WEN – SUPERBIA – Ride bene chi ride ultimo – Serena Taccagni

La vista sul grande parco era una delle cose per cui valeva la pena diventare Presidente, oltre tutto il resto, copioso, generoso, succulento corredo. Rispetto, potere, visibilità, ultima parola, sempre. Viveva per quello, lo aveva fatto fin da piccolo, e sapeva che ci sarebbe arrivato, prima o poi. Il potere lo aveva esercitato in ogni sua forma, in casa, a scuola, con gli amici, il suo carattere era noto in tutto il suo piccolo paese prima, e adesso da quattro anni, in tutto il grande paese. E mentre contemplava il parco nell’assoluto silenzio, dopo che sua moglie, parlandogli ancora cercando di convincerlo a fare le valigie, aveva desistito ed era uscita con uno scatto stizzoso, lui pensava a quanto altro ancora aveva da fare e poteva fare per il suo popolo, lui, il migliore Presidente che potessero avere, e poco importava se le elezioni tenutesi ormai ben dieci giorni prima, avessero decretato la sua sconfitta, lui sapeva che c’erano stati dei brogli, lo sapeva e lo avrebbe dimostrato. Intanto sarebbe rimasto al suo posto continuando a esercitare il suo potere, parlando al suo popolo, emanando leggi e licenziando persone, come niente fosse. Il suo staff aveva parlato a lungo con lo staff rivale e avevano convenuto che sarebbe stato meglio eclissare la cosa, tacere sulla sua ferma decisione di non muoversi da lì, prendere tempo mentre avrebbero cercato un modo delicato per risolvere la questione. Non sarebbe stato un onore farlo passare per pazzo, anche se poi evidentemente lo era, ma cercavano di trovare un sistema elegante per

Iran, la rottura di Trump è una ferita all'Europa - Corriere.it

chiudere la questione. In un momento come quello, con la crisi economica ai massimi storici, i continui attacchi terroristici che colpivano zone sempre più strategiche del paese, e la questione razziale che esplodeva via via in zone sempre più ampie dello Stato, creare altro caos non avrebbe giovato a nessuno. Lui, ignaro di ciò che i due staff tramavano, era lì beato a crogiolarsi nella sua superbia, come una rana a mollo nel suo immenso stagno personale. Vide uscire sua moglie e i suoi figli con l’autista e vide in cielo uccelli che leggeri si posavano sulla fontana austera di pietra grigia, le nuvole bianche come cotone e silenzio e pace. Vide due minuscoli puntini lontani nell’azzurro del cielo, erano due aerei, il loro rumore squarciò la calma, lui li fissava estasiato, erano belli, enormi, luccicanti. Iniziò a capire che se avessero continuato così lo avrebbero colto in pieno, lì davanti alla grande finestra. Attimi di paura e poi buio totale. Fuoco, resti di cargo, rovine. In televisione avrebbero parlato di attentato terroristico, bersaglio il Presidente, ma quale? Lui o l’altro? Non aveva molta importanza adesso, non per lui almeno. Ora che la sua superbia lo aveva annientato per sempre, l’altro avrebbe festeggiato. La vittoria e la vita.

di Serena Taccagni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: