WEN – INVIDIA – L’invidia è una brutta bestia – Luigi De Rosa

I fatti di cronaca che avevano sconvolto la città sembravano opera di un mostro, più che di un normale criminale. Corpi smembrati, testimoni divenuti catatonici dopo aver visto l’autore dei misfatti, telecamere che mostravano una grossa ombra impossibile da riconoscere. Le vittime erano state in tutto sei: un tabaccaio, un avvocato, una giornalista, una coppia di coniugi e una studentessa che aveva appena ottenuto il dottorato.
Il Maresciallo Canini aveva svolto delle minuziose indagini e aveva scoperto che queste persone, nonostante vite molto diverse fra di loro, avevano tutte una conoscenza in comune. Un certo Lucio Lupini. Questo individuo era uno studente di Scienze Politiche che lavorava come magazziniere in un centro commerciale per mantenersi gli studi, e fin qui sembrava una persona del tutto nella norma. Ma Canini si era reso conto che era l’unica persona che collegava le vittime: frequentava abitualmente la tabaccheria della prima vittima, aveva frequentato un corso all’università insieme alla seconda, era stato visto in più di un’occasione darsela a gambe mentre la terza lo inseguiva, visitava (ancora il Maresciallo non aveva scoperto perché) la casa della quarta e della quinta vittima, e aveva fatto domanda di dottorato durante il medesimo concorso vinto dall’ultima.
I delitti erano tutti quanti avvenuti di notte, quindi in degli orari in cui Lupini non lavorava o studiava, in luoghi più o meno isolati, ma sebbene il sospettato non avesse un alibi per nessuno dei delitti mancava qualcosa di altrettanto importante: il movente. Non poteva essere un serial killer perché perché le vittime erano troppo diverse l’una dall’altra. Dovevano essere quindi omicidi mirati, e secondo Canini l’unico modo per scoprirlo era capire il motivo per cui Lupini frequentava i due coniugi. Andò a parlare con la vicina di casa, e fortunatamente notò che si trattava di una donna sola e di mezza età: la classica pettegola che sa vita, morte e miracoli dei vicini. Le chiese se avesse mai visto il sospettato entrare nella casa accanto alla sua e se sapeva il motivo. La vicina, dopo un’iniziale timore, rivelò quello che sapeva. Da i rumori che sentiva arrivare dalla casa dei vicini, aveva il sospetto che la moglie tradisse il marito con il ragazzo della foto che il Maresciallo gli stava mostrando.
“Come fa ad esserne sicura?” le chiese Canini.
“Perché so distinguere i gemiti di dolore da quelli di piacere. E quelli che sentivo erano indubbiamente di piacere. E guarda caso si sentivano solo quando lei era con il ragazzo, e non con il marito” disse la donna, che se non avesse avuto una scena del crimine accanto alla sua abitazione avrebbe sfoderato un sorriso malizioso.
“E sa dirmi altro? E’ successo qualcosa di diverso un giorno?”
“I due hanno litigato. Non ho sentito cosa dicevano, ma credo che lei abbia messo fine alla relazione, perché poi il ragazzo è uscito di casa molto arrabbiato” aggiunse.
“E questo quando è successo? Prima o dopo i delitti che stanno dissanguando

Il Maresciallo Rosario Avila lascia il comando della Stazione dei  Carabinieri di Rosolini » Corriere Elorino
Maresciallo ROsario Avila

la città?”
“E’ successo un mese fa. Quindi prima”
Il Maresciallo la ringraziò e uscì. A quel punto andò a parlare con la vedova della prima vittima. Era una ragazza ucraina che non aveva più di trent’anni, quindi più giovane del marito più o meno dello stesso numero di anni. Le chiese se aveva mai visto il sospettato e lei rispose di sì, il giorno prima della morte di suo marito.
“Il giorno prima? Ne è sicura?” chiese con insistenza il Maresciallo, e la donna annuì con un’aria talmente triste che sembrava pronta ad esplodere in lacrime. Canini la ringraziò e si diresse verso l’ospedale. Lì si trovavano tre testimoni della seconda uccisione, studenti che partecipavano alla festa di laurea (e di abilitazione) della seconda vittima. Con il permesso degli psichiatri che assediavano i malati, Canini fece loro domande elementari per evitare di confonderli, ma solo uno rispose. L’unica ragazza del gruppo aprì la bocca e disse. “Sì, c’era anche Lupini quella sera. Ma era diverso dal solito”
Canini incalzò con più tatto possibile. “In che senso diverso dal solito?” chiese molto lentamente.
“Guardava Antonio con uno sguardo pieno di rancore, come se lo odiasse invece di essere lì per festeggiare”. Fece una pausa. “Poi è scomparso. Non lo vedevamo più e…e….”
Scoppiò in lacrime, e quando accadde, come se non aspettassero altro, i medici fecero muro e gli chiesero di andarsene.
Il Maresciallo Canini stava iniziando a costruire il puzzle intorno a Lupini. Ma aveva bisogno di ulteriore informazioni. E andò dal marito della giornalista. Lui non riconobbe il ragazzo della foto, ma disse che la moglie credeva di aver trovato l’assassino del tabaccaio e del giovane avvocato. Non faceva che parlare di un giovane di cui sospettava e che riteneva essere l’assassino anche se non poteva dimostrarlo perché non aveva ancora trovato le prove. “Non so altro. Mi dispiace” disse l’uomo e Canini capì che era il modo di dire di una persona devastata da un lutto che voleva che se ne andasse.
Mancava solo una testimonianza perché tutto quadrasse. E si recò dai genitori della dottoranda assassinata. Il dolore che quelle due persone che avevano perso la loro unica e brillante figlia era così forte da essere contagioso, e Canini quando si sedette davanti a loro si sentiva come se lui stesso avesse perso una figlia, anche se non aveva mai avuti figli. Quando mostrò loro la foto del sospettato, non lo riconobbero, ma quando seppero il nome i loro visi si fecero accesi. “Sì nostra figlia ci ha parlato di lui. Quel furfante! Ha chiesto a nostra figlia di rinunciare al Dottorato!” disse il padre.
“Già, così lui avrebbe preso il suo posto. Ma lei ha rifiutato” aggiunse la madre con un filo di voce.
Ora era tutto chiaro. Sapeva tutto quello che gli serviva. Il Maresciallo Canini chiese il mandato di arresto e lo ottenne, perché aveva finalmente capito il motivo di tutti quei delitti. Con una squadra di agenti si recò nell’appartamento del sospettato . Bussò e suonò il campanello, ma gli unici ad uscire erano gli altri condomini curiosi di sapere che cosa stava accadendo. Nessuna traccia di Lupini. Allora sfondarono la porta e questa volta ne trovarono traccia: era davanti al computer e stava scrivendo qualcosa, ma l’attenzione dei carabinieri saltò alla pistola che si trovava proprio accanto alla tastiera. “Scrivi un biglietto prima di suicidarti?” chiese ironico il Maresciallo.
“Più o meno” disse Lupini senza neanche voltarsi.
“E come intendevi intitolarlo?”
Di norma avrebbe dovuto leggergli i diritti e arrestarlo, ma sperava che facendolo parlare non avrebbe provato a prendere la pistola e così evitare una sparatoria.
Questa volta Lupini si voltò. “L’invidia è una brutta bestia
Canini abbassò l’arma. Dopotutto c’erano altri tre agenti armati nella stanza. La sua non avrebbe fatto la differenza. “Hai ammazzato tutte quelle persone per invidia. Avevi una relazione con la signora Buonamore, ma quando lei l’ha interrotta hai iniziato a covare dentro di te una gran rabbia. Poi hai scoperto che il tuo tabaccaio, un vecchio rugoso ultrasessantenne era felicemente sposato con una ragazza giovane e bella e la cosa non ti è sembrata giusta. Così il giorno dopo, usando come arma la rabbia per essere stato scaricato, l’hai ucciso mentre tornava a casa dopo il lavoro. Un paio di sere dopo sei andato alla festa del tuo vecchio compagno di corso e non sopportando la sua felicità per aver raggiunto uno dei più grandi traguardi della vita di un giovane, hai aspettato che tutti quanti fossero leggermente brilli per ammazzarlo. Ma sei stato poco attento perché una giornalista ti aveva puntato gli occhi addosso. Tu non avevi paura che ti beccasse, ma ancora una volta non riuscivi ad accettare che una ragazza così giovane fosse già sposata e con un lavoro che le piaceva e in cui era brava. In pratica una situazione opposta alla tua dato che non ti sei ancora laureato, fai un lavoro che non ti piace per mantenerti e la tua donna ti ha mollato in malo modo. Così, approfittando del fatto che ti seguiva, l’hai attirata dove volevi e l’hai uccisa”
Lupini mosse quasi impercettibilmente gli occhi e le dita, e Canini capì che lo stava irritando. “Dopo aver commesso questi delitti ti sei reso conto che tutto questo derivava dall’invidia che provavi per il marito della tua vecchia amante. Così sei andato a casa sua pensando che fosse solo, ma disgraziatamente c’era anche lei a casa e quindi l’hai uccisa insieme a lui. Fatto questo, speravi di cambiare vita trasferendoti in un’altra città per il Dottorato e ricominciare, ma alla fine un’altra studentessa, più brava di te, l’ha spuntata soffiandoti ciò che tu ritenevi tuo di diritto da sotto il naso. E hai ucciso anche lei”
Lucio Lupini sorrise amaramente. “10 e lode Maresciallo” e con uno scatto tentò di puntarsi la pistola alla tempia ma i carabinieri prontamente gli furono addosso e lo disarmarono. Era finita.

di Luigi De Rosa

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

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