WEN – LÀ FUORI – Papere – Serena Taccagni

PAPERE
Tu continui a ripetermi “ Là fuori “, e io non capisco dove. Siamo già fuori, seduti su questa fredda panchina, la solita, da più di due ore, e tutto quello che sai dirmi, mentre osservi il laghetto e le papere belle panciute, è solo “Là fuori”. Se ti chiedo come và, tu mi rispondi bene, e che dentro non c’è nessun problema. Beh, almeno sono tranquillo che nella clinica ti trattano al meglio, perché non ti lamenti mai del dentro, e poi ti vedo babbo, curato, pulito, con la pelle morbida e la barba rasata, sempre profumato. Te lo avevo promesso che non ti avrei abbandonato, e infatti sono qui sei giorni su sette per mezz’ora, e la domenica tutto per te. Ormai, Lidia se ne è andata, e io non saprei come altro trascorrere il mio tempo se non qui, se non con te. Ti domando se vuoi venire a casa, nella tua casa, se ci vuoi tornare, e tu dici sempre di No, deciso, perentorio, un secco No insindacabile. E non so cosa altro dirti, così finiamo per fissare le papere tutto il tempo, ogni tanto lanciamo loro qualche pezzo di pane duro o della verdura che ci danno alla clinica, perché Margherita sa che ti porto qui, Margherita è bella, e da quando è la tua infermiera, io ci vengo più volentieri, perché lei ha una luce unica, e una voce morbida. Anche lei ogni tanto mi parla di “Là fuori”, e io le chiedo cosa intenda, che forse tu dovresti uscire di più? Ma tu esci già tanto all’aria, e lei lo sa, glielo dico, così scuote appena la testa, abbassa i suoi grandi occhi neri e con la mano sembra scacciare delicatamente una mosca. Forse sono io che non capisco, non ti capisco più, perché è tanto che non parliamo davvero noi due, da quando è morta la mamma tu non hai più parlato con nessuno, sempre meno, fino a chiuderti in te stesso, ermetico, come un vecchio barattolo di marmellata dimenticato in una dispensa. Te lo dico un giorno sulla panchina, non la nostra solita, lì ci sono due ragazzi che si scambiano baci e coccole, e io non posso fare a meno di notarli e invidiarli, un po’ perché sono giovani, un po’ perché si amano di quell’amore primo e incosciente che ti frizza sulla pelle leggero. E lì su quella panchina nel parco vicino alla clinica, te lo dico “ Non parli più come prima, che raccontavi mille storie, ti sei chiuso”, tu non mi rispondi, fissi le papere, te lo ripeto, allora tu ti volti, spalanchi i tuoi occhi ormai vecchi, che per un attimo tornano giovani, e dici che in realtà non sei qui con me, ma sei con mamma, lì dentro, un po’ nel cuore, un po’ nella testa, che lei vorrebbe andare là fuori, ma tu non la lasci uscire. Hai paura, che si possa fare male, che le possa capitare qualcosa di brutto, o che le piaccia di più e che non torni più indietro da te. Perché, tu dici, là fuori, può essere tremendo, ma alle volte può essere anche bello, forse anche di più.

di Serena Taccagni

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