WEN – LÀ FUORI – Inversione gravitazionale – Massimo Acciai

96891-EscherIsacco Novelli, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò attaccato al soffitto. Come ci fosse finito era un mistero: la sera prima era andato a letto e quando aveva riaperto gli occhi, con la luce del sole che filtrava tra le persiane, era sul soffitto, come una sorta di ragno umano – con la differenza che lui era disteso sul dorso. Guardando in alto vedeva il suo letto con le coperte all’aria, il comodino con l’abat-jour, il libro che era solito leggere prima di dormire, le medicine e i fazzoletti, poi i quadri che dalla sua prospettiva vedeva capovolti, la scrivania, la sedia girevole dell’Ikea e il parquet di noce a spina ungherese. La cosa più strana era che ogni cosa se ne stava al proprio posto, senza cadere, come se la gravità si fosse invertita solo per lui, Isacco Novelli, mentre tutto il resto del mondo obbediva alla canonica legge newtoniana. Provò ad alzarsi in piedi e andò a sbattere con la testa contro il lampadario di forma sferica, facendolo oscillare. Cercò a tentoni l’interruttore, allungandosi per raggiungerlo, e infine la piena luce rivelò un ambiente consueto ma al tempo stesso talmente insolito che Isacco era più incuriosito che spaventato.

Il ragazzo viveva solo in quell’appartamento al settimo piano, nella periferia di ***. Recuperò i vestiti, appoggiati la sera prima sullo schienale della sedia, si rivestì e si sedette a gambe incrociate a pensare. Di andare al lavoro non se ne parlava neppure, in quelle condizioni. Intanto avrebbe fatto colazione – lo stomaco brontolava – e poi qualcosa si sarebbe inventato. A pancia piena si ragiona meglio, come diceva sempre sua madre. Raggiunse la porta, la aprì e percorse il corridoio fino alla cucina. Sembrava di essere finito in quel film catastrofico degli anni Settanta… come si chiamava… ah sì, L’avventura del Poseidon[1]! Solo che non si trovava su una nave capovolta, sott’acqua, ma in un banale appartamento da scapolo, piuttosto modesto. Non senza difficoltà riuscì a farsi un caffè con la moka – doveva ricordarsi che ogni cosa andava “in su”, mentre solo il suo corpo andava “in giù” – e quando bevve la prima sorsata dalla tazzina dovette risputarla perché il liquido caldo anziché scendere giù per la gola gli inondava il naso, rischiando di affogarlo.

«Merda!» disse, sputacchiando e tossendo. Sarebbe dunque morto di fame, a meno che… prese un bicchiere d’acqua e mettendosi a testa in giù, con un’azione degna di un contorsionista, riuscì a bere qualche goccia. No, così non ne avrebbe cavato le gambe. Doveva inventarsi qualcos’altro. Intanto, per cercare ispirazione, esplorò la casa da quell’insolito punto di vista. Come sembrava tutto alieno e inquietante! Doveva vincere continuamente la sensazione che poltrone, tavoli, libri, soprammobili e oggetti vari fossero lì lì per cadergli in testa. Infine aprì la portafinestra della terrazza e si affacciò dal soffitto, che faceva da pavimento alla terrazza del piano superiore. Diede solo una rapida occhiata prima di indietreggiare in preda alle vertigini. Guardando in alto vedeva la strada con le macchine parcheggiate, l’albero davanti al suo condominio e le persone che passeggiavano a testa in giù, ma abbassando gli occhi vedeva… l’abisso! Il cielo azzurro e senza nubi era come uno sconfinato mare senza onde. Dava l’impressione di un’altezza sconfinata, come quando – durante il suo unico viaggio in aereo – aveva guardato fuori dal finestrino mentre sorvolava il Mediterraneo. Una distesa azzurra omogenea, in cui si notava solo la scia di un aereo lontano che gli faceva pensare alla scia lasciata da una nave da crociera.

In un attimo Isacco realizzò due fatti incontestabili: a) non era un sogno, b) la sua vita sarebbe stata breve e infernale. L’attrazione dell’azzurro infinito era irresistibile: si buttò precipitando fuori dall’atmosfera terrestre. Almeno sarebbe stato il primo uomo a vedere il pianeta dallo spazio senza tuta. Quando lo vennero a cercare trovarono l’appartamento deserto, con una tazzina vuota nell’acquaio. Nessuno seppe mai che fine avesse fatto Isacco Novelli.

Firenze, 1° pratile ’28 (20 maggio 2020)

[1] Film del 1972 diretto da Ronald Neame. È basato sul romanzo omonimo (1969) di Paul Gallico (da Wikipedia).

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

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