WEN – QUANTI SIAMO – Quanti siamo? Parte 2 – Renato Campinoti

«Salve a tutti. Sono io quello che chiamate Nerone! Intanto vi ringrazio di tenermi ancora in considerazione. Credo anche di meritarmelo! Si, è vero, io sono diventato ancora più famoso nel tempo per via di quello scrittore milanese, Alessandro Manzoni, che con quel suo romanzo su quei due poveretti che non riuscivano a sposarsi, ha finito per far parlare di me in tutte le scuole, non solo italiane.

Se devo essere sincero tutto quel gran macello che ho fatto, al seguito di quei bastardi dei soldati mercenari, i Lanzichenecchi in particolare, è stato più grave e devastante in alcune città come Verona e Padova che non nel milanese, dove pure non ho scherzato. Verona in particolare, immersa in un periodo di benessere e di altrettanti piaceri, non si accorse per tempo di quello che stava succedendo e quando cominciò a correre ai ripari era troppo tardi! Morirono il 61% dei suoi abitanti, passando da 54.000 a poco più di 20.000. Perché, mi chiederete, ti accanisti tanto con una città tutto sommato pacifica come quella? A parte le inevitabili conseguenze di vizi e pigrizie, tipici dei periodi troppo floridi dell’umanità, la cosa che faceva più rabbia era questa assenza di quella città dallo sviluppo delle arti e delle grandi opere che la cultura rinascimentale, partita dalla Firenze medicea, aveva diffuso su scala europea. Non ci crederete, ma dopo quella terribile vicenda, a Verona fu tutto un rifiorire delle arti, con chiese e palazzi in stile rinascimentale, con l’architetto Michele Sammicheli che fu alla testa di questo grande risveglio che si diffuse in tutti i campi delle arti con il fiorire di decine di importanti accademie, che portarono la cultura della città nella dimensione europea. Eh, tutto il male non viene per nuocere, se ancora oggi Verona, con i suoi Giulietta e Romeo, con la sua Arena e i suoi avvenimenti culturali, è in testa alle classifiche della cultura italiana e non solo. Come vedi, amica Yersinia, siamo stati più utili noi allo sviluppo della cultura umana, di tanti condottieri capaci solo di lasciarsi dietro devastazioni senza prospettive. Ma questo non ce lo riconosceranno mia…gli umani.»

«E di Milano non ci dici nulla, Nerone?» mi sentii di chiedergli, anche per non farlo divagare troppo.

«Per Milano e Torino quello fu il periodo della grande carestia, accompagnata, nel milanese, da una grave crisi dell’industria tessile, che non trovava più sbocchi all’estero. La miseria fu tale che, si racconta, quando un capitano fu incaricato di calmare le proteste della popolazione, imponendo ai forni di abbassare il prezzo del pane, se gli fece innanzi un plebeo mezzo nudo, qual li disse, “che giova a me questo abbassamento, non avendo questo denaro..per pascere me e i miei tre figlioli”. Il mio mestiere è di tessitore, datemi da lavorare, che lo pagherò il maggior costo”.  In questa situazione tutto quello che seppero fare i milanesi e i mantovani fu di dichiararsi guerra per la successione del Ducato di Mantova, chiamando truppe mercenarie da fuori a scannarsi per la loro gloria. Io, al seguito delle truppe forestiere, feci il mio mestiere, sia a Milano che a Torino. In questo caso gli sviluppi si videro con più lentezza. Toccò arrivare ad un personaggio come Manzoni (ma poco prima anche ad un Beccaria) per sentirsi un po’ ripagati. Soprattutto a Torino, accanto ad una dinastia regnante più pavida che coraggiosa, fiorirono uomini come Cavour che, in combinazione con Mazzini e Cavour, tesseranno la tela per costruire l’Italia unita. E qui mi fermo. A chi tocca?»

«Toccherebbe a me », si fece avanti tutta sgonnellanteH1 N1, la Spagnola come l’hanno chiamata gli scienziati.

«In confronto a quello che feci io, i danni di Corona, finora, fanno quasi ridere. Io sono quella che tentò di distruggere due o tre generazioni di giovani europei che si erano combattuti in una guerra drammatica, che ne aveva lasciati sul terreno più di dieci milioni, che si scannavano l’un l’altro in quelle luride trincee! Vi siete mai chiesti perché io, diversamente da oggi, mi accanii quasi esclusivamente sui giovani?»

«Già…è curioso che in quel periodo, nel 1918 e ’19, del tuo virus morirono tantissimi giovani, molti direttamente nelle trincee della prima guerra mondiale. Del resto, come ci hanno spiegato gli scienziati, è nelle trincee francesi che hai iniziato a fare strage di soldati. Perché?»

«Non ci muoviamo mai a caso, noi virus, e lo sapete bene voi tutti. Eravamo tutti disgustati da quella carneficina che i giovani soldati accettarono di fare, scannandosi, appunto, tra loro senza ribellarsi ai loro governi ingannatori. Il minimo che potevo fare era di  tentare di sterminare la maggioranza di quelli che avevano l’età del soldato, perché non si ripetesse più una strage insensata come quella. Ma fu tutto inutile. Ci volle un’altra guerra mondiale, alimentata dai mostri del nazismo e del fascismo suo servo, per fermare le guerre tra i Paesi europei. E questa volta, devo ammetterlo, più che il virus poterono gli scienziati che, con l’invenzione della reazione atomica e delle bombe che ne discesero, riuscirono a convincere l’umanità che una guerra ulteriore poteva significare la sconfitta, se non la distruzione, di tutto il genere umano.»

Da come ne parla si avverte nelle parole della Spagnola l’amarezza di non essere riuscita a raggiungere il risultato sperato con la propria, pur letale, attività. Anche per questo, forse, pensava di meritare la zona d’ombra in cui era stata confinata, a fronte dell’impatto emotivo e della grossa paura suscitata negli esseri umani dai bombardamenti atomici delle città giapponesi.

La Spagnola si alza dalla sedia su cui si era lasciata cadere, per tirare le conclusioni del suo discorso. Ma non fa in tempo ad aprire bocca, che arriva di corsa Corona, piegata in due dall’affanno, chiedendo a gesti di poter dire subito la sua.

(fine seconda parte)

di Renato Campinoti

La pandemia di influenza spagnola, quando anche ai gatti veniva ...

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: