WEN – COVID-19 – Il Coronavirus nella testa – Renato Campinoti

In Questura è tempo di analizzare le direttive che sono giunte dalla Prefettura. È ormai la metà del mese di Maggio del 2020 e, con uno sforzo inaudito, il Paese sta andando verso una fase calante della terribile infezione che ha messo ko mezzo mondo: il coronavirus o covid – 19, come lo chiamano quelli che se ne intendono.

“Tutte le zone d’Italia stanno finalmente mostrando l’inizio di una fase calante del numero degli infettati e anche la mortalità sta progressivamente diminuendo”, spiega ai suoi il vicequestore Martelli, che ha convocato tutti nella sala delle riunioni, come non avveniva da un po’ di tempo. Molti vanno col pensiero ai terribili provvedimenti adottati dal governo e dalle altre istituzioni, che hanno impedito perfino gli spostamenti da una parte all’altra della città senza motivate e documentate ragioni. Quante persone hanno visto piangere in preda a incipienti forme di depressione per la mancanza da settimane di contatti umani e di  un po’ di socializzazione. Per non parlare del lavoro massacrante e dei rischi di medici e infermieri. “Da tutte le zone arrivano segnali incoraggianti” ha ripreso a dire Martelli, “fuorché in una zona della nostra città: Novoli!”. E tutti capiscono che c’è qualcosa da fare, e farlo alla svelta.

Caterina e Matteo stanno attraversando insieme il piazzale verso il parco macchine. Il giovane poliziotto è stato incaricato dal vicequestore di andare a fare un giro dalle parti di Novoli. “Chissà che non ti capiti di capirci qualcosa in questa strana situazione”, le ha detto un Martelli, visibilmente scettico. Caterina sta accompagnando all’auto di servizio il suo uomo, l’unico con cui non si preoccupa di stare troppo vicina. Sarà colpa dell’aria cupa che questo maledetto Covid ha diffuso per ogni dove, ma sono pochi, rispetto al solito, i poliziotti che allungano il collo per apprezzare le magnifiche forme della loro collega.

Sono arrivati davanti alla pantera assegnata a Matteo. Caterina fa per salutarlo con un bacetto volante, quando sente squillare il telefono nella tasca della divisa. Mentre lei sta rispondendo, il giovane poliziotto si appresta a entrare in macchina e le fa un cenno di saluto con la mano. Caterina stacca l’apparecchio dall’orecchio e fa, a sua volta, cenno a Matteo di fermarsi un attimo.

“Salve Caterina”, le sta dicendo Cesira, la cara vecchietta conosciuta durante una delle sue più difficili indagini, ”mi farebbe piacere se tu potessi venire a trovarmi…no, non soffro di solitudine…oddio, un po’ si..ma non è per questo. È che in questi giorno ho notato degli strani movimenti dalle mie parti, proprio qui a Novoli. Lo sai dove abito. Verrei anch’io, ma non so se posso, con tutti questi divieti…”

“Vengo io, subito. Non ti muovere, per carità! Piuttosto, secondo te, quello che hai da dirmi c’entra qualcosa con le infezioni da coronavirus?”

“No…non lo so. Se vieni te lo racconto e vedi tu se c’entra”

 “Ti ricordi dove abita Cesira a Novoli? È lì che cominciamo il tuo servizio.”

E Matteo non fa in tempo a ingranare la marcia, che ha già capito che non sarà lui a risolvere l’enigma che ha posto Martelli.

Davanti a una buona tazza di caffè, la vispa vecchietta racconta che nei giorni scorsi le era capitato di veder girare per il quartiere un certo Massimo, che aveva abitato proprio in un palazzo vicino al suo, sposato con Gabriella, gran bella donna, che lei conosceva fin da bambina. Poi la separazione e la sparizione, da un paio d’anni, del marito.

“Perché mi dici che ti ha destato dei sospetti la presenza di quest’uomo nel quartiere?”

“Intanto, perché ho chiesto a Gabriella se era lei che cercava e mi ha riposto che non l’aveva visto né sentito. Poi, quando era davanti al fruttivendolo qui all’angolo, non mi sembrava uno che stava lì per comprare qualcosa. Girava con lo sguardo sulle pere e le mele e continuamente gettava l’occhio verso il palazzo dove abita Gabriella. Allora mi sono fatta coraggio. Sono andata anch’io verso le mele e le pere per guardarlo da vicino: era lui di sicuro, ma mi sembrava uno che ce l’ha col mondo intero. Mi sono allontanata, ho fatto finta di  farmi un selfie e in realtà gli ho fatto una foto, casomai lo dovessimo identificare..”

Matteo sgranò gli occhi come un ragazzino cui è entrato improvvisamente un marziano in cameretta.

Caterina si fece mostrare la foto e la inviò sul suo cellulare. Aggiunse nome e cognome e la inviò a sua volta a Martelli con la richiesta di sapere se c’erano segnalazioni di qualche genere.

Improvvisamente, videro Cesira alzarsi in pedi.

“Svelti, usciamo! Fermiamolo!”, indicando dalla finestra l’ex marito di Gabriella. Caterina fece il gesto di tacere per ascoltare Martelli al telefono, che le stava dicendo di essere cauti che quell’uomo era stato riconosciuto infetto da coronavirus da più di una settimana, aveva detto che sarebbe rimasto chiuso nella sua abitazione e solo da un paio di giorni, a un controllo, era risultato assente.

Lo fermarono, mascherina e guanti indossati, mentre si stava pericolosamente avvicinando a Gabriella. Ammanettato e bloccato a un’inferriata in attesa del personale opportunamente equipaggiato per portarlo all’ospedale militare, aveva confessato  che si era messo in testa di vendicarsi della sua ex moglie, trasmettendole l’infezione che l’aveva colpito. Erano almeno quattro giorni che girava nel rione, incontrando persone e vecchie conoscenze.

“Sicuramente ha contribuito non poco a far aumentare il numero delle persone infettate in zona”, osservò Martelli appena messo al corrente dell’episodio.

“Ma chi è questa vecchietta che ha fatto tutto il lavoro sporco?”

Risultato immagini per novoli firenze
Il nuovo tribunale di Firenze a Novoli, San Donato

“Te lo ho già detto in un’altra occasione. Se avesse meno anni, ti proporrei di ingaggiarla nel reparto investigativo!”

Mentre ancora sorridevano, uscendo dalla Questura, Caterina prese Matteo sotto braccio e gli sussurrò qualcosa nell’orecchio. Al giovane poliziotto improvvisamente brillarono gli occhi. E dette una stretta robusta alla vita della sua amorosa.

di Renato Campinoti

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