WEN – IRA – Ti perdono – Serena Taccagni

Ho provato a parlarti ancora una volta, l’ennesima. Basta, non capisci. Capire cosa? L’ovvio. Niente, non ne vuoi sapere. E allora io agirò, come voglio, questa volta almeno. Salgo le scale, veloce come un ratto affamato che ha intravisto un ultimo pezzetto di formaggio, apro l’armadio, tiro fuori i vestiti, tutti, quelli belli e anche quelli brutti. Prendo la valigia, quella grande dei lunghi viaggi, dal ripostiglio sotto le scale. La nostra casa così bella, ma non divaghiamo, non sono qui per questo, non questa volta almeno. Non accendo nemmeno la luce, ormai so cosa fare, l’ho sognato mille volte. Infilo tutto alla rinfusa. Prendo i trucchi, le mutande, le scarpe e i libri. I libri non li lascerei neanche se bruciasse la casa. Già, ci ho pensato, al fuoco, dico. Potrei accendere un fiammifero, il gas, e fatto. Poi penso ad Agata, al piano di sopra dai vicini  tranquilla. Mi dispiacerebbe che scoppiasse pure lei, povera bestiola dolce, lei che non ha nessuna colpa, eccetto quella di farti le fusa amorosa. Ma non divaghiamo, si era detto, non sono qui per questo. I libri, presi. Vado in bagno, vedo la vasca, e mi tornano in mente le tante serate romantiche passate lì. Apro il rubinetto, mi viene così, chiudo il tappo, guardo la casa attraverso l’ampio corridoio, ancora penso. Non pensare, ma solo andare. Passo nel salone e l’occhio si posa sulla tua collezione di soldatini d’epoca. Uno cade,

Bra:concorso, mostra, mercato di soldatini il 12 e 13 giugno - Targatocn.it

forse lo faccio cadere io, tutti gli altri lo seguono veloci. In fondo si sa, in un esercito, è così, uno per tutti, tutti per uno. Che belli sul pavimento, teste , gambe e braccia sparse dappertutto. Così quasi mi stanno più simpatici, penso che se anche tu fossi lì in mezzo a loro, forse mi staresti più simpatico anche tu. Tra poco affogheranno pure, che bella sensazione. Chiudo la porta e scendo nel garage, accendo la luce e la tua moto nuova riluccica. Guardo il martello appeso sopra il tavolo, la tua moto, di nuovo il martello. E io che volevo parlare, che stupida che ero. Forse adesso capirai. Forse non capirai mai. Apro la saracinesca e salgo in auto, esco fuori nel sole caldo come solo in novembre sa essere, scendo, chiudo il garage con cura e parto leggera. Leggerissima. Forse adesso capirai, forse non capirai lo stesso. Forse non capirai mai. Non importa, io ho capito. Questo importa.

di Serena Taccagni

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