WEN – AVARIZIA – Il socio – Brunetto Magaldi

Poco dopo aver conseguito la laurea in ingegneria, conobbi un architetto (scoprii poi che non lo era ma si faceva passare per tale) che aveva qualche anno più di me e che mi propose di associarmi in uno studio di progettazione.

Lui, che si chiamava Claudio, si sarebbe occupato della parte progettuale ed io della parte strutturale.

Mi disse che aveva molte conoscenze e molti potenziali clienti.

Accettai volentieri, anche perché, privo di conoscenze, non avevo ancora avuto appieno la possibilità di mettere a frutto tutto quello che avevo immagazzinato negli anni di università.

Prendemmo in affitto una piccola stanza, non molto lontano dal centro cittadino, e l’arredammo alla meglio.

Si concordò che le spese dello studio fossero ripartite al 50%.

Per gli eventuali ricavi, il 20% sarebbe spettato a chi avesse procurato il lavoro ed il resto ripartito alla pari.

Cominciò così la collaborazione, Claudio, che teneva i contatti con i clienti, procurò i primi modesti incarichi.

Lui redigeva il progetto architettonico, io sviluppavo il calcolo delle strutture e approntavo le tavole tecniche.

Modesti incarichi e modesti incassi.

Mi accorsi ben presto però che il mio socio aveva uno spiacevole difetto: era molto attaccato ai soldi.

Quando, a mezza mattina, si andava al bar a prendere un caffè, Claudio aveva quasi sempre dimenticato il portafoglio allo studio e, quando si trattava di rimborsarmi quanto si era speso per bollette e materiale per lo studio (dovevo sempre anticipare io) sul momento non aveva mai abbastanza soldi e me ne rimborsava soltanto una parte dicendo: “Ci rifaremo la prossima volta”.

Abbozzavo perché, in fondo, era sempre lui che procurava il lavoro ed io acquisivo esperienza.

Per i ricavi poi, era Claudio che, tenendo i contatti con i clienti, se ne occupava.

Ma le notule rilasciate per ogni incarico e, di conseguenza, la mia remunerazione, mi sembravano sempre abbastanza inadeguata al lavoro svolto.

Mi parlava di clienti con i quali aveva rapporti di amicizia e a cui non poteva chiedere di più.

Cominciai a sospettare che Claudio, che teneva gelosamente per sé i recapiti dei clienti che procurava, facesse la cresta sui compensi o se ne facesse pagare una parte in nero.

E così, un giorno, venuto in possesso del numero di telefono di un cliente per il quale avevamo curato la realizzazione di un bovindo, gli telefonai fingendo che, da un controllo effettuato, risultava che ancora non avesse provveduto al saldo del dovuto.

Mi rispose indignato “Ma come, ho già saldato tutto. Ho pagato all’architetto ben 150.000 lire già da più di venti giorni. Controlli pure”.

Mi profusi in mille scuse ma ora avevo la prova del fondamento dei miei suoi sospetti.

Per quel lavoro avevo ricevuto soltanto 30.000 lire.

Affrontai perciò Claudio rinfacciandogli la scorrettezza del suo comportamento.

Sorpreso con le mani nella marmellata, Claudio cercò di giustificarsi dicendo “Io ho famiglia, devo mantenere due figli e devo mettere da parte per il loro futuro. Tu sei scapolo e poi, in fondo, il cliente l’ho trovato io, Il lavoro l’ho procurato io. E’ giusto che il compenso spetti, in maggior parte a me perché, oltretutto, mi sono impegnato più di te”.

“E no” replicai. “Già sopporto che tu faccia sempre con me la cresta sui rimborsi, ma non voglio continuare ad essere derubato, sì derubato, dei compensi derivanti dalla mia attività, come, con ogni probabilità, hai fatto fino ad oggi”

Seguì una bella litigata al termine della quale Claudio fu costretto, obtorto collo, a corrispondermi la mia parte dell’onorario.

Almeno per quell’incarico.

Naturalmente il sodalizio si sciolse.

Avarizia o disonestà?

Mah!

Architetti e ingegneri soci delle STP possono iscriversi a Inarcassa

di Brunetto Magaldi

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