WEN – IRA – Wraith – Luigi De Rosa

Il convento di Santa Caterina era infestato. O almeno questo è quanto si dice in città.
Narra una leggenda che in un passato remoto (medioevo o epoca post-rinascimentale, l’epoca cambiava a sconda di chi raccontava) una ragazza di nome Teresa fu costretta a farsi suora contro la sua volontà. Era una donna di umili origini che aveva contratto matrimonio con un giovane nobile di cui si era innamorata ricambiata, ma i genitori di lui, che avevano preso accordi per un matrimonio molto più vantaggioso, si sbarazzarono di lei mandandola in condurre una vità religiosa per il resto della sua vita. La ragazza, non sopportando una vita di isolamento forzato e la rinuncia a tutto ciò che conosceva e amava, si sarebbe tolta la vita. Non solo quindi fu maledetta in vita per il suo amore proibito, ma anche dopo la morte perché il suicidio è considerato ancora oggi uno dei più grandi peccati della religione cristiana.
Ma, dicono gli abitanti della città, tutto quell’odio, rabbia, frustrazione ed oppressione che avevano circondato la ragazza l’avevano vincolata alla Terra. Quindi, anche dopo la prematura dipartita, continuò ad essere avvistata nel convento dalle sue “sorelle” che di tanto in tanto raccontavano alla Superiora di aver visto Teresa la Suicida vagare per le mura dell’edificio con ancora addosso il suo abito da suora ma col volto deformato dall’ira. Storie che venivano punite con ore di preghiera e bastonate in quanto ritenuti racconti dovuti alla superstizione che la fede della consorelle avrebbe dovuto sopprimere. Ma più uno spirito arrabbiato viene ignorato più cresce in potenza, anche perché l’odio verso la suora che si era tolta la vita non diminuì. Anzì aumentò perché il suo estremo gesto era ora considerato la causa del turbamento delle pie abitanti del convento.
Fu così che una notte la città fu svegliata dalle urla delle suore. Le guardie, avvertite dagli abitanti raggelati dalle urla che sembravano provenire dalla casa delle religiose, andarono verso il convento e, dopo essersi fatti il segno della croce, sfondarono la porta. Ciò che videro lì segnò per sempre: le suore erano state massacrate. Un orso e un macellaio insieme non avrebbero potuto fare di peggio. Interiora e viscere erano sui muri e sui soffitti, mentre la maggior parte dei cadaveri era stata fatta a pezzi ed erano a malapena riconoscibili.
Soltanto dopo ore riuscirono a trovare una sopravvissuta: Sorella McGlover, una donna di origini scozzesi, la quale però non sembrava più in sé. Per il resto della sua vita, passata in un monastero lontano il più possibile dalla civilizzazione, visse ripetendo continuamente sempre la stessa parola: “Wraith”. Questa parola corrisponde al nome di un fantasma della mitologia scozzese, e da quella notte è diventato il nome del fantasma di Teresa la Suicida, che ancora oggi si dice abiti in quel convento dove fu rinchiusa e dove decise di porre fine alla sua infelice esistenza.

MitiDiCalabria: la leggenda della suora fantasma a Catanzaro


Murron chiuse il giornale. Per lei era un solo un cumulo di sciocchezze. Come si poteva pensare di continuare a credere ai fantasmi negli Anni 2000? Ma sopratutto come aveva osato il suo giornale spedirla in Italia per un articolo su un presunto spirito interessante solo perché aveva un nome scozzese?
Sicuramente era una fiaba per spaventare i bambini che rifiutavano di mangiare la minestra o di andare a dormire quando i genitori glielo dicevano, nata dal cervello di provinciali che abitano paesi così piccoli e isolati da essere rimasti al Medioevo. Ma il suo giornale era nazionalista, e voleva far vedere che anche fuori dalla Scozia si parlava di miti e storie di una terra che i suoi abitanti consideravano più grande dell’Inghilterra.
Una volta scesa dal treno prese il pullman per la “città dal convento infestato”. Murron finì proprio accanto ad un vecchio chiacchierone che le raccontò di nuovo la storia del convento, più qualche nuovo particolare. “Lo Stato Pontificio ha sempre cercato di reclamare quel convento lo sa? Periodicamente giungeva un prelato dalla Curia per cercare di riconquistare l’edificio al demone che lo infesta. La prima volta giunge un  frate, il quale pensava che le suore fossero state uccise da dei criminali e non da uno spirito maligno, e quindi vi si trasferì con tutti i suoi confratelli. La notte dopo furono trovati nelle stesse condizioni delle suore. A quanto pare il Wraith non discrimina. La seconda volta giunse un vescovo, un ambizioso ecclesiastico che voleva diventare Papa, che sperava di riuscire a riconquistare il convento con un esorcismo. Finì con l’impazzire e fu lui poi a dover essere esorcizzato. E infine un soldato napoleonico, imbevuto di illuminismo, pensò di dare fuoco all’edificio per costruire una caserma per i suoi soldati. Le fiamme si spensero di colpo e su tutta la città cadde l’inverno più feroce che ci fosse mai stato”
Murron stava per chiedergli cosa c’entrasse un soldato napoleonico con lo Stato Pontificio, ma decise di non indagare.
“Eppure non sempre il Wraith ha ucciso sa? L’anno scorso un gruppo di bambini che festeggiava quella cretinata americana di Halloween, è entrato nel convento per gioco e dicono di averla vista”.
Murron neanche pensò di mostrarsi interessata. Ai bambini bisogna dare poco credito.
“Ovvio che Teresa la Suicida non abbia fatto niente ai bambini: erano lì solo per giocare e sicuramente non la giudicavano come avevano fatto tutti gli altri”
Questa volta Murron sembrò interessata. “In che senso?”
“Bè, ci pensi un attimo. Quella povera fanciulla è stata odiata per essersi sposata con un ragazzo che non era il suo fidanzato, è stata costretta a farsi suora e allo stesso tempo giudicata una sgualdrina, poi l’hanno maledetta e ingiuriata perché si è tolta la vita. Poi i frati, il vescovo e i soldati francesi disturbano il suo riposo maledetto con altre ingiurie. La sua ira è stata alimentata dall’ipocrisia, dai pregiudizi e dalla paura degli altri. Poi si è ritrovata davanti dei bambini che giocavano e si è calmata. Si è mostrata a loro forse perché voleva partecipare ai loro giochi di Halloween, chi lo sa?”
Murron a questo aspetto non aveva pensato. Nessuno aveva mai provato empatia per quella povera ragazza nemmeno dopo che era morta. Forse è per questo che era tornata sotto forma di Wraith. Anche se la parte più razionale del suo cervello, quello della giornalista, stentava a credere che stesse facendo pensieri del genere, la parte più emotiva invece le diceva che in quanto scozzese doveva credere che questa storia fosse vera. L’impossibile era infatti molto più affascinante del possibile. E poi dopotutto doveva scrivere su qualcosa. Non poteva limitarsi a dire che “il Wraith in Italia non esiste”.
Ringraziò il vecchio signore e quando scese alla fermata della piccola città andò subito a comprare dei dolciumi, poi chiese dove si trovava precisamente il convento. Davanti alla porta non trovò nessuno: chi entrava rischiava di morire ma a quanto pare chiunque poteva entrare.
Aprì la porta lentamente. Il sole stava tramontando e quindi a breve avrebbe fatto abbastanza buio da far emergere qualsiasi tipo di fantasma. Il luogo puzzava di chiuso e umidità, e per poco non le mancò il respiro. Piazzò i dolciumi in bella vista e poi si sedette. Chiuse gli occhi e aspettò. Tentar non nuoce, e male che fosse andata avrebbe potuto scrivere un articolo sulle testimonanze degli abitanti della città. Aspettò finché non capì che il convento era avvolto completamente dalle tenebre. Poi riaprì gli occhi.
Davanti a sé vide una ragazzina che stava scartando uno dei dolciumi. Aveva un vestito antico da suora e non doveva avere più di 16 anni. Non sembrava minimamente interessata alla sua presenza.
“Teresa?” chiese ma la ragazza stava divorando un Kinder Blueno con la voracità di un lupo.
“Teresa la Suicida?” chiese di nuovo ma dovette pentirsene subito. La ragazza davanti a lei fece cadere il Bleuno e si trasformò in quello che era venuta a cercare: il Wraith. I capelli, prima rinchiusi in una cuffia, esplosero in una criniera bianca due volte più grande della sua testa, gli abiti divennero luridi e strappati e il suo volto fu deformato dall’ira: bocca spalancata come in un perenne urlo di rabbia che mostrava denti e lingua, occhi strabici e mani con le unghie affillate.
Le si avventò contro più veloce del vento. Murron subito chiuse gli occhi, arretrò e cercò di coprirsi con le braccia. “Mi dispiace Teresa scusami”. Il gelo che fino a qualche istante prima le era penetrato nelle ossa scomparve, e quando riaprì gli occhi davanti a lei c’era di nuovo la ragazza vestita da suora, con aria triste e non più irata.
“Nessuno mi aveva mai chiesto scusa. Era solo questo che volevo. Solo che qualcuno avesse il coraggio di chiedere scusa perciò che mi è stato fatto. Sento nel tuo cuore che tu capisci le sofferenze che ho patito. Addio” e scomparve. La sua ira era scomparsa. Non era più un Wraith.

di Luigi De Rosa

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

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