WEN – SUPERBIA – Superbia – Bruno Magaldi

Nella squadra era Sandro Panti, il portiere titolare che dettava legge.

            Essendo stato convocato più volte in nazionale ed avendovi giocato ben tre partite, era convinto di essere di una classe superiore a quella di tutti i suoi compagni di squadra, che dovevano accettare supinamente la sua leadership.

            Anche l’allenatore ne subiva la personalità.

             Attilio neo acquisto come secondo portiere accolto con sufficienza da Panti, se ne rese subito conto.

            Sapeva di doversi accontentare della panchina ma Panti anche negli allenamenti semplicemente lo ignorava.  

            Quando fu prevista un’amichevole contro la squadra della sua città, finalmente Attilio, non essendoci alcun impegno di classifica, sperò di poter giocare davanti ai suoi genitori, ai suoi concittadini e mostrare il suo effettivo valore.   

            Ne parlò con l’allenatore.

            “Sentirò il Panti” gli rispose il Mister “Semmai ti faccio entrare nella ripresa.”

            Ma il Panti, anche nel secondo tempo, rimaneva tenacemente in porta e non dava alcun segno di volerla lasciare.

            Solo ad una manciata di minuti dal novantesimo Panti accettò di farsi sostituire da Attilio.

             Mancava ormai poco e, dopo tre minuti di recupero, l’arbitro fischiò la fine.

            Attilio era stato in campo sette minuti ed aveva effettuato solo un rilancio con i piedi.

            Schiumante di rabbia, non fece nemmeno la doccia, si rivestì e, nell’uscire, si imbatté nel Panti che, con un sorrisetto ironico gli disse ”Sei contento? Hai esordito in prima squadra”.

            Attilio  non rispose.

            Fuori l’aspettavano i genitori ed alcuni amici.

            Abbracciò i genitori e ricambiò i saluti degli amici che non osarono aggiungere altro.

            Quella notte, non riuscì a prendere sonno e si rigirò più volte nel letto, ripetendosi come Rigoletto “Vendetta, vendetta, tremenda vendetta, ti farò ringoiare la tua superbia“.

            All’ultima giornata di campionato occorreva almeno un punto per essere matematicamente salvi.

            Attilio, come al solito, andò in panchina.

            Dopo dieci minuti si vide Panti che si sbracciava chiedendo disperatamente la sostituzione e prima ancora che l’allenatore si potesse attivare, lasciò la porta, attraversò di corsa il campo e, senza fermarsi, imboccò il tunnel che portava agli spogliatoi.

            L’arbitro colto di sorpresa, solo dopo alcuni secondi autorizzò la sostituzione.

            Attilio che era già in piedi, senza la tuta, si precipitò verso la porta incustodita.

            Il medico sociale, spedito negli spogliatoi, tornò riferendo una sola parole “Diarrea”

            Ripresa la partita, Attilio si esibì in un paio di prodigiosi interventi e esaltato dalla continua pressione, parò l’imparabile e perfino un rigore.

            La partita finì zero a zero, la squadra era salva.

            Nessuno si preoccupò troppo di quello che poteva essere capitato al Panti.

            Ma la sera tutte le trasmissioni sportive mostrarono impietosamente il filmato della strana corsa del Panti.

             Un paio di giornalisti vollero ricercarne la causa.

Calcio giovanile, final four nazionali serie A, B e C: Ravenna e Russi sedi  di gara

            Quel disturbo intestinale poteva essere stato provocato da qualche cibo avariato consumato nella mattinata o a pranzo?

            Il gestore del ristorante, dove i giocatori avevano consumato il pranzo, respinse sdegnosamente questa ipotesi e, del resto, nessun altro giocatore aveva accusato il minimo disturbo.

            Forse qualcuno, corrompendo un cameriere, aveva fatto in modo che nelle pietanze servite al Panti, fosse aggiunto un qualche insapore lassativo.

            Ma chi? E perché?

            Non si venne mai a sapere chi aveva costretto il Panti alla sua clamorosa fuga.

            Attilio fu promosso titolare per la stagione successiva.

            E il Panti? Chiuse la carriera. 

Di Brunetto Magaldi

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