WEN – SUPERBIA – Mater malum – Antonino Impellizzeri

Altero m’idoleggio come nume

tracotante in nessun caso chinato

con lo sdegno verso l’altrui casato

sono pavone che stende le piume

Con iattanza vanto il mio costume

maggiore più di quel che sono nato

padrone della vita me innalzato

violento mi discerno dal marciume

Vanesio con la cravatta di more

come aconito bello e velenoso

bramo d’essere dal cielo mirante

Su tele di ragno cresco in albore

ma nel baratro tracollo impietoso

dove attende il Cerbero divorante

Perdono favella specchi e livore

sul dorso mi grava un peso copioso

curvo nell’Averno non più gigante.

Sonetto di Antonino Impellizzeri, contenuto nella silloge “Fino alla carne viva” Sikè Euno

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