WEN -QUANTI SIAMO – In quanti siamo rimasti – Carlo Menzinger

In quanti siamo rimasti, amico mio, che ancora ricordano com’era prima? Ormai ci siamo fatti vecchi e di tempo ne è passato. I nostri figli sono nati dopo e quando gli parli del fuori, non riescono a immaginare nulla di più del terrazzo di casa o del tratto di strada per arrivare al Centro Rifornimento. Chi ricorda più quando l’estate si partiva in auto per andare al mare o in montagna o magari all’estero? L’estero! Che termine desueto, vero! Basta pronunciarlo che si capisce subito quanto siamo vecchi. Un po’ come dire “passeggiata” o “gita” o… “pic-nic”. Il pic-nic! Non credo di averne mai fatto uno. E tu? Però, mi ricordo cos’era, le famiglie riunite – oppure un gruppo di amici – in un prato a mangiare e magari accendevano persino un fuoco. Cose da vecchi film. “Pic-nic”: mi ero quasi dimenticato di questa parola. Ce n’è anche altre meno piacevoli che stiamo dimenticando, come “ufficio”, “pendolare”, “viaggio di lavoro”, “riunione”, “assemblea”, tutte legate a un modo di lavorare che non c’è più. Ora nelle fabbriche lavorano solo robot, controllati a distanza con sensori e videocamere. Gli impiegati lavorano tutti da casa. Una volta si diceva di uno – ricordi? – che era tutto casa e lavoro. Oggi non lo direbbe più nessuno. Non verrebbe capito. Che differenza c’è ormai tra la casa e il lavoro?

Chi di questi giovani ha mai fatto un viaggio che superasse i cento chilometri? Chi di loro conosce per esserci stato di persona qualcosa oltre il proprio quartiere? Certo, dicono, però con il web possono visitare ogni angolo del pianeta, parlare con gente di tutto il mondo, confrontarsi. Eppure nessuno di loro è mai stato in una classe di scuola, fianco a fianco con i compagni, a fare ricreazione assieme, a scazzottarsi, a scherzare, a giocare. O a una partita di qualsiasi cosa, calcio, basket, pallavolo… Ora è tutto on-line. Anche i colleghi, fuori dal lavoro si incontrano nei virtual-caffè, nei virtual-cocktail, nei virtual-dinner. Chi si ricorda più cos’era un abbraccio tra amici, il conforto una pacca sulla spalla, la complicità di una stretta di mano? Il contatto è permesso solo all’interno delle case. Poi ci si meraviglia che i ragazzi non si sposino più. Come potrebbero? Dove dovrebbero trovare un compagno o una compagna per la vita? Nelle sexy-chat? Nei siti di incontri? Certo che appena si trovano a vivere davvero assieme va tutto a rotoli. Che peccato!  

E pensare che all’inizio si minimizzava. Prima dicevano è solo una delle tante influenze. Poi dissero che con due settimane di quarantena passava tutto. Poi due mesi. Poi passarono due anni e la gente continuava ad aver paura a uscire. Quel virus non sembrava mollare. Dopo che eri guarito, ritornava e ritornava ancora. Se la prima volta, magari, era stato come un’influenza, la seconda pareva una polmonite e se, reggevi, quando ti beccava di nuovo, alla terza o quarta o quinta volta, i tuoi polmoni non reggevano più e finivi in terapia intensiva. E non si trovava né una cura, né un vaccino. C’era un solo sistema per combattere quella guerra: restare in casa. E così noi in casa ci siamo invecchiati, caro mio. In casa sono nati i nostri figli e, per i più fortunati, i nipoti. Di gente ancora ne muore, ma a nascere ormai sono in pochi. Chissà se un giorno i nostri nipoti riusciranno a correre ancora nel sole.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

Noi vecchi.... » Pensalibero.it, Informazione laica on line

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