WEN – QUANTI SIAMO – Vita da Covid – Caterina Perrone

Vita da Covid

Inutile che mi tiri, tanto non ci andiamo da quella parte! Tu mi guardi Ugo. È inutile che mi guardi con quegli occhi, neanche se scodinzoli possiamo andare da quella parte. Noo, non ci possiamo andare e basta. Come faccio a dirtelo che il Coronavirus ce lo impedisce. Vuoi che ti legga il decreto? E allora perché mi stai abbaiando? Ci manca che anche tu voglia dire la tua. Ora te lo spiego: non possiamo allontanarci più di duecento metri da casa. E quello che ci resta da fare è girare intorno all’isolato. Ti sembra poco? Non è un gran ché, lo capisco, ma almeno noi possiamo uscire. Già fare questo giro è una botta di vita in confronto a quelli che non hanno un “motivo valido” per uscire. Tutto perché ci sei tu, e io ti sono molto riconoscente.
Mi guardi, mi guardi. Lo sai che non ti resisto.
Nooo, fermati! Mi stacchi il braccio! Non si può attraversare. Non si puòo. Mi fai sentire come se fossi la tua carceriera. Accidenti al Covid!
«Ciao Piero. Anche Birba non se ne fa una ragione? Con lui è un tormento.»
Hai sentito di Birba? L’altro giorno, quando sono passati dallo spazio cani, era tutto chiuso, vuoto, lei si è fermata, si è liberata dal guinzaglio e ha saltato il recinto. Piero non sapeva come fare per tirarla fuori. Certo, tu non l’avresti mai fatto, figuriamoci, ma lui ha paura che le venga una forma depressiva: sai com’è lei, non può rinunciare alle relazioni.
Che puzza Ugo! Fai una cacca così puzzolente… Che cosa mangi? Vedi, tutte le volte che mi faccio corrompere e ti dò dei contentini… la brioche non te la do più. Non fare quegli occhi da cane bastonato, tanto lo sai che quando ti dico una cosa sono irremovibile… Che cosa vuoi insinuare con quella espressione? Non essere insolente, non te lo permetto.»

Ugoo! Ugooo! Dove ti sei cacciato?
«Scusa Pippo, devi aspettare un momento: si sta riposando prima di uscire di nuovo con te, è appena tornato da un giro con Susy.»
Dove sei finito? Ah eccoti. Vieni fuori da lì sotto. Non mi commuovi. Non fare così che mi strazi il cuore. Fammelo per piacere. Una giratina con Pippo non sarà la fine del mondo. Lo sai che mi piace. Che cosa intendi con questo sospiro? È buono, carino, simpatico. Addirittura un ululato! Dai, ti prego, solo per una volta. Fammelo come favore personale. Al ritorno ti prometto doppia razione di pappa e una serata io e te da soli.

Sei strano Ugo: sembri quasi pallido. Vuoi che ti porti fuori prima di dormire? Non mi dire che sei stanco. Vieni, ci sentiamo un po’ di musica, ne metto una che piace anche a te. Ci sgranocchiamo io due pistacchi e tu il tuo biscottino. Bravo, sì, vieni che ti stropiccio un po’. Ahh che bellezza! altro che Pippo.
«Sì, pronto. No non mi disturbi, sto leggendo un libro. Bene, sì, sì, tutto bene, io almeno, ma sono preoccupata per Ugo. No, niente di particolare, è che sta sempre sdraiato, ha un’aria spaesata, gli occhi chiusi. Per portarlo fuori mi tocca trascinarlo. Sarebbe di natura pigra, ma quando andavamo al giardinetto era tutto diverso. Come fa lui, certo, un’annusatina, qualche carezza che raccattava qua e là e si riteneva soddisfatto. A casa mangiava come un’idrovora. Ora invece è disappetente. Tu non mi prendere in giro, ma è come se mi volesse dire qualcosa. Quando siamo per strada e non si incontra nessuno dei soliti cani che conosciamo, scuote un po’ la testa, mi guarda, pare mi dica: «Ma dove sono finiti tutti gli altri? In quanti siamo rimasti? Solo noi due?».

di Caterina Perrone

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