WEN – IRA – Ira – Giovanna Ristori

Dei peccati capitali l’ira è quello che più mi riguarda direttamente, perché ritengo e so di essere una persona verbalmente incontinente. Ma della rabbia più di tanto non si può raccontare, io riesco solo a dire che è un impeto che sale, che acceca la vista, offusca la mente, confonde e non fa più capire niente. Fa vomitar parole che, altrimenti, non vedrebbero mai la luce del sole, è un torrente in piena che d’improvviso cala dal monte, quando più niente si vede all’orizzonte. È un uragano che si scatena nella mente, una furia circoscritta ad una terribile rabbia per un qualcosa che si accende d’improvviso e quasi mai è in preventivo. L’ira, quella vera, non avverte, non si annuncia, sale inaspettata, da un momento all’altro un vortice potente avvolge dove la ragione soccombe. Il respiro ingrossa, il sangue nelle vene infonde una pressione tale che necessita uno sfogo naturale e, per quel fine, non c’è
nient’altro di meglio che un gesto inusitato e male parole. La rabbia è difficile da contenere ed è bene lasciarla sfogare, ma questo solo in pochi lo possono capire. Solo chi ha questa debolezza, questa sorte di farsi prendere dall’ira funesta, solo lui potrà sapere quanto intenso sia il dolore che reca la rabbia quando si desta.

Come gestire la rabbia? - Starbene

Ma mi ripeto, dell’ira più di tanto non si può raccontare perché una volta sfuriata, una volta che la tempesta è passata, quando altrettanto d’improvviso essa si placa, allora gli succede uno strano stordimento, un breve momento di riflessione che porta il ricordo lontano, distante, e annienta il precedente.
Perché oltre l’ira v’è la rimozione di quanto accaduto, è l’effetto successivo, una naturale protezione per parare la vergogna di tanta passione.
Per quel che mi riguarda, io piano piano ritorno me stessa e dell’accaduto prendo contezza, e per riparare all’imbarazzante prestazione non posso fare altro che chiedere scusa per quella che è per me è la dannazione che in questo modo, arriva al torto passando per un’astratta ragione. Sperando, così, che chi è passato suo malgrado sotto il vento dell’ira e ne è rimasto colpito, possa superare l’accaduto guardando con occhi distanti quello che è avvenuto, magari ricordandosi del mio sguardo, quando tutto, ancora, era un azzardo.

di Giovanna Ristori

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