WEN -IRA – Like a rat in the corner – Marcovalerio Bianchi

Giulio aveva iniziato da poco il primo anno delle superiori. Era un ragazzo timido e introverso che dimostrava meno dei suoi quattordici anni.

A scuola per via della bassa statura e del suo carattere timido fu subito preso di mira da alcuni ragazzi più grandi che iniziarono a infastidirlo e a deriderlo, dapprima verbalmente, poi anche fisicamente con sgambetti e spinte. Giulio cercava di non dar peso alla cosa, illudendosi che presto i suoi persecutori si sarebbero stancati di dargli fastidio, ma quelli erano i tre bulli peggiori della scuola che, invece di smetterla di prendersela con lui, ogni volta rincaravano la dose con soprusi di ogni genere.

Una mattina i bulli lo aspettarono all’uscita di scuola e gli chiesero centocinquanta euro per lasciarlo in pace, dandogli anche un paio di schiaffi per fargli vedere che non scherzavano. Glieli avrebbe dovuti portare entro una settimana. Avevano agito così anche con molti altri ragazzi che poi avevano lasciato in pace dopo aver riscosso i soldi. Lui, impaurito, lì per lì acconsentì dicendo che avrebbe raggranellato i soldi in qualche modo, ma poi, mentre si incamminava verso casa iniziò a pensare ai suoi genitori. Sua mamma era disoccupata da tempo e suo padre, un semplice operaio, era appena finito in cassa integrazione; spesso li aveva sentiti discutere, a volte anche animatamente, sulla difficoltà di riuscire a pagare il pesante mutuo che avevano sulla casa. Da quel momento Giulio iniziò a sentire dentro di sé un rancore verso i suoi aguzzini che cresceva di minuto in minuto, di ora in ora, di giorno in giorno.

Durante tutta la settimana Giulio fu pervaso da un’agitazione incredibile ma non

Il bullismo - Massimo Barrale - Psicologo Psicoterapeuta Palermo

volle farne parola con i genitori, ritenendo che loro avessero fin troppi problemi. Giulio pur essendo sottoposto a un grande stress, all’apparenza si mostrava tranquillo, ma, logorato com’era da un desiderio di rivalsa e di vendetta, non sapeva proprio fino a quando sarebbe riuscito a controllarsi.

Quando scadde il termine per il pagamento i bravacci durante la ricreazione circondarono Giulio nel giardino della scuola obbligandolo a seguirli in un angolo in disparte, dove, senza tanti preamboli, pretesero i soldi. Non appena si resero conto che non li aveva, contando sul fatto che erano fuori dalla visuale di altre persone, due di loro fulmineamente lo immobilizzarono senza dargli modo di opporre la minima resistenza, mentre il terzo tirò fuori da una tasca una fascetta da elettricisti con la quale gli legò i polsi dietro la schiena. A quel punto, per non lasciare segni, a turno gli dettero una gragnuola di pugni nello stomaco che fecero ripiegare Giulio su se stesso finché cadde a terra dolorante. Lo lasciarono lì, ma prima di andarsene gli dettero un ultimatum, intimandogli di portare il denaro il giorno seguente. L’umiliazione che Giulio subì nel rientrare in classe con le mani legate dietro alla schiena fu indescrivibile e gli fece montare una rabbia inaudita, ma quando un paio di professori gli chiesero cosa fosse successo, fece loro credere che si era trattato di un innocuo scherzo. In preda a un’inconcepibile agitazione e a un irrefrenabile desiderio di rivalsa, gli fu impossibile seguire le ultime due ore di lezione. Al suonare della campanella uscì immediatamente dalla classe raggiungendo velocemente il suo motorino. Sollevò la sella, afferrò la grossa catena che usava come antifurto e la tenne nascosta dietro la schiena, pronto a usarla se necessario. Quando i tre bulli si avvicinarono al parcheggio dei motorini per prendere i loro mezzi, notando Giulio in piedi immobile davanti al suo veicolo, si precipitarono verso di lui con l’intenzione di accanirsi ancora una volta sulla loro vittima. Ma Giulio aveva deciso di non subire più le loro angherie, costasse quel che costasse. Quando il primo teppista gli arrivò vicino dando un calcio a spregio al suo motorino, Giulio non ci vide più dalla rabbia. Velocissimo sollevò la catena per abbatterla pesantemente sulla testa dell’assalitore che crollò a terra esanime. Con la velocità del fulmine roteò la catena in aria colpendo il secondo bullo in pieno viso, facendolo cadere in ginocchio; quindi gli dette un calcio in pieno ventre che lo fece stramazzare a terra. Sventolando la catena in aria si diresse poi minaccioso verso il terzo perseguitore. Sul volto dell’ultimo bullo nel frattempo era apparsa un’espressione di incredulità e di paura: adesso che era rimasto solo, tutta la spavalderia e la sicurezza che aveva mostrato fino ad allora scomparvero, tanto che scappò via a gambe levate. Giulio lo rincorse per alcune decine di metri per poi decidere di lasciar perdere quel vigliacco. Tornò dunque al suo motorino notando che si era formato un capannello di persone vicino ai due bulli che stavano rialzandosi, ancora doloranti.

Adesso Giulio si sentiva finalmente soddisfatto. Con calma ripose la catena sotto la sella, accese il motorino, si mise il casco e partì. Dopo pochi metri si fermò davanti ai due bravacci. Incrociò a lungo lo sguardo a varie riprese con quello di entrambi gli assalitori che ora lo guardavano frastornati e atterriti. Poi dette gas e scomparve dalla loro vista.     

di Marcovalerio Bianchi

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