WEN – AVARIZIA – Le cose di Giorgio – Serena Taccagni

Giorgio era una di quelle persone parsimoniose, come ne esistono poche, che mangiano pochissimo per non dover sprecare cibo, evacuandolo in quella tazza mangiasoldi, come chiamava lui il water. Era un omino piccolo piccolo, per i vestiti necessitava di metà stoffa degli altri, pareva che anche madre natura avesse voluto imprimergli nel fisico l’idea del risparmio. Giorgio era in pensione da diversi anni, dopo una vita dedita al lavoro e all’oculatezza, e viveva da solo nella sua ampia casa immersa nel verde. L’idea di dividere il suo tempo con qualcuno, negli anni lo aveva attratto, e pure l’idea di condividere il suo grande letto, lo intrigava, ma era l’idea di dover dividere il resto che lo lasciava titubante, il suo cibo, la sua roba, il suo giardino, la sua casa, i suoi soldi. Al solo pensiero iniziava a tremare di desiderio, risvegliato da antichi ricordi d’amore e, allo stesso tempo, d’ansia, sentendo vacillare il suo benessere, vedendolo crollare come un castello di carte sotto un leggero soffio di vento. Negli ultimi tempi, grazie a un vecchio amico di infanzia, aveva ritrovato il suo primo e unico amore, Clara, che vedova, viveva in America. I due avevano iniziato a scriversi, e Giorgio rileggeva spesso quelle lettere con passione, parole che gli mancavano da molto tempo, e iniziò a sognare a occhi aperti, lui e lei, finalmente felici insieme dopo una vita divisi. Lui rispondeva scrivendo poche righe, odiava sprecare i fogli, era ermetico ed essenziale, era Giorgio, sempre e comunque. Avrebbe voluto chiamarla, sentire la sua voce, ma telefonare in America sarebbe stato troppo costoso. Una sera lo fece lei, parlarono tanto ricordando i bei momenti passati e sognandone di nuovi. Si sentirono spesso, lei lo chiamava quando in Italia era sera e il buio amplificava

Vecchio Uomo Solitudine - Foto gratis su Pixabay

la malinconia dei cuori soli. Durante una telefonata Clara gli comunicò che sarebbe venuta a trovarlo in Italia, a lei piaceva l’idea di volare, lui le disse che ne aveva il terrore, e felici entrambi risero come due adolescenti al primo bacio. Una sera, mentre lui era accanto al camino spento a sognare il fuoco, lei dall’America gli disse che il biglietto era troppo costoso e che non poteva permetterselo, ma che lui, ecco lui avrebbe potuto inviarle dei soldi, suoi soldi, per poterlo acquistare. Clara chiedeva un piccolo aiuto per un grande amore. Giorgio farfugliò, Giorgio sudò, Giorgio disse solo risentiamoci presto. Riagganciò e si diresse verso la camera nel buio più totale, troppo dispendioso illuminare quelle enormi stanze. Si dilungò nel letto e provò la sensazione unica di starci da solo, girarsi e rigirarsi in quel suo grosso lettone. Ripensò ai suoi soldi, pensò a Clara, l’amava? La desiderava ancora? Giorgio pensò che aveva trascorso 68 anni in solitudine e non era poi così male, lui e le sue cose, avrebbe potuto pure trascorrere i restanti in santa pace.

di Serena Taccagni

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