WEN – GOLA – La vera storia dei tortellini lituani (e altri buffi peccati di gola) – Massimo Acciai Baggiani

Del mio secondo viaggio in Lituania ricordo anch’io quel surreale episodio dei tortellini lituani, descritto in toni quasi epici dal mio amico Italo[1] ogni volta che il discorso cade su quella terra meravigliosa. Ecco la mia versione.

Stavamo tornando dalla nostra gita a Nida, nella penisola curlandese, un giorno di luglio del 2014. In macchina eravamo in cinque: oltre a me e a Italo, c’erano le nostre amiche straniere e Francesco, proprietario di un loft a Vilnius. Il sole era ancora alto, ma il mio stomaco indicava che l’ora di cena era già arrivata da tempo, insomma era il momento di fermarsi a mettere qualcosa nello stomaco. Eravamo dalle parti di Kaunas, la seconda città più importante della Lituania, quando adocchiammo una sorta di autogrill locale: una capannina di legno, poco frequentata, al bordo dell’autostrada. Insistetti per fermarci: per me i pasti sono sacri.

Ripensandoci adesso non fu una buona idea: il locale era piuttosto sguarnito, c’era solo una vecchietta al banco con cui riuscii a comunicare grazie all’aiuto della nostra amica lituana. La scelta si riduceva, in pratica, ad alcuni gelati confezionati e a un non meglio identificato primo piatto che la nostra amica tradusse come “tortellini”. Non erano lì dall’epoca sovietica, come ama raccontare Italo, ma certo non erano proprio freschi: non sospettandolo optai per i “tortellini” e mal me ne incolse. Erano salatissimi, croccanti come patatine fritte, disgustosi. Un po’ per fame, un po’ per non dar soddisfazione ai miei compagni di viaggio, che già se la ridevano sotto i baffi, finii gli orrendi “tortellini” con buffe smorfie che dicevano tutto anche senza parole (come si può vedere nella foto che mi scattò Italo).

Sempre legato al viaggio in macchina, ricordo un altro episodio tragicomico, avvenuto molti anni prima di quello lituano. Eravamo anche quella volta in cinque in macchina, di ritorno da una vacanza in Svizzera. Una ragazza che era con noi, non molto sveglia, aveva comprato una stecca di cioccolato svizzero che avrebbe fatto meglio a consumare lassù, al fresco delle Alpi, invece di metterla in borsa e riportarla a Firenze come souvenir. Sì esatto, caro lettore; come avrai capito era luglio anche quella volta. Nella calura soffocante della Pianura Padana, senza aria condizionata, la nostra amica cercò qualcosa in borsa e si accorse della sciocchezza che aveva fatto, ritirando la mano imbrattata, mentre – neanche a farlo apposta – l’autoradio trasmetteva un brano dei Nuovi Angeli: «con quella pelle color cioccolata…»[2] Fu buffissimo vedere la sua espressione.

Infine, per completare questo trittico, il ritratto di un amico che chiamerò “il viaggiatore gourmet”: valigia piena di barattoli di nutella, scorta di pandori a ottobre che dura fino a Pasqua, e abbinamenti dolce-salato contro natura (salamini ungheresi avvolti su barrette di cioccolato, caffè versato sulla pasta al pomodoro, eccetera), assoluto disprezzo per cibi sani quali frutta e verdura. Invidio il suo metabolismo: è ancora vivo e sta bene.

Firenze, 18 piovoso ’29 (7 febbraio 2021)

Per WEN marzo 2021


[1] Vedi La tragicomica storia dei tortellini lituani di Italo Magnelli, in Acciai Baggiani M., Strinati F., Oltre la soglia, uno spiraglio / preter la sojlo, lumluko, Firenze, Edizioni Segreti di Pulcinella, 2020.

[2] Color cioccolata, canzone del 1970.

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

2 pensieri riguardo “WEN – GOLA – La vera storia dei tortellini lituani (e altri buffi peccati di gola) – Massimo Acciai Baggiani

  1. Simpaticissimo! L’ho letto per primo perchè i tortellini, quelli veri, fan parte della mia vita da quando son nata, ma non solo per il loro squisito sapore, soprattutto perchè son nata vicino alla loro culla, son bolognese!!

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