WEN – LÀ FUORI – Là fuori – Francesca Fancelli

Là fuori

Qui lo spazio è poco. Io però ho imparato. Cosa ho imparato? Ah già non lo sai, non te l’ho detto, non puoi saperlo. E’ che ho sempre quel problema, sai. Quale? Ah vero non ti ho spiegato neanche quello. Ecco appunto. Vedi? Non si può fare. Troppo difficile troppo laborioso,dovrei cominciare da lontano finirei col perdere il filo, tu non potresti capire e allora sarebbe non solo inutile ma dannoso. Per entrambi. Meglio tu resti fuori. E io qui dentro. Dentro di me. Dove, come ti dicevo, nonostante la strettezza ho imparato a muovermi. Qui davanti c’è un corridoio; a destra la parete di rabbia a sinistra quella di paura. Nel mezzo pochi centimetri ma io ci passo. Non sempre, a dirla tutta. Quando arriva il terremoto le pareti si avvicinano l’una all’altra e si formano crepe; da quella di sinistra escono pietre grezze, taglienti, e da destra chiodi appuntiti. Allora no, non ci passo più; resto imprigionata e mi ferisco, sanguino molto, mi lacero, urlo forte, fortissimo. Ma sto immobile; se mi agitassi potrei distruggermi completamente, i chiodi penetrerebbero i miei organi, le pietre li schiaccerebbero e mi disgregherei in un lago di sangue e di materia organica non più ricomponibile. Ma ho imparato anche questo, qui dentro: a stare ferma – gli occhi fissi alla finestra in fondo al corridoio, quella che affaccia fuori dove sei tu, dove siete tutti – aspettando che il terremoto finisca per poter proseguire col mio bagaglio di dolore e cicatrici che si fa sempre più pesante dopo ogni scossa. Qui dentro non è come là fuori; non ci sono stanze, spazi aperti, comode sedute.Solo il corridoio. E una minuscola rientranza cieca nella parete di sinistra,la nicchia dell’incertezza, dove passo la maggior parte del tempo a contare le grigie mattonelle sconnesse -sul pavimento dell’indeterminazione e del disorientamento- che mi separano dalla finestra. Da lì riesco perfino a guardare fuori e a farmi scorgere da qualcuno.E ogni volta che vedo te, una vibrazione, quasi una scossa, qui, proprio alla parete di sinistra. No, non entrare, non ti saprei davvero spiegare tutti questi spigoli, questa penombra… Ma  sei già qui. Sorriso appena accennato,no,di più, serena espressione distesa; agile, delicato,silenzioso ma vigile; passi sicuri, le mattonelle non vacillano, la pareti non vibrano. Resta,ti prego; solo con te che ti appoggi alle mie mura senza timore, solo con te che carezzi le mie lacerazioni senza chiedere niente, solo con te che sai muoverti qui dentro con tanta discrezione, solo con te che non hai urgenza di sapere ma desiderio di essere accolto accogliendo, ecco, solo con te io potrò uscire là fuori.
di Francesca Fancelli

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