WEN – INVIDIA – Il direttore – Marcovalerio Bianchi

In un ricordo misto di soddisfazione e nello stesso tempo di amarezza Claudio non poteva fare a meno di pensare al giorno in cui venne nominato direttore generale. Per anni aveva invidiato quella carica di elevato prestigio.

Per ottenere quella posizione nell’importante azienda farmaceutica aveva lottato a lungo e senza esclusione di colpi, inimicandosi diversi colleghi. Si rassegnò solo alla fine, quando fu chiaro a tutti che la scelta dell’assemblea era ricaduta sul suo acerrimo rivale, il dottor Mancini.

Poi inaspettatamente, un giorno ricevette notizia che il dottor Mancini era stato stroncato da un infarto e che proprio Claudio, fra i tanti pretendenti, era stato designato per ricoprire quella carica alla quale ambiva da tanto tempo. Il

Direttore, personale, cartone animato, giovane. Concetto, personale,  giovane, illustrazione, direttore, anziano, corporativo

giorno della nomina, nel suo discorso di introduzione finse di mostrarsi commosso e affranto per la perdita del suo predecessore; in realtà dentro di sé riusciva a provare solo un’enorme soddisfazione e un’incredibile euforia che tuttavia gli faceva prendere in considerazione solo i benefici del nuovo incarico, senza permettergli di valutare con obiettività tutti i possibili risvolti negativi di quell’importante posizione. Una volta diventato direttore generale, Claudio venne pervaso da una sensazione di onnipotenza non appena si rese conto che nell’azienda tutti sembravano cercare di assecondarlo sempre e in ogni modo possibile, finendo spesso per prostrarsi ai suoi piedi e comunque cercando di apparire ai suoi occhi sempre straordinariamente efficienti e preparati. Da quando era diventato direttore anche un certo tipo di impiegate, che fino ad allora lo avevano ignorato, cominciarono a far di tutto per farsi notare, a volte persino indossando abiti fin troppo provocanti in ambito lavorativo. Con uno stipendio più che raddoppiato si comprò subito un potente fuoristrada e la sua segretaria dopo pochi mesi divenne la sua amante.

L’inizio della nuova carriera per Claudio fu come un bellissimo sogno che si era finalmente avverato, ma poi dai vertici dell’azienda iniziarono a pretendere sempre di più, costringendolo a essere disponibile telefonicamente praticamente ventiquattr’ore su ventiquattro, a impegnare tutti i sabati per effettuare laboriosi rendiconti, a partecipare a continue riunioni e fin troppo spesso a essere presente ad aggiornamenti o relazioni con importanti clienti che talvolta si tenevano anche nei giorni festivi. Tuttavia la sua enorme ambizione e la sua inebriante sete di potere sembravano non essere mai sufficientemente appagate e finirono per accecarlo al punto che non gli importava neppure di non essere più capace di gestire una minima vita privata: arrivò a trascurare completamente la moglie e le due figlie che lo adoravano. Finì per divorziare, senza quasi accorgersi, da quanto era impegnato col lavoro e con l’amante, di aver perso definitivamente l’amore, l’affetto e la stima della moglie e delle due figlie, le uniche persone, genitori a parte, che l’avevano veramente amato nella sua vita.

Adesso Claudio aveva quasi settant’anni e da quando era andato in pensione la sua vita senza nessuna persona cara vicino pareva aver perso ogni significato.L’amante, non potendo più trarre benefici dall’influente posizione che un tempo ricopriva, lo aveva abbandonato non appena lui era entrato in pensione, la moglie ormai si era risposata e le figlie non ne volevano più sapere di un padre che era stato assente durante la maggior parte della loro vita. I lunghi anni di eccessivi impegni avevano fatto sì che i pochi amici lo avessero abbandonato e ormai da tempo la vita di Claudio era riempita da una solitudine che giorno dopo giorno lo opprimeva sempre di più.

Una mattina, nel rientrare nel suo attico, Claudio fece le scale a piedi come era solito fare per cercare di mantenersi in forma. Via via che saliva le scale sentiva voci gioiose e talvolta anche canti provenire da ogni angolo del palazzo, come se tutti gli appartamenti si fossero improvvisamente riempiti di una nuova vitalità. Entrò in casa e dette un’occhiata al calendario, ricordandosi solo in quel momento che era il giorno di Natale. Da quanto era sprofondato nella più totale solitudine non si era neppure reso conto che quello per lui un tempo era stato il giorno più importante dell’anno. Ripensò a un Natale di tanti anni prima. Frugò in un cassetto e tirò fuori una foto di quel giorno che lo ritraeva accanto a una bella signora che lo fissava con sguardo innamorato e a due figlie sorridenti. Per la prima volta pensò a quanto fosse stato stupido in passato a invidiare quella posizione di prestigio, che non solo lo aveva travolto al punto da fargli sprecare una vita alla ricerca di qualcosa che non lo aveva mai portato a essere realmente felice, ma gli aveva anche fatto perdere tutti i suoi affetti più cari. Adesso le uniche persone che invidiava erano quelle che avevano accanto qualcuno che le amava, con cui condividere non solo il giorno di Natale, ma anche gran parte della loro vita.

di Marcovalerio Bianchi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: