WEN – FUOCO – Il fuoco – Giovanna Ristori

Quando un problema mi assilla, un pensiero prepotente nella mente con vigore zampilla, quando un’ossessione da dolce come può essere all’inizio diventa quasi una maledizione, è d’obbligo trovarvi un rimedio o, quantomeno, cercar di alleviare quel che diventa impossibile sopportare. E mi si pongono davanti due vie. La prima è quella che logica vuole di posporre l’intelligenza emotiva a quella razionale, e io che non ho troppa voglia di perdere tempo con più di una questione ancestrale (per volta, almeno) se un pensiero nella mia mente ha una certa collocazione che è quella che gli si confà di meno, dopo aver cercato invano di risolvere la questione, sposto il pensiero in un altro meandro della mia geniale dimensione. Cioè, mi spiego o ci provo, se una cosa una persona o un’emozione non può essere in un certo qual modo e non mi riesce di eliminarla senza frodo, gli cambio l’ideale destinazione e la sistemo altrove, insomma gli attribuisco una diversa accezione.

Invero è un esperimento che ho utilizzato di recente, quindi non so dire se sia una soluzione dirimente o se anche a cambiargli veste quel pensiero tornerà sempre uguale alla mente, anche perché aldilà dei giri di parole, spesso le cose si complicano quando c’è di mezzo il cuore.

Ma senza troppo divagare, altrimenti diventa tutto complicato, passerei ad illustrare il secondo punto della mia teoria che ho appena sopra accennato. Ossia, idealmente, se di qualcosa non riesco a far pulito posso sempre desiderare, pensare, immaginare, pianificare l’idea di purificare il tutto dandogli idealmente e appassionatamente fuoco. Questa (estrema) soluzione alternativa del resto mi s’impone, poiché la mia fragile logica spesso soccombe davanti all’intelligenza emotiva che mi fa propendere lì per lì, specialmente, per varie forme di brillante inventiva. Et quindi, ad esempio, mi viene in mente adesso guardando la mia scrivania che sono settimane che vorrei mettere a posto e tutti quei fogli metter via, ma ogni giorno c’è qualcosa di nuovo e la carta aumenta, e se voglio andare in vacanza non mi rimane che fare un bel falò, rischiarami gli occhi mentre guardo la fiamma e chiuder la porta, sapendo che prima o poi, da lì, me ne andrò.

di Giovanna Ristori

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