WEN – IRA – L’ira funesta del diavolo rosso – Bruno Magaldi

Agli inizi del 900, cominciò a diffondersi il ciclismo agonistico e apparvero I primi corridori professionisti.

Uno di questi era Ugo Cerci, piccoletto ma pieno di energia, uno che nelle corse mal sopportava che qualcuno gli stesse davanti e perciò non disdegnava ogni tanto a ricorrere a quei trucchi che oggi sarebbero tacciati come condotte antisportive ma che allora erano considerati solo peccati veniali.

La sua smania di vincere, la sua guasconeria, e forse anche i suoi trucchi, lo avevano reso popolare   fra gli appassionati, per i quali era “il diavolo rosso” perché correva sempre con una maglia di quel colore.

Ma un giorno gli capitò una brutta avventura.

Quando l’Equipe organizzò il primo giro ciclistico di Francia a tappe, il Tour, Ugo fu tra i primi che si iscrissero, promettendo, “urbi et orbi” sfracelli e la immancabile vittoria finale. 

Alla partenza della seconda tappa incrociò Eugen Barden, un corridore valdostano che, come Ugo, che bene lo conosceva, aveva l’abitudine di gareggiare anche lui con una maglia di un bel rosso fiammante.

Quel giorno però indossava una maglia azzurra.

“O dove hai messo la tua maglia rossa?” l’ho apostrofò Ugo.

“Je l’ai fait laver” gli rispose Barden “l’ho fatta lavare”.

Partirono.

Il percorso, che si snodava nell’Alta Savoia, prevedeva, dopo un’impegnativa salita, il passaggio attraverso un piccolo villaggio.

Gli abitanti, incuriositi per l’inconsueto spettacolo, si accalcavano ai bordi della strada e alle finestre.

Ugo fece in testa tutta la salita seguito come un’ombra da Barden, con la sua maglia azzurra, il cappellino calato sulla fronte ed un paio di scuri occhiali da sole.

 Al culmine della salita Ugo passò per primo e si accinse ad affrontare la discesa.

Gli vennero incontro, staccatisi dagli altri spettatori, due energumeni.

“Che vogliono questi” pensò  Ugo “vogliono forse congratularsi con me?”

Macché.

Maglie bici da corsa Maglia ciclismo uomo RACER nera VAN RYSEL | DECATHLON

I due lo sbalzarono dalla bicicletta e, senza che Ugo, preso alla sprovvista, avesse il tempo di reagire, cominciarono a riempirlo di botte.

“Arret, arret!“ urlò una ragazza uscendo da un portone “Arret c’est ne pas lui!”

“Comme il ne l’est pas?” ribatté uno dei due “Il porte la chemise rouge!”

“Il porte la chemise rouge mais ce n’es pas lui” ribadì la ragazza.

“Mais qui est-ce?“ disse l’altro e poi rivolgendosi a Ugo“ Mais qui es-tu?”

“Sono Cerci” rispose furente Ugo.

“C’est un italien“ esclamò la ragazza “Pauvre qu’est-ce que vous lui as fait!”

I due si profusero in mille scuse mentre Ugo, brandendo la pompa della bicicletta voleva farsi vendetta. 

E la ragazza, in un italiano arrotato alla francese, cercò di spiegare l’equivoco.

Barden, originario di un villaggio vicino, si era comportato male con lei e i due giovanottoni, i suoi fratelli, avevano deciso, alla prima occasione, di dargli una bella lezione.

L’occasione era venuta quando avevano saputo che la nuova corsa sarebbe passata dal loro villaggio e che fra i partenti ci sarebbe stato anche Barden.

E avevano creduto che Ugo, con la sua maglia rossa, fosse quel mascalzone.

Con quel che ne era seguito e di cui continuavano a scusarsi.

Ugo, a muso duro, finse di accettare le scuse, ma avrebbe voluto afferrare le teste dei due e sbatterle l’una contro l’altra.

Cosa invero problematica essendo troppo più alti e più grossi di lui quei due omaccioni.

Inforcò la bicicletta e si gettò a capo fitto nella lunga discesa, schiumante di rabbia non tanto per le botte ricevute quanto perché ormai la sua avventura in quel tour, in quella nuova corsa, era ormai irrimediabilmente finita.

E ripeteva fra sé: “Quando ritrovo Barden gli spacco il muso”.

di Bruno Magaldi

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