WEN – QUANTI SIAMO – Donatella Maino

Non si dovrebbero raccontare le storie che non appartengono ma sono quelle più attraenti, accadimenti in cui cerchi una parte di te e nella similitudine, nella finzione del narrare si apre un mondo nuovo, un mondo fatto di terra e acqua, di fango con cui costruire vere pagnotte per sfamare l’attitudine alla scrittura.
Siamo negli anni 2000, nuovo millennio, ricerca spasmodica di una nuova vita. Impossibile cercare i fiori nel lastrico, al massimo puoi trovare qualche filo d’erba, prevale comunque l’ostinazione a voler credere ai miracoli.
Elsa si siede in un bar e ordina un caffè. Si sente attratta da qualcosa ma non capisce da cosa. Il bar le è noto da anni, un bar comune, con un bancone, quattro tavolini e i camerieri.
Guardando al di là del banco, vede, alla macchina del caffè, un camieriere nuovo, gli altri sono addetti a servire ai tavoli. La guarda in maniera insistente. E’ di aspetto molto piacevole, alto, leggermente sovrappeso, occhi scuri, sguardo introspettivo. Esiste, però, il problema “dell’attaccar bottone”, visto che lui non può muoversi dalla macchina del caffè e quel pomeriggio c’è un bel traffico di gente. Decide di ritornare in un altro momento. Elsa, dal centro, si sposta verso il parcheggio della macchina, un percorso discretamente lungo che lei risolve in pochi minuti. Le sembra di avere le ali ai piedi tant’è la leggerezza dell’essere conforme alle sue proiezioni, potrebbero trasformarsi in nuvole ma fin che non ci sbatte il naso si aggrappa alle sue sensazioni. Ritorna in centro, va spedita al bar, entra, guarda e vede che il tipo serve ai tavoli. Oggi c’è un altro cameriere alla macchina del caffè. Sorride, compiaciuta. Le si avvicina il famoso cameriere chiedendole cosa prende. Lei ordina un aperitivo cenato. Il ragazzo prende nota e passa l’ordinazione al collega poi ritorna. Elsa si sente avvampare , ha anche problemi di scalmane, imbarazzata, non aveva ancora capito che lui stava parlando. “Signora, mi scusi se mi permetto, avrei un problema, m’hanno detto che lei si occupa di cartomanzia, posso avere un consulto? Dove ci possiamo incontrare?” Elsa pensa subito al pretesto, in ogni caso gli dà l’indirizzo di casa e fissa un appuntamento. S’incontrano in serata. Lo riceve in salotto. Si era fermata dal fiorario prima di rientrare, tre rose gialle e tanto verde. Pensava ad un incontro romantico, era molto emozionata. – Bene – disse Elsa – mi dica.- A guardarlo bene non poteva avere più di una quarantina d’anni ed era di un bello da togliere il fiato. Il “consultante” espone il suo problema. “vede, signora, sono qui perchè penso che il mio amore mi metta le corna, lei cosa vede” Elsa smazza i tarocchi ma è talmente emozionata che quasi non li vede, è ancora convinta che sia un pretesto. “Non vedo nulla che possa far pensare che il suo amore possa metterle le corna, vedo tanti amici vicino, sì, in effetti uno di questi amici ce l’ha nel cuore, aspetti un attimo… ma è lei, caro, sì è proprio lei. “La ringrazio signora, voglio crederle, noi, beh… siamo gay.”

Come leggere i tarocchi: la mini guida per imparare da soli

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