WEN – GOLA – Appeso a un filo – Serena Taccagni

La prima volta mi hanno chiamato foca all’uscita della scuola. Lo ricordo bene. Foca e poi quel verso con le mani, prima uno, poi due, poi tutta la 3^ D. Da quel giorno ne sono passati di soprannomi, nomignoli, più o meno fantasiosi. Da chi ti diceva, come fai a vestirti, a camminare, ippopotamo, al classico e poco fantasioso, palla di lardo. Allora io li ho segnati tutti sul mio quaderno verde, quello con la copertina sporca di unto. Ci scrivevo la data e l’ora, con un ordine maniacale e la grafia elegante. Sono passato attraverso anni di sguardi compassionevoli, cattivi, persino i ragazzi obesi alle volte mi offendevano, e io che non riuscivo a capire perché, perché uno come te, dovrebbe avercela con te per le stesse cose tue, non lo so, ma io ridevo, ridevo sempre. Sono sempre stato allegro. Quel corpo largo mi è sempre piaciuto, l’ho sempre trovato

Risultato immagini per bambino obeso

comodo. Anche a mia nonna piaceva, mi preparava tante cose buone e ogni volta che andavo via da lei, mi prendeva le guance e le tirava qua e là, il mio Topo, lei mi chiamava così, Topino mio fratello, Minnie mia sorella e io Topo. Adoravo l’odore di mia nonna, l’odore della sua casa e l’odore del suo cibo, che era ovunque. Felice facevo i compiti, andavo a scuola, felice quando mi prendevano in giro, le botte nemmeno le sentivo, rimbalzavano nella mia ciccia e se cadevo, raramente, spostarmi richiedeva troppa fatica, non sentivo nulla, come se atterrassi su dieci cuscini. E ridevo più forte, mi divertivo un sacco, l’unico modo che avevo per giocare a palla con gli altri, era essere la palla, uno spasso. Solo Azzurra non mi guardava, né bene né male, lei proprio non mi vedeva nemmeno, mai un sorriso, mai una parola. Di lei non avevo segnato neanche un’offesa, ero dispiaciuto. Da quel giorno che l’ho vista baciarsi con quel ragazzo magro, alto, magrissimo, non ho riso più. Non mi divertivo più, basta foca, basta palla di lardo, basta segnar parole. Basta vivere. Così sono corso fuori in giardino, ho legato la corda salda, saldissima, al grande albero sempreverde, sarebbe stato un attimo, col mio peso non avrei resistito a lungo. Ero lì, appeso, bastava togliere lo sgabello e zac, più niente, sarei stato io, a mia volta, cibo per vermi voraci. Poi ho sentito la corda troppo stretta alla gola e in bilico sullo sgabello, un improvviso odore di zucchero, di carne, di succose leccornie. Ho sentito odore di mia nonna, ho pensato ai suoi pizzicotti sulle guance felici e ho iniziato a ridere forte che mi ballava tutta la pancia. Ciao Azzurra, buona vita a te. Adesso devo andare, nonna mi aspetta per pranzo.

di Serena Taccagni

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