WEN -TERRA – Genius loci – Carlo Menzinger

Egli era ovunque

Da ere impercorribili

Dal tempo degli elfi e dei nani e dei troll

Dal tempo dei fescennini e delle tragedie

Dal tempo dei velociraptor e degli iguanodonti

Dal tempo delle trilobiti

Dal tempo del ribollire di vulcani e geyser

Dal tempo dell’universo tenebroso

Era nell’erba spettinata

Era nelle foglie ingiallite

E pronte all’estremo volo

Era nell’aria frizzante

Era gigante sconfinato

Disteso

Disteso nella terra

Diffuso

Era terra egli stesso

Era la Terra.

Era linfa e nutrimento.

 

Poi venne l’attimo fuggente dell’Uomo

Il cigolare delle ruspe

Il rombo pestilenziale

E mani d’acciaio scavarono

Affondarono nella sua carne viva

Egli non pianse e non urlò

Era abituato a essere ferito

Da ogni ferita sgorgava nuova vita

Lo sapeva

Riversarono su di lui asfalto

Piantarono colonne e pareti di cemento

Cemento armato

Cemento pronto a lottare e resistere

Cemento che non si sarebbe lasciato cancellare

Non domani e neppure dopodomani.

Egli si scosse

Cercò di allontanare quei corpi estranei

Ma il suo moto era vano

Nessuno s’avvide di lui

Crebbero case

Crebbe un enorme palazzo

Fluirono strade

Serpenti neri

Che avvolsero gli alberi

Che inghiottirono l’erba

 

Per la prima volta

 

In millenni

 

In ere

 

Egli pianse

 

Pianse rugiada

 

Che non si poté posare

fatata

Su foglie e petali

Ma fu solo fango

Fango e umido

 

Pianse e l’Uomo coibentò le sue case

Per tenere lontano il suo pianto

Pianse e le fogne portarono via il suo dolore

Mescolato agli umori dell’Uomo

Mescolato ai suoi rifiuti

 

Ma ecco una risata argentina s’udì

S’udì un passo saltellante

S’udì una fresca gioia:

Era il Bambino

Era il Bambino che prendeva possesso

Possesso della sua nuova dimora

Il Bambino si distese

Il Bambino poggiò l’orecchio al suolo

E sentì il suo pianto

Il pianto che strisciava nel profondo

Cantò allora una nenia antica

Ed Egli la riconobbe e ne fu confortato

E il Bambino gli parlò

Ed Egli rispose

E il Bambino l’intese

Perché il Bambino sapeva riconoscere

Quel linguaggio scaturito dall’origine del mondo

E il Bambino portò con sé i suoi fratelli

E con loro vennero altre risate

E spensieratezza e speranza

Ed Egli smise di piangere

Anzi sorrise

E anche l’Uomo sorrise

E ancor più la Donna

E la grande casa si popolò

Si popolò di vita

Non più solo piccoli animali

Ma Uomini, Donne e Bambini

Ed egli capì che anche loro

Erano vita

Che anche loro erano parte di lui

E fu sereno

 

Era grande e saggio

Ma non conosceva il futuro

Era antico e sapiente

Ma il suo intelletto era modesto

 

Sorrise

 

E gli Uomini e le Donne e i Bambini

Riempirono i giardini

Piantarono alberi novelli

Fecero scorrere ruscelli

Non più artigli d’acciaio

A scavare nella terrosa carne

Non più fumo

Fumo di foreste preistoriche liquefatte

 

La vita fluiva

 

Egli danzò.

Danzarono gli Uomini

Danzarono le Donne

Danzarono i Bambini

E i fiori e gli alberi e i cani e i gatti

E i topi e le volpi e donnole e i fringuelli

E i passeri e i corvi e i piccioni

E le nubi e le stelle e le galassie lontane

E i grilli e le formiche e le pulci

E

– Orrore –

il lungo scuro serpente sciolse sinuoso le sue spire

Scosse il lungo corpo nero

Incantato

Ma le pulci e le formiche e i grilli

Senza paura

Salirono sul suo dorso

E danzarono

E il serpente si fece mansueto

E allora chiamarono il serpente Strada

Il suo nome fu

Fu Strada della Pulce

E tutti danzarono

Danzarono sul suo scuro dorso

Ora baciato paterno dal sole

 

E la grande casa aprì le sue porte

Spalancò le sue finestre

E lasciò entrare il vento e il sole

E il vento e il sole danzarono

Nell’ingresso e nei corridoi

 

Egli danzava

Danzava in ogni cosa

Danzava tutt’attorno

Egli danzava

E ancora danza

Danza.

Danza.

Il Terzultimo Pianeta: Amazon.it: Menzinger Di Preussenthal, Carlo ...

di Carlo Menzinger di Preussenthal – tratto da “Il terzultimo pianeta“.

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