WEN – SUPERBIA – Il primo della classe – Marcovalerio Bianchi

Mentre la maggior parte della classe si affannava per terminare il compito di latino, Riccardo aveva già finito da un po’ e adesso era intento a passare la traduzione ai compagni. Era il primo della classe, così orgoglioso della propria superiorità tanto che la ostentava continuamente con un atteggiamento da saputello. Era convinto di essere benvoluto da tutti mentre in realtà non si rendeva conto che i suoi compagni, pur mostrandosi sempre affabili e ben disposti nei suoi confronti, alla fine lo sopportavano solo perché faceva loro comodo.

Tutte le volte che Riccardo esprimeva una sua opinione nessuno osava contraddirlo e quando faceva una qualsiasi battuta, anche se fosse stata la peggiore del mondo, una folta schiera di compagni era sempre pronta a ridere per compiacerlo.

Anche se diverse compagne di classe all’apparenza sembravano fargli la corte, nonostante ciò lui non dava l’impressione di essere interessato a nessuna di loro. In realtà Riccardo si era innamorato di una compagna, Cristina, ma era troppo pieno di sé per farsi avanti per primo. Alla fine, dopo aver meditato a lungo, un giorno prese la decisione di scendere dal suo piedistallo aureo e di dichiararsi. La mattina successiva, invece di recarsi a scuola in motorino come era solito fare, pianificò di prendere l’autobus, proprio per avvicinare Cristina, dato che sapeva che lei arrivava sempre a scuola con tale mezzo pubblico. Il suo piano era quello di scendere alla stessa fermata di Cristina e di parlarle lontano da occhi indiscreti durante il tragitto di ritorno a casa. Non appena suonò la campanella dell’ultima ora di lezione Riccardo raggiunse la fermata dei mezzi pubblici e senza essere visto salì sullo stesso autobus che aveva preso la ragazza che amava. L’autobus era stracolmo di gente. Pur non vedendola, in quanto coperta da alcune persone, Riccardo riusciva a udire distintamente la sua voce mentre lei stava parlando con un’altra compagna di classe.

Si meravigliò sentendo che parlavano proprio di lui. Interessato a quella conversazione, si  rannicchiò dietro ad altri passeggeri in modo da rimanere nascosto alla vista delle compagne.

«Sì, hai proprio ragione Erica. Riccardo è bello e intelligente, mi piacerebbe anche, ma proprio non sopporto il suo carattere! Hai visto quante arie si dà tutte le volte che alza la mano per rispondere alle domande dei professori? Crede di essere l’unico a sapere tutto!» disse Cristina.

«Eh sì, e chi non l’ha notato! Quello stupido alza gli occhi al cielo per poi rivolgersi agli insegnanti con sguardo complice, come per dar loro da intendere che solo lui sa la risposta, mentre noi poveri  ignoranti non saremmo mai in grado di rispondere correttamente. Crede che siamo tutti dei dementi!» constatò Erica.

«Comunque a me fa anche pena. Proprio perché non si rende conto che a nessuno importa niente di lui e tutti se lo tengono buono solo perché gli fa comodo a scuola. Crede di avere un sacco di amici, mentre invece sotto sotto tutti gli voltano le spalle e quando non c’è addirittura lo ridicolizzano.» aggiunse Cristina.

«Proprio così! Infatti i più lo ritengono noioso e inutile al di fuori della scuola, tanto che anche Giulio la settimana scorsa alla festa del suo compleanno ha invitato di nascosto metà classe senza far saper niente a Riccardo.» concluse

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Erica.

Riccardo, che fino ad allora riteneva di essere il fulcro portante della classe attorno al quale ruotava il suo piccolo universo scolastico, dopo aver udito quella breve conversazione rimase così scioccato e sgomento al punto da scendere dall’autobus alla fermata successiva, per poi dileguarsi in tutta fretta facendo ben attenzione a non essere notato dalle due compagne. Assorto

com’era dai suoi pensieri si accorse che stava piovendo a dirotto solo molto tempo dopo, quando sentì un intenso brivido di freddo provocato dalla pioggia che gli aveva completamente inzuppato i vestiti fino a  penetrargli nella schiena. Pieno di vergogna vagò ancora a lungo senza una meta precisa prima di arrivare a casa tutto fradicio. Per la prima volta considerò la scuola, l’unico posto che lo faceva sentire qualcuno e dove fino ad allora si era perfettamente sentito a proprio agio, come un luogo falso e irreale, improvvisamente diventato ostile nei suoi confronti. Era difficile accettare che l’intero mondo a cui apparteneva gli fosse crollato addosso in un istante. Ora non riusciva più a credere negli amici e si sentiva solo, sperduto e frastornato. Era disperato.

Rifletté a lungo arrivando alla conclusione che quella corazza di superbia lo aveva allontanato dai suoi compagni. Capì che avrebbe dovuto cambiare radicalmente il suo atteggiamento.

di Marcovalerio Bianchi

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