WEN – FUOCO – L’illusione – Marcovalerio Bianchi

Era una fredda giornata d’inverno. Di tanto in tanto tra le nuvole faceva capolino un timido quarto di luna mentre i cipressi a più riprese sembravano inchinarsi alla forte tramontana come un suddito di fronte a un sovrano. Al caldo, tra le quattro mura di un’antica colonica, la famiglia si trovava raccolta attorno a un crepitante fuoco. Nessuno sembrava far caso a qualche spiffero gelido che ogni tanto penetrava attraverso le piccole finestre. Nelle lunghe serate d’inverno i familiari si riunivano nella vecchia cucina: erano sereni, non solo perché dentro casa si sentivano protetti dalle intemperie del rigido clima invernale, ma soprattutto perché l’affetto dei propri congiunti e la consapevolezza di poter contare l’uno sull’altro, dava loro quella forza indispensabile per superare le innumerevoli avversità della vita.

Il nonno Giulio si curvò lentamente davanti al camino per sospingere in profondità un grosso ceppo di ulivo mentre sua moglie lo guardava fiera di avere ancora accanto a sé un uomo che, seppure sessantenne, riusciva ancora a tenere saldamente in mano le redini della famiglia. Come al solito alle sette e mezzo di sera tutti avevano già terminato di cenare. Quando Giulio doveva dire qualcosa di importante si rivolgeva sempre per primo a suo figlio Umberto.

Giovanni era il più grande dei tre figli di Umberto. A undici anni, frequentava la prima media ed era l’unico a cui piaceva studiare. Durante il giorno era sempre in movimento, ma la sera, quando Giulio come al solito iniziava a narrare alla famiglia qualche storia, Giovanni rimaneva immobile ad ascoltare il racconto, incantato dalla voce del nonno e ipnotizzato dal fuoco. Quando era più piccolo Giovanni molte volte non riusciva a seguire il racconto fino in fondo in quanto finiva per addormentarsi con lo sguardo perso tra le fiamme. A quel punto la storia sfociava in un sogno, per essere poi plasmata dall’inesauribile fantasia che solo un bimbo possiede. Proprio per questo nei primissimi anni della sua vita Giovanni considerava il fuoco come un qualcosa di magico capace di far vivere meravigliose avventure a coloro che gli si sedevano vicino…

Erano passati cinquant’anni dall’esame di quinta elementare e adesso Giovanni, se avesse avuto figli e una colonica, avrebbe potuto essere un nonno che raccontava le storie davanti al camino, come faceva suo nonno Giulio. Purtroppo non solo non aveva figli e neppure una colonica, ma recentemente gli erano venuti a mancare anche i genitori. A diciott’anni era emigrato in America: aveva avuto successo e ricchezza ma non si era mai sposato e sentiva la mancanza di una famiglia vicina. Adesso ricordava con nostalgia quelle serate passate davanti al fuoco che gli avevano trasmesso quel senso di affetto, di unità familiare, di protezione e di solidarietà. Decise di prendersi una settimana di ferie e tornare in Italia per far visita a suo fratello minore che adesso viveva nella vecchia colonica di famiglia con la moglie e due figli. Quando giunse davanti alla vecchia colonica si accorse con sollievo che il suo aspetto esterno era rimasto invariato. Gli parve che il tempo non fosse mai passato. Era una fredda serata d’ inverno e un gelido vento di tramontana sembrava penetrare nelle ossa, proprio come una volta. Quando entrò, notò subito che l’abitazione all’interno era stata trasformata in una casa moderna e confortevole, ma fortunatamente c’era sempre il vecchio camino col fuoco acceso. Salutò il fratello Ezio e sua moglie che non vedeva da anni, poi anche l’altro fratello che era stato invitato per l’occasione; rivide anche i suoi due nipoti, Giada e Fabiano, di poco più di vent’anni. Sperava di sfruttare quella settimana trascorrendo svariate serate a conversare davanti al fuoco con i familiari, proprio come ai bei vecchi tempi, ma non fu così. Fin dalla prima sera i nipoti uscirono subito dopo cena per poi non essere mai presenti durante il resto della settimana: Giada in genere andava in palestra, Fabiano usciva spesso con amici. Tutti lavoravano e Giovanni finì per trascorrere non solamente le giornate, ma anche le serate da solo perché la sera in genere Ezio tornava stanco dal lavoro e andava a letto subito dopo cena, mentre sua moglie tutte le sere era impegnata a seguire delle “irrinunciabili” serie TV. Anche l’altro fratello, preso da vari impegni, non si fece più vivo. Con grande rammarico Giovanni si rese conto che il tanto agognato ritorno al passato in realtà non era altro che una subdola illusione.

Nonno raccontami una storia . . .

di Marcovalerio Bianchi

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