WEN – QUANTI SIAMO – Il tempo parallelo – Manna Parsì

Il tempo parallelo


Non sono una workaholic ma il mio lavoro mi piace e mi dà soddisfazioni. Un po’ meno quando quelle due colleghe arpie, una ex e l’altra attuale compagna del capo, si azzuffano per ogni motivo come galline a causa sua. A pensarci bene in certi momenti la situazione diventa comica e ci scappano anche due risate, con lui nel mezzo che incassa da entrambe le parti.
Poi da un giorno all’altro arriva il covid-19 che scombina la nostra quotidianità.
‘Restiamo a casa e andrà tutto bene’ è il motto giornaliero. Mi mancano l’apericena del venerdì sera per scaricare l’adrenalina lavorativa e le passeggiate nelle città d’arte del fine settimana con gli amici. Mi mancano perfino i litigi delle mie colleghe! Per fortuna non siamo in cassa integrazione e continuiamo a lavorare da casa, con il famigerato smart working.
Una mattina mi sveglio all’improvviso, senza cognizione del tempo. Mi alzo intontita dal letto e vado a lavarmi la faccia. Mi guardo nello specchio e non mi riconosco. Trovo un’altra io che appartiene alla nuova quotidianità, al nuovo mondo, il mondo del popolo internato. Il tempo si è fermato, con noi dentro le case e una finestra da cui vedere le strade vuote e sentire il silenzio della gente per paura dell’incognito. E se il tempo dovesse riprendere a correre di nuovo cosa succederebbe? Cominceremmo con gli stessi ritmi sfrenati del passato non lontano oppure rallenteremmo per paura che il presente diventasse il futuro? Per il momento viviamo in un tempo parallelo, scandito dai ritmi dei telegiornali con un esercito di esperti che misurano il grado della sfiga giornaliera, dei film e dei talk show confezionati per il popolo internato.
Per fortuna le settimana passano veloci. Oggi è una giornata di sole e il mio risveglio è meno traumatico rispetto ai giorni passati. Sarà perché mi sto abituando al tempo parallelo. Perfino la piccola finestra del mio soggiorno sta diventando uno sguardo sul mondo, più grande giorno per giorno e la mia visuale sta migliorando. Non mi sento più l’unica internata, con tutti i miei vicini dai balconi abbiamo fatto un piccolo nuovo mondo. Ironia della sorte, ora gli animali domestici e non hanno preso il nostro posto nel mondo di fuori. Vanno a spasso liberi mentre noi umani, con tanta fretta e paura, saltiamo da una fila all’altra tra farmacie e supermercati oppure prendiamo una boccata d’aria dietro i cespugli nascondendoci dalla polizia. Raggiungo i compagni di questo viaggio verso l’incognito. Mi siedo in balcone e sorseggio il mio caffè mattutino e mi godo il sole primaverile.
Comincio a contare. Quanti siamo con la bandiera italiana svolazzante dai balconi? Quanti siamo a prendere il sole, stendere il bucato, suonare l’inno nazionale con nostalgia? Quante sono le mamme che cullano i loro piccoli? Quanti sono i gatti che attraversano le strade senza paura delle macchine e gli uccelli che volano da un tetto all’altro? Quanti siamo? Tanti e stranamente uniti per sconfiggere il nemico invisibile. Retorica, penso. Saluto i miei vicini e vado a prepararmi per una video chiamata. Mi trucco, stiro i capelli e metto una maglietta con i colori della primavera.
Inizia ‘House Party’! “Ragazzi oggi quanti siamo?”. Sento una voce intermittente dal mio pc e appaiano tante facce sullo schermo che si sforzano di sorridere.
Ci si adatta a tutto, anche alla quarantena!

di Manna Parsì

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