il «sacrificio necessario» di cui parlava il capo del governo per me non è affatto un sacrificio. Tutt’altro. Vedetevela voi, io passo la mano.

La brezza profumata di primavera mi accarezza il volto mentre mi dirigo, senza fretta, verso casa.

Forse è l’unica cosa che mi mancherà.

 

Firenze, 20 ventoso ’28 (10 marzo 2020)

di Massimo Acciai Baggiani

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: