WEN – FUOCO – Pedine – Serena Taccagni

Avrebbe finito il sigaro con calma, adorava sentire l’aroma di vaniglia appiccicato sui soprammobili di casa, attaccato alle pareti, disteso sui cuscini del divano. Era tranquillo, aveva preparato tutto nei minimi dettagli, aveva ripercorso il suo piano mentalmente milioni di volte. Fece un sospiro, buttò fuori il fumo, che gli pizzicò gli occhi, vide appannato e poi una lacrima si sprigionò pigra, rigandogli la guancia rasata e scavata dall’età, o forse ancor più dai pensieri. Allungò le gambe sul tavolino di vetro e contemplò la grande libreria di fronte a sé, libri antichi, libri colorati con eleganti scritte dorate, tutti in rigoroso ordine alfabetico, merito di sua moglie, precisa come un orologio preciso.

Sapeva di avere un piano perfetto, non avrebbe potuto capitargli occasione migliore, aver trovato quel senzatetto, che alcuni suoi amici avevano scambiato per lui, essere dentista e averlo privato dei denti, con la scusa di curarlo pro bono , era stata una grossa fortuna, e ora tutto era pronto per far saltare in aria lo studio dove aveva dato ricovero al sosia, e in un attimo, bum, ciao ciao vecchia vita, che ora che ci pensava non conosceva nemmeno il nome del barbone, ma che importava, lo avrebbe chiamato pedina, lui come sua moglie e la piccola Clara, pedine per la sua libertà.  Mentre era assorto nei suoi pensieri, il telefono di casa squillò, lui sobbalzò sul divano, d’istinto si lanciò verso il mobile del soggiorno, si fermò appena in tempo, non poteva rispondere, lui in fondo non era lì, era nel suo studio dentistico, dove era il suo cellulare. Entrò la segreteria; la prima volta era l’ospedale, un grave incidente, non potevano dire di più; la seconda, la polizia che chiedeva di richiamare prima possibile; la terza infine, il dottore del pronto soccorso annunciava in tono sommesso che sua moglie e la piccola erano decedute e lui avrebbe dovuto farsi vivo al più presto.

Il sigaro caddè sul pavimento, fissò i suoi occhi in un punto indefinito della stanza, che cosa paradossale, ora erano le sue pedine a uscire di scena da sole, che cosa buffa è la vita, pensò sorridendo.

D’istinto pigiò il timer che teneva poggiato sul bracciolo, si immaginò il botto, le fiamme alte, e mentre raccolse il sigaro portandoselo alle labbra, si figurò quell’ultima pedina che si contorceva nel fuoco, e un brivido di euforia percorse la sua schiena.

TE' , sigaro e pipa - La Stanza del Té

di Serana Taccagni

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