WEN – COVID-19 – Oggi siamo gli eroi – Antonella Cipriani

Oggi siamo gli eroi


Emile Cioran ha detto: “Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosa”.
Si parla troppo e mai come in questo momento avrei bisogno di silenzio. Il pensiero però corre, la parola preme.
Il virus ci ha confinati in casa. Circondati soltanto dagli affetti più intimi. In fila ai supermercati. Distanti. Sospesi. Per me poco è cambiato. Lavoro in ospedale, sono infermiera. Ai check point d’ingresso accolgo, controllo, misuro, metto in sicurezza chi è più sfortunato di me. Il pericolo di incontrare il re Corona è assai più alto rispetto a chi sta a casa propria come il Decreto comanda, ma di certo inferiore a chi il sovrano se lo trova già nei letti delle degenze, dove si lotta con scienza e speranza. Io, sono solo una pedina di questo meccanismo che se funziona ci potrà dare un po’ di respiro, nel vero senso della parola. Ai colleghi delle rianimazioni va tutta la mia stima.
Tante consapevolezze comuni maturano in momenti così critici. “La salute prima di tutto” è un detto che anche gli stolti conoscono. Non c’è uomo, politico, avvocato, banchiere, maestro, musicista che possa svolgere la sua passione senza la salute. Siamo esseri mortali ma con la cura e l’assistenza possiamo superare certe fasi infelici della vita e andare avanti, spesso in modo dignitoso. Mai come oggi sembriamo renderci conto che mancano medici e infermieri, risorse sanitarie, apparecchiature, farmaci, mascherine, guanti….


Solo ora capiamo che il taglio nel settore sanitario non si deve fare. Non per accontentare chi come me ci lavora – con turni migliori, un lavoro più agevole, mezzi e strumenti più efficienti – ma per garantire un servizio che funzioni davvero, senza attese e fraintesi, con personale competente, qualificato, aggiornato e affidato, che possa accogliere e curare chiunque arrivi al Pronto soccorso senza chiedere compensi. Abbiamo un Servizio di cui dovremmo essere fieri e negli anni siamo riusciti a rovinarlo. Chiedete all’ americano medio cosa pensa del proprio.
Nel fracasso di questa tragedia finalmente una nota intonata: duemila colleghi riusciranno ad entrare negli ospedali e a svolgere la professione per cui hanno studiato e creduto, senza essere costretti a emigrare altrove. Ci voleva tanto clamore per capirlo e consentir loro l’accesso finora negato, perché ritenuto non necessario?
Uniti e livellati – come un grande comico diceva – da un virus che ci vede tutti uguali, “ce la faremo e andrà tutto bene” ripetiamo ogni giorno.
L’applauso sui balconi di tutta Italia, la sera scorsa mi ha emozionata.
Mi auguro che quelle mani che hanno applaudito con tanto vigore e convinzione continuino a farlo anche quando lo spettacolo sarà finito e non saremo più sotto i riflettori. Ricordatevelo quando vi rivolgerete a noi nelle sale d’attesa, conservate la stima che adesso nutrite nei nostri confronti e unitela al rispetto, lo stesso che vi mostriamo. Oggi siamo gli eroi, ma lo eravamo anche ieri, e lo saremo domani. Scrivetelo nella memoria e ripetetelo ogni volta che varcherete la soglia di un ospedale, anche solo per dirci Grazie, la parola più semplice, che ci ripaga da ogni sforzo, fallimento o successo e ci inietta l’energia giusta per alzarci al mattino e affrontare un nuovo giorno. Non siamo eroi, siamo solo persone che continuano a credere in una professione che hanno scelto, con scienza, coscienza e umanità.

di Antonella Cipriani

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