WEN – ACQUA – Diario di Bordo – Silvia Taccagni

Non ricordavo da quanto tempo mi trovavo lì a guardare incantata quelle piccole increspature che si spostavano regolarmente da destra verso sinistra sulla superficie dell’acqua,ma, a giudicare dalle mie mani avvizzite,doveva essere parecchio che ero in ammollo.

Mi concentrai e continuai a guardare.

E proprio lì, fra un’increspatura e l’altra, intravidi la mia immagine riflessa.

Adesso ero del tutto assorta nella sua osservazione.

La mia faccia, quella lì di fronte a me che ondeggiava sull’acqua, aveva gli occhi molto più scuri di quei punti luminosi che si trovavano equidistanti dal mio naso.

Continuai a guardare; ero perplessa,ma anche piuttosto divertita. La mia immagine, quella che vedevo lì, aveva i capelli completamente fuori posto, sparpagliati in altezza e gli occhi che si strabuzzavano all’inverosimile, uscendo quasi dalle orbite.

Ed ero sempre più perplessa; di solito non mi dilettavo a fare quelle strane facce, tranne quando volevo strappare  un sorriso ad Asia, la mia piccola vicina di casa.

Poi la mia attenzione si focalizzò sulle mie guance; si stavano gonfiando sempre di più, fino a farmi assomigliare ad un pesce palla.

Io, abituata ad avere sempre tutto sotto controllo, in quel momento apparivo in difficoltà a mantenere un certo contegno.

Ma era evidente che la cosa adesso non mi disturbava, anzi,a guardarmi bene, pareva proprio che mi stessi divertendo un mondo.

Avrei dovuto farlo più spesso; anche Asia ne sarebbe stata felice.

Improvvisamente però la mia faccia assunse un colorito diverso, tendente al violaceo. Gli occhi si strabuzzarono ancora di più. Le guance si gonfiarono all’esasperazione, fino a far sembrare la mia pelle quasi trasparente.

Nonostante questa mia espressione da giullare, ora avevo l’impressione di non divertirmi per niente.

Nei miei occhi intravedevo uno strano riflesso che non pareva affatto scaturito da una momentanea, gradevole situazione, ma piuttosto da uno stato di ansia e paura.

Ero sempre più confusa; mi soffermai ancora un po’ a riflettere. Sicuramente mi stavo sbagliando, perché ora dalla mia bocca uscivano delle divertenti bollicine e erano proprio tante, sempre di più e sempre più grandi.

Apparivo molto buffa e cominciavo a sentirmi a mio agio in questa situazione.

Poi, di colpo, la mia espressione si fece statica, priva di significato; non parevo impaurita, ma nemmeno divertita.

Avrebbe potuto sembrare quasi che stessi dormendo, se non fosse stato per quel mio colorito cianotico e per gli occhi spalancati che fissavano il vuoto.

L’ultima sensazione che ricordo di aver provato è il panico; non ero riflessa sulla superficie specchiata dell’acqua del mare.

Poi piano,piano i suoni si attutirono,i colori si attenuarono, la luce si fece sempre più fioca.

Adesso era il buio ed io laggiù.

di Silvia Taccagni

Annegare, affogare - Interpretazione dei sogni - Romoletto Blog

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