WEN – ACQUA – L’ultima e la prima goccia – Massimo Acciai Baggiani

goccia

Quando l’ultima goccia d’acqua evaporò dalla superficie del pianeta, questo fu dichiarato morto. O meglio: sarebbe stato dichiarato morto se ci fosse stato qualcuno in grado di dichiarare qualcosa. L’equazione “acqua = vita” era implacabile su quel pianeta. Questi rimase privo di quella strana forma di esistenza che aveva ospitato per centinaia di milioni di giri intorno alla stella madre. Il pianeta provò un vago senso di solitudine: in fondo quei piccoli esserini, di cui prima a malapena si accorgeva, gli facevano compagnia, anche se erano così stupidi, così effimeri. D’altronde come si fa a sviluppare l’intelligenza quando il pensiero è racchiuso in un breve attimo? Questi esserini erano appena vivi, a pensarci bene; il pianeta invece aveva raggiunto ora la perfezione, adesso che il Dolore non percorreva più la sua pelle, adesso che non si svolgeva più il susseguirsi frenetico e insensato di Nascita a Morte.

Il pianeta adesso poteva dedicarsi, senza distrazioni, senza quel prurito, alle sue speculazioni matematiche, alla contemplazione della Perfezione dell’Universo. Intanto compiva i suoi giri senza sosta intorno alla stella madre, come un filosofo peripatetico che passeggia intorno a una colonna, immerso nei suoi pensieri.

Poi arrivarono altri esserini. Venivano dagli spazi gelidi, dove il pianeta fluttuava fin dalla nascita. Erano diversi, non somigliavano molto a quelli che aveva generato lui, sulla sua epidermide. Questi erano al tempo stesso più brillanti e più ciechi, di sicuro gli procuravano un prurito maggiore anche se erano molti di meno.

Stavano meditando qualcosa, quegli esserini. Se lo sentiva. Con quella intuizione che aveva sviluppato in tanto tempo, il pianeta comprese che gli stavano facendo qualcosa, stavano cercando di cambiargli il volto. Nel giro di poco tempo – poco agli “occhi” del pianeta – la sua pelle cambiò colore, passò dal rossastro al verde. Una strana peluria finissima, simile a quella che lo ricopriva in tempi remoti, tornò ad agitarsi al vento che si stava facendo meno sottile. La sua atmosfera stava mutando, adesso era più umida e spessa, si gravava di un gas che si era un tempo dissolto nello spazio, prodotto da quella peluria verde. Le nubi sottili di polveri meteoriche lasciarono il posto a nubi più grosse, di aspetto bizzarro e diversa composizione chimica, che nei luoghi in cui si addensavano arrivavano ad oscurare la luce della stella madre. Allora una scarica elettrica gli fece il solletico. Seguì un rumore basso e prolungato, rombante, che ruppe indiscreto il silenzio delle valli e dei monti. Infine dal cielo, che aveva abbandonato il suo colore arancio per un pallido azzurro, venne giù una goccia d’acqua. Una singola goccia. Piccola. Grassoccia. Un frammento di H2O che colpì il suolo riarso. Quella prima goccia fu seguita da molte altre, migliaia, milioni, miliardi. Accidenti, pensò sconsolato il pianeta, ho buscato un’altra influenza.

Firenze, Bar Gherardini, 9 messidoro ’28 (27 giugno 2020)

Scritto a mano al tavolino dalle 15.30 alle 15.55

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

2 pensieri riguardo “WEN – ACQUA – L’ultima e la prima goccia – Massimo Acciai Baggiani

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