PATRIA di ENRICO DEAGLIO

E’  da qualche tempo che stanno uscendo libri dedicati agli anni settanta. Chi ha c’era, sa che quegli anni sono stati i migliori anni della nostra Repubblica.  Non tanto a livello economico, quanto a livello sociale. Si sentivano ancora gli effetti del boom economico. Si vivevano gli effetti del Sessantotto. Erano gli anni del terrorismo ma erano anche gli anni del femminismo e quindi delle prime leggi che cambiarono gli equilibri nelle famiglie. Venne approvata la legge sul divorzio e sull’aborto. Le donne iniziarono a prendere fiducia in se stesse e a diventare autonome dagli uomini. I bambini e le bambine giocavano insieme agli stessi giochi. Che fosse un periodo particolare, lo si vedeva anche dal fatto che in una scuola di suore i maschietti pur di coinvolgere le bambine nel gioco del calcio, organizzarono un corso di calcio, con l’aiuto della maestra (che era una suora). Tutto questo, ovvero questo clima di fiducia nel futuro non c’è più. Non solo perché siamo in periodo di crisi economica, ma soprattutto perché non ci sono più le ideologie. Piaccia o meno le ideologie avevano una funzione antropologica sulle masse. Oggi infatti viviamo in un mondo fluido, ma non ci sono valori morali né valori politici. Non c’è una   Weltanschauung.

Rileggere la storia di quegli anni è un atto di affetto e di gratitudine a coloro che ci hanno regalato uno dei periodi più belli di questo Paese.  Non credo purtroppo che l’Italia rivivrà mai più un periodo così, semplice e innovativo allo stesso tempo. Un periodo in cui tutti davvero si sentivano parte di una comunità chiamata Stato. Lavorando le persone si sentivano parte di un progetto chiamato Italia. A completare il quadro c’era la televisione ma soprattutto la musica. Gli anni settanta sono stati anni fervidi di fantasia musicale. Con artisti che ancora oggi tutto il mondo ci invidia. Mancava la tecnologia, ma sicuramente c’era ancora voglia di dialogo tra le persone. Oggi ci siamo normalizzati, perdendo tante qualità proprie degli italiani. Sapete che all’estero, nonostante alcuni pregiudizi, ci conoscevano come il popolo che sorride e canta sempre ?

In questo clima cera spazio per la leggerezza in senso  ma soprattutto per la Bellezza. Erano belli, erano eleganti gli italiani degli anni settanta. Con poco sembravano dei re.

di Gabriella Zonno

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