WEN – COVID-19 – La città della salute – Alessandro Lazzeri

Non c’era la solita fila davanti allo sportello dell’ASL. Me ne sono un po’ sorpreso. Le rare volte che ho necessità di prenotare un’analisi debbo pazientare almeno quaranta minuti. Forse è sciopero, mi sono detto o, magari ho sbagliato orario. Mi sono avvicinato e un’impiegata mi ha accolto con un gran sorriso. Lei è il primo! Ah il primo della giornata, ho replicato. No, della settimana, sembra che nessuno si ammali più, ha detto la ragazza. Ho preso il certificato e me ne sono uscito per riprendere la macchina che avevo lasciato in un parcheggio vicino. Avevo dimenticato del tutto l’episodio, quando la mattina successiva sono andato in un noto ed efficiente istituto d’analisi cittadino e ho letto la sorpresa in una giovane segretaria che mi ha chiesto cortesemente se fossi malato. Un po’ seccato dalla domanda ho affermato che dovevo semplicemente fare alcune analisi di routine. Vista la mia contrarietà, “Mi scusi,” ha farfugliato “ma non abbiamo praticamente clienti da una settimana”.

La cosa mi ha incuriosito e volendo soddisfare questa mia volontà di capire, ho telefonato al direttore di una nota azienda farmaceutica, per la quale avevo curato l’ufficio stampa d’alcuni congressi medici.” È una tragedia,” ha detto il dottor C. “non si ammala più nessuno, le farmacie sono vuote e i nostri prodotti, anche quelli più seri rimangono invenduti. Se continua così, saremo costretti a ridurre il personale.”

Attonito di fronte a queste parole, ho chiesto al mio caposervizio al giornale di poter capire questa cosa. La notizia non era ancora uscita sui quotidiani. Ho intervistato il professor Torrenti dell’Università di Firenze, che ha confermato le mie impressioni. All’ospedale fiorentino di Careggi non si ricoverava più nessuno da tempo, a parte i feriti in incidenti stradali. Nei bar e nelle strade si parlava oramai più di questo che della Fiorentina. Ho deciso di uscire con questa notizia, in pratica ho, per così dire, ufficializzato una realtà, ormai nota a tutti i cittadini. La notizia pubblicata sul mio giornale è stata ripresa dalla stampa nazionale. Le televisioni hanno curato infiniti servizi, e lo stesso ministro della sanità ha tenuto una conferenza stampa, dove questo stato di salute dei cittadini fiorentini è stato collocato in una media nazionale di malattie stagionali e non, che, per così dire, pareggiava l’assenza di malattie nella nostra area. La notizia accresceva di un bel po’ il mito di vivibilità che Firenze, nonostante i problemi d’inquinamento, traffico e troppo turismo, riusciva a conservare nell’immaginario collettivo. I fiorentini vivevano questo stato di benessere pressoché assoluto come un ulteriore omaggio del Fato ai fortunati che nascevano e vivevano a Firenze.La felicità non poteva durare o, meglio, non doveva durare, erano problemi d’ordine pubblico. Da qualche giorno vivevo con scarsa attenzione questa realtà che proprio io avevo ufficializzato e mi occupavo degli eventi culturali sempre particolarmente numerosi a Firenze, quando un pomeriggio al giornale il capo mi ha chiamato e mi ha detto che il ministro della sanità voleva vedermi il giorno successivo. La mia pigrizia a muovermi proprio alla fine della settimana fu vinta oltre che dalle parole del collega anche da una certa curiosità per il colloquio dell’indomani.

Arrivato al ministero abbastanza innervosito, fui ricevuto subito dal Ministro che amabilmente m’invitò a rilassarmi e introdusse subito il problema delle non malattie dei fiorentini, elaborando un astratto e confuso discorso sui “mass-media”, che mirava a identificare in me il responsabile di una pericolosa turbativa. Per il momento accolsi con sarcasmo il discorso, in puro politichese e in pessimo italiano, che l’affannato ministro mi faceva. Poi mi accorsi che non c’era molto da scherzare. Il Ministro mi stava in qualche modo minacciando, io avrei dovuto smentire e rettificare il mio articolo. All’obiezione che la mia modesta voce era stata amplificata dai colleghi dei più autorevoli “media “, mi fu detto testualmente che se io avessi fatto la prima mossa, il resto sarebbe venuto da sé. Abbastanza perplesso della faciloneria del Ministro e orgoglioso e polemico come ogni fiorentino, feci per alzarmi e andarmene, quando la porta si aprì e due collaboratori del Ministro mi convinsero, puntandomi una pistola, a sedermi e ad ascoltare. “Caro signore, io la capisco e per rispettare la sua professionalità le faccio un regalo, le rivelo come andrà a finire questa storia, anche se, purtroppo non potrà scriverne”. Teso fino allo spasimo, ero tentato di aggredire i “gorilla” e scappare, ma resomi conto dell’alto rischio dell’azione, mi rilassai e m’imposi di ascoltare.

” In questo momento” continuò il Ministro “Firenze non sarà più la capitale della sanità, ho dato disposizione di inquinare l’acquedotto della città. Ma, non si preoccupi, ho semplicemente fatto inserire dai miei collaboratori una vasta gamma di virus che riporteranno a Firenze un livello di malattie pari a quello delle altre città. I più sfortunati moriranno ma saranno nella media nazionale, i più prenderanno le solite epidemie e i soliti disturbi, che contribuiscono a rendere equilibrato il rapporto tra la salute e la malattia. E perché le racconto questo, perché non lo potrà e non lo vorrà mai scrivere, Lei ha una famiglia e deve pensare alla loro salute… “.

di Alessandro Lazzeri

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