WEN – SUPERBIA – Superbia – Laura Gronchi

Infilo i collant e osservo come aderiscono alle mie carni sode, passo alla mini di jeans, abbinata agli stivaletti alla moda con il tacco quadrato.

Ci cammino pure meglio rispetto ai tacchi a spillo, anche se l’effetto non è lo stesso.

Mi pettino e mi trucco con cura, e mi compiaccio dell’immagine che vedo allo specchio.

Cinquant’anni e non dimostrarli, mi mando un bacio con le labbra rosse, agguanto poi la borsa ed esco da casa.

Trovo Dina che annaffia le aiuole del suo minuscolo giardino d’ingresso, due palate di terra a destra, e un vialetto di mattoncini rossi a sinistra, più una rottura che una gioia, visto che di fronte e ai lati, ha muri alti che le impediscono la visuale.

Sapevo che l’appartamento all’ultimo piano era il migliore. Vista a trecentosessanta gradi e ventilazione ottimale anche d’estate, ho fatto bene a impormi con Luigi, mi compiaccio.

La posizione sacrificata del giardino, non impedisce certo a Dina di vedere chi scende le scale.

«Buongiorno!» saluto decisa.

«Ah, ciao Veronica», ricambia sbadata, come se si fosse accorta della mia presenza solo ora. Ma come si è conciata? Abbigliata con una tuta informe e sbiadita, se ne sta ingobbita a bagnare le piante. Ha solo due anni più di me, e pare mia nonna. Curati un po’! Vai dal parrucchiere, pratica sport, vestiti bene! Ti manterrai giovane, proprio come me!

Salgo in macchina e mi dirigo alla Coop di quartiere. Ferma al semaforo, guardo le lunghe unghie laccate cremisi. Mannaggia, una si è sciupata. Oggi dovrò darci dentro di lima e smalto, per ripararla.

Arrivo, parcheggio e in un attimo sono dentro, lasciandomi dietro gli altri, più lenti e impacciati, che ancora annaspano tra spicci, borsoni e carrelli.

Avanzo fiera fino al reparto freschi, il mento alto, l’andatura spavalda. So di essere bella e brava, non so come gli altri possano vivere, persi nella loro mediocrità e incuria.

Forza con quei carrelli! Fate quello per cui siete entrati!

Al reparto frutta c’è il clou dei trogloditi: incapaci che ancora non hanno capito come indossare i guanti, aprire i sacchetti, e pesare gli alimenti.

Cazzo! Fate come me! Inumiditevi le dita e schiudeteli!

Il massimo son quelli che, una volta riusciti nell’impresa, girano tra una cesta e l’altra, in cerca di sconti e qualità insieme.

Ci vuol occhio e destrezza! Arriverete quando io sarò già passata, e avrò preso il meglio!

Per le corsie non ne parliamo, trovo gli ebeti davanti agli scaffali, con il carrello di traverso, a intralciare il passaggio. «Permesso!» bercio seccata. Mi manda in bestia l’aria sorpresa con cui mi squadrano, prima di capire quanto siano imbranati.

«Oh…scusi.», seguito da un sorriso trasognato, è la risposta che ricevo, prima che spostino il carrello di un millimetro. Non vedete che non ci passo? Ci sbatto contro e tiro dritto.

Io sono la migliore tra questa marmaglia: raggruppo le cose assieme, per fare prima alla cassa e metterle a posto a casa.

Pagare è il punto dolente del supermercato.

Detto fatto e Come fare la spesa sui tacchi, aperta istruttoria: A rischio  il futuro del programma

Non faccio la spesa grossa con il salva-tempo, quello va bene quando ho pochi articoli; con due sporte piene, in genere, c’è sempre la rilettura, quindi

preferisco fare la fila una volta sola.

Quand’è il mio turno, scatto e metto la spesa sul nastro, riempiendolo man a mano che scorre e si libera, non come gli stolti intorno, che si svegliano all’ultimo minuto.

Vado avanti, e mi spiccio a riempire i sacchetti e pagare. Se tutti fossero come me, non si creerebbero mai ingorghi, penso, e squadro irritata le lumache lasciate dietro.

Veloce e altera mi dirigo all’uscita.

 «Guarda dove vai! Mummia incartapecorita!» grida un omuncolo piccino e sgraziato, appena passato. Sbircio indietro, lui e altri conoscenti chiacchierano tra loro. Avranno detto a qualcun altro, ne sono certa. Varco la porta senza che mi sfiori il dubbio che è proprio a me che si riferiscono, e di cui ridacchiano.

di Laura Gronchi

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