WEN – LÀ FUORI – Nulla di nuovo – Carlo Menzinger

Ho finalmente messo a punto la macchina del tempo! È qualcosa che non ha nulla a che fare con spazi multidimensionali, velocità della luce, buchi neri e cose simili. Ho lavorato su quelli che chiamo “campi onirici”, generati da onde genetiche quantistiche. Ho tentato quindi il primo esperimento di traslazione temporale umana su di me.

Sono partito il 15 Ottobre 2019, prevedendo di arrivare nel futuro verso il 20 aprile 2020. Non mi aspettavo grandi novità al mio arrivo.

Secondo le teorie comuni, spostandosi nel tempo, lo spazio attorno muta: la Terra ruota sul suo asse e gira attorno al sole, questo si muove nella galassia e quest’ultima si muove nell’universo. Andare avanti anche solo di pochi minuti, ci farebbe trovare chissà dove nello spazio. Con i “campi onirici” questo problema non si pone. La traslazione è legata al DNA del soggetto. Partivo, dunque, da Firenze e lì mi sarei trovato. Approdai così nella medesima stanza da cui ero partito. A parte una certa quantità di polvere, dovuta alla mia lunga assenza, e un frigorifero che puzzava come una fossa comune, non notai particolari differenze.

Gli orologi erano andati avanti. Era martedì 21 aprile 2020. C’ero riuscito! Registrai sul PC la mia esperienza e solo dopo mi affacciai alla finestra. Via Vittorio Emanuele II era stranamente vuota! Erano le 16,45. A quell’ora, di solito, c’è una fila di auto ininterrotta. Non ne passava una. Rimasi perplesso a fissare la strada. Non c’erano neppure pedoni! Che cos’era successo? Una guerra atomica? Qualche cataclisma? L’aria pareva buona… anzi, incredibilmente pulita e persino più limpida. Certo: senza auto!

Dovevo capire che cosa fosse successo là fuori. Dovevo uscire. Fui accolto da una deliziosa aria primaverile. Camminai per un po’ senza incontrare nessuno. Finalmente mi venne incontro un uomo di mezz’età. Indossava una mascherina chirurgica. Forse era un medico o un infermiere, pensai, e uscendo si era dimenticato di toglierla. Non poteva essere, riflettei. Forse, c’era un motivo più serio se la indossava. Anche la donna che incontrai poco dopo la indossava. Entrambi, in effetti, mi guardarono come se disapprovassero qualcosa in me. Forse, il fatto che io non ne indossassi una. Quando mi avevano incrociato si erano allargati sulla strada per non venirmi vicino. Giunto in piazza Dalmazia, notai un po’ più di movimento, forse cinque o sei persone. Tutte con la mascherina e che si tenevano a distanza. Che cosa era successo? Che rischi correvo a girare senza filtri? Ero ormai davvero preoccupato. Tutti sapevano qualcosa che io ignoravo. A chiedere informazioni sarei parso idiota o quanto meno strano. Mi vergognavo troppo. I negozi erano quasi tutti chiusi, ma il giornalaio e la farmacia erano aperti.

Mi affacciai all’edicola e chiesi un quotidiano. Il giornalaio me lo porse maneggiandolo con guanti di gomma. Mio Dio! Mi andai a sedere su una panchina davanti al cinema e lessi con ansia: era scoppiata una pandemia di un nuovo virus, chiamata covid-19! In pochi mesi il mondo che avevo lasciato era cambiato. Le scuole, le fabbriche, i ristoranti, i negozi e molte altre cose erano chiuse! Molti lavoravano da casa. Si usava tanto il web. C’era stata in pochi mesi un’alfabetizzazione digitale che non mi sarei aspettato neppure in dieci anni. La sensibilità verso le problematiche ambientali era enormemente cresciuta. L’Italia si era scoperta capace di una solidarietà che non mi sarei mai aspettato: milioni di persone che sacrificavano i propri interessi economici per impedire che altre si ammalassero. E così era anche in molti altri Paesi del mondo. E, sebbene i soliti sovranisti cercassero di convincerci del contrario, l’Europa stava facendo miracoli nel sostenere i propri Paesi membri. Il mondo era stato messo in ginocchio, ma c’erano i segnali perché, quando tutto fosse finito, le cose potessero ripartire in modo del tutto diverso da prima.

Con il giornale sotto braccio mi recai in farmacia per acquistare delle mascherine: non ne avevano. Mi accontentai di comprare del gel disinfettante e dei guanti e corsi a chiudermi a casa. Non era il caso di restare ancora là fuori.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

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Ponte Veccho – Firenze

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