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Cioccolismo/ Ecco come la cioccolata può diventare una droga -  Affaritaliani.it

Fonte Amara era un piccolo paese abitato prevalentemente da anziani ultra ottantenni. Un quadro normale nell’Italia degli ultimi tempi. Si trattava di anziani conservatori ma non troppo, abitudinari ma ancora attaccati alla vita. O almeno questo era quello che vedeva Don Domenico, unico prete e quindi guida spirituale del piccolo comune. Se c’era una cosa che piaceva al prelato dell’essere il funzionario religioso in un paese così piccolo da non essere nemmeno segnato su molte carte geografiche, era la sopravvivenza di uno spirito cristiano tradizionale che bandiva qualsiasi novità ritenuta dannosa al più conservatore dei cristiani: divorzio, aborto, unioni civili erano argomenti che non erano mai avvertiti dalla popolazione. Un bastione della cristianità, secondo Don Domenico.
Tutto era assolutamente normale, statico, immobile e cristallizzato, e lui teneva tutti uniti con le sue messe e offrendo la sua chiesa per eventi cittadini dove quegli arzilli anziani potevano sfogare la loro voglia di vivere.
Un quadro idilliaco che iniziò ad incrinarsi quando nel piccolo paesino giunse Artemisia Demetri.
Questa ragazza, che non aveva nemmeno compiuto 30 anni, era giunta in una notte autunnale grigia e scura che contrastava con la pelle chiara e gli occhi verdi della giovane, che aveva preso possesso di un negozio di alimentari appartenuto al vecchio Girolamo, negoziante venuto recentemente a mancare per la vecchiaia.
Don Domenico inizialmente era rimasto molto contento dell’arrivo della giovane, in quanto un paese come Fonte Amara, pieno solo di anziani, ricordava per certi versi una casa di riposo, cosa che poteva colpire nell’animo quei poveri abitanti snobbati dai figli e nipoti che preferivano luoghi più abitati e quindi più vivi. Una giovane e carina negoziante avrebbe potuto portare un pò di brio in un luogo così isolato.

Risultato immagini per cioccolateria


Ma il negozio di alimentari era stato trasformato in una cioccolateria, cosa che il prete considerava inopportuna per un luogo abitato da anziani che dovevano tenere sotto controllo la loro salute, ma la ragazza aveva urtato la sensibilità del prelato dando al suo luogo di lavoro il nome di “Peccati di Gola”, come se volesse sottolineare il senso del proibito e della novità sovversiva. Il fatto che poi la ragazza non si presentasse mai a messa rese l’antipatia dell’ecclesiastico ancor più marcata.
Poi erano iniziati i decessi.
Essendo abitato da over 80, non era un’eventualità rara che a Fonte Amara si verificassero decessi, anche molto vicini fra loro. Ma il numero di morti che ci fu dopo l’arrivo della cioccolatiera spinse Don Domenico a rivolgersi alla polizia. Non aveva altra scelta, perché non poteva essere una coincidenza. Quella donna avvelenava gli abitanti della sua parrocchia e doveva fermarla. Ma i poliziotti non gli diedero retta. Fecero dei controlli, ma scoprirono che ogni anziano deceduto era morto di overdose.
<Overdose?? Cioè lei mi sta dicendo che i miei parrocchiani, che conosco meglio persino dei loro stessi figli, si drogavano e sono morti per questo??>
Le urla del prelato erano così alte che tutta la Caserma in pochi secondi fu a conoscenza della conversazione.
<Le autopsie non mentono, padre> disse il poliziotto.
<Allora quella ragazza di cui vi ho parlato vende droga, non cioccolato. Voglio sporgere ufficialmente denuncia contro Artemisia Demetri!>
Ma il poliziotto scosse la testa. <Quando lei ci ha espresso i suoi timori abbiamo svolto delle indagini, ma la cioccolateria della signorina Demetri è più pulita del cielo in estate>
<Ma quella ragazza deve per forza c’entrare qualcosa. Non c’erano mai stati così tanti morti prima d’ora e come potrebbero procurarsi un’overdose?>
Il poliziotto non sembrava però avere una risposta e quindi il prete si congedò e decise di indagare per conto suo. Sentendosi ispirato da Padre Brown e Don Matteo, serie televisive che seguiva con grande piacere, iniziò a cercare il legame tra cioccolato e i decessi di Fonte Amara. Ma prima che investigatore era cristiano, e doveva cercare di portare la Luce di Dio in quell’antro del diavolo chiamato “Peccati di Gola”.
Quando vi arrivò a bordo della sua bicicletta, nel tempo che impiegò ad appoggiarla al muro uscirono sette dei suoi parrocchiani, pieni di bustine ricolmi di leccornie dolci. Quando lo videro una di loro, Grazia Concini, le sorrise: <Buon pomeriggio Padre. Anche lei da Artemisia? Non mi aspettavo di vederla>
Don Domenico guardò il sacchetto pieno di orsacchiotti e chiavi inglesi di cioccolato che la parrocchiana teneva tra le mani ingioiellate e sottovoce le parlò. <Non mangiare quella roba Grazia. Molti dei clienti di questa cioccolateria sono mancati. Ho appena parlato con la Polizia e sembra che i nostri concittadini siano mancati in circostanze misteriose. Per il tuo bene butta via quei dolci>
Ma l’anziana signora guardò il prete come se fosse sbucato da una buca del terreno. <Ma cosa dice padre? Vengo qui da settimane ormai e questo posto è meglio di un Centro Benessere. Fa sentire vivi me e mio marito come mai lo siamo stati> e come per confermare quello che diceva scartò una delle bustine del negozio e addentò un orsacchiotto decapitandolo con un morso. Poi se ne andò con la sua comitiva. Don Domenico la guardò andare via e da come anche gli altri parrocchiani si giravano per guardarlo capì che Grazia Concini aveva spifferato la loro breve conversazione condannandolo alla derisione. L’arrivo della cioccolatiera aveva minato anche la sua autorità, e anche di questo la ragazza avrebbe dovuto rispondere.
Quando entrò all’interno di “Peccati di Gola” un’intenso aroma di cioccolato lo avvolse da capo a piedi, e inspirandolo profondamente Don Domenico si sentì ricaricato come una batteria, e vivo come mai era stato. Proprio come aveva detto Grazia. Quasi euforico.
Leggermente stordito da questo stato, fece qualche passo e si ritrovò davanti alla ragazza che tanto aveva portato scompiglio in quel luogo. Artemisia Demetri guardò il suo nuovo cliente facendogli un sorriso che ne metteva in luce tutta la bellezza possibile.
<Buon pomeriggio Don! Sapevo che prima o poi il profumo del cioccolato avrebbe attirato anche lei qui. Immagino che anche uomini santi come lei abbiano bisogno di compiere qualche peccatuccio. Altrimenti mi immagino che noia alle Confessioni!>
Don Domenico arrossì violentemente e aprì la bocca per ribattere, ma non appena lo fece la ragazza infilò un cioccolatino tra i denti del religioso. <Assaggi questo e mi dica come le sembra. Dato che è un uomo di Dio mi aspetto che dica la verità e non falsa testimonianza>
A questo ennesimo riferimento sacrilego ai doveri di un buon cristiano il prete reagì. Sputò il cioccolato e urlò con tutto il fiato che aveva in corpo. <Basta! Lurida strega non so quale sia il tuo obiettivo ma sappi che hai sulla coscienza decine di povere anime. Da quando sei arrivata i tuoi dolci stanno mietendo più vittime delle Piaghe d’Egitto! Voglio che tu adesso ti confessi, se non per la giustizia almeno per la salvezza della tua anima!>
La ragazza fissò il prete e abbassò lo sguardo, ma in lei il prete non vide colpa o pentimento. Ma solo imbarazzo. Come poteva essere imbarazzata quando invece avrebbe dovuto strapparsi i capelli dalla sofferenza di aver inflitto la morte a così tante brave persone?
<Che hai da dire a tua discolpa figliola?>
Artemisia addentò un pezzo di cioccolato di Modica, come allungare i tempi ed evitare di dare una risposta immediata al suo interlocutore religioso. 
<Non è stata colpa mia. Non credevo che avrebbe avuto così tanto effetto su quelle persone>
Effetto! Don Domenico dentrò di sè ululò per il successo. Ci aveva visto giusto. Quella ragazza aveva messo una specie di droga nel cioccolato per creare dipendenza ed aumentare le vendite.
<Che cosa hai usato? Sono stato alla Polizia e mi hanno detto che non hanno riconosciuto nessuna sostanza. E’ un nuovo tipo di droga ancora sconosciuta? Hai usato questi poveri vecchi per un esperimento sul campo?>
A quel punto Artemisia alzò la testa, e questa volta il suo sguardo era pieno di rabbia. <Ma chi crede che io sia? Una trafficante di droga? Io sono una cioccolatiera! E l’unica droga che io abbia mai spacciato è il cioccolato!!>
<Allora come spieghi tutte queste morti? E prima hai parlato di effetto. Di cosa stavi parlando?>
<Della sensazione di cui lei si è sentito avvolgere quando è entrato qui dentro. Mangiare cioccolato provoca il rilascio di endorfine, che provocano uno stato di rilassamento in taluni casi così intenso da ricordare gli effetti di una droga leggera, che può piacere a tal punto da volerla continuamente ricreare mangiando altro cioccolato. E’ una dipendenza poco conosciuta, chiamata cioccolismo>
Don Domenico rimase sbalordito da quelle parole. <Mi stai dicendo che tutti i miei parrocchiani stanno morendo per overdose di cioccolata?!>
Artemisia abbassò di nuovo lo sguardo. <Credo di sì>
Il prete lanciò un duro sguardo alla giovane, che però non poteva vederlo perché ancora intenta a tenere lo sguardo sull’ovetto, e poi uscì. Doveva organizzare un piano: la domenica successiva avrebbe lanciato un duro monito a tutti i parrocchiani avvertendoli di non avvicinarsi più alla cioccolateria. Ingozzarsi di dolci era un vero e proprio atto di Gola, e lui avrebbe fatto leva proprio per questo per impedire che la ragazza potesse ancora gestire la sua attività. Ma una volta uscito si rese conto che buona parte dei suoi anziani fedeli era proprio fuori dalla cioccolateria, e in tutti loro egli lesse la bramosia di mettere le mani su altri dolcetti. “Ma perché aspettare domenica? Tanto vale farlo adesso”.
Si piazzò davanti all’entrata e iniziò a parlare, con voce molto alta, sia per farsi ascoltare dai più lontani sia dai più vicini ch iniziavano a soffrire di sordità per via della loro età.
<Cari fratelli e sorelle! Proprio qualche minuto Dio mi ha permesso di scoprire una verità orrenda! Molti dei nostri amici e concittadini sono venuti a mancare in queste settimane, ed io ho pregato Iddio perché mi guidasse nella scoperta del motivo per cui dopo averli lasciati con noi così a lungo, abbia deciso di prenderli con sé nel Regno dei Cieli così di colpo. E ho scoperto che la ragione è davanti a voi, proprio alle mie spalle. “Peccati di Gola”, questo luogo che fa del peccato un nome ed un vanto, ha condotto i nostri cari amici avvelenandoli con le sue ignobili prelibatezze. Li ha condotti alla follia, così inebriati dal dolce aroma del cioccolato>
Artemisia era uscita a sentire a quelle parole ed era scandalizzata da quello che il prete stava urlando, ma non disse o fece niente per fermarlo temendo le reazioni degli anziani suoi clienti, i quali ascoltavano le parole del parroco con sorpresa e ogni tanto si scambiavano sguardi preoccupati.
<Per la vostra salvezza fratelli e sorelle, vi imploro di abbandonare questo luogo di peccato e di scacciare questa strega che ha portato la Morte tra di noi>
Un vecchietto, che Don Domenico riconobbe come Reginaldo, classe 1937, si avvicinò con la sua solita andatura lenta e disse guardando fissa la ragazza. <Vuol dire che chiude in anticipo oggi o è ancora aperto?>
Don Domenico non sapeva se essere costernato per il fatto che Reginaldo non avesse ascoltato le sue parole o per il fatto che lo aveva ignorato per rivolgersi alla cioccolatiera. <Reginaldo ma mi hai sentito? Questa ragazza ha confessato di essere responsabile della morte dei tuoi vicini, persone che conoscevi da tutta la vita>
Reginaldo si voltò a guardare il parroco con uno sguardo carico di pietà. <Padre, quando ero bambino i tedeschi sono arrivati, hanno occupato tutto il paesino, ci hanno portato via i maiali e mio padre rischiando la vita rubava da loro del cibo per me e mia madre. Ogni giorno per quasi tre anni abbiamo avuto paura che lo scoprissero e ci uccidessero. Mi sono sposato, ho avuto sei figli, oggi ho quattordici nipoti eppure mi sento molto solo perché i miei familiari non vengono mai a trovarmi, neanche dopo che sono rimasto vedovo. Poi un giorno arriva questa bella ragazza che non fa altro che sorriderci e dirci che la nostra vita può ancora essere dolce. Vengo qui ogni giorno perché ogni volta che mi prendo un assaggio di un suo cioccolatino mi sento tornare ai tempi della guerra quando gli americani, dopo aver cacciato i tedeschi, mi offrirono una delle loro tavolette di cioccolata. Io ero figlio di due poveri contadini e non l’avevo mai mangiata la cioccolata. E’ stato come venire al mondo di nuovo. Immagini Padre, di provare quella sensazione ogni giorno. E se sarà questo che mi farà riunire alla mia compianta moglie, sarà un modo dolce per andarsene>
Detto questo si avvicinò ulteriormente e rivolgendosi di nuovo ad Artemisia chiese di nuovo. <E’ ancora aperto?> e alla risposta positiva della ragazza entrò. Tutti lo seguirono come se avessero paura che Reginaldo potesse prendersi tutte le leccornie del negozio. Finché alla fine non rimasero che loro due, Don Domenico e Artemisia Demetri. C’era grande imbarazzo, al punto che si sarebbe potuto tagliare col coltello. Fu lei a rompere quell’insopportabile silenzio. <Vuole entrare anche lei? Prima che arrivasse avevo messo su una cioccolata che non sono riuscito ad offrirle. Ne vuole un pò? Non abbia paura della dannazione eterna: Papa Pio V nel XVI sec. ne pemetteva l’assunzione anche durante il digiuno>
Don Domenico rimase impalato per l’imbarazzo. L’aveva accusata di stregoneria e di omicidio, eppure quella ragazza ora le offriva una cioccolata come se nulla fosse. Poi si arrese, e ricordando come si era sentito bene quando aveva respirato il profumo dei “Peccati di Gola”, disse con tono rilassato.
<Volentieri. E non si preoccupi della dannazione eterna. Ha ragione lei. Anch’io dopotutto devo dire qualcosa durante la Confessione>

Luigi De Rosa

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

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