Salvando Hitler

Di Massimo Acciai Baggiani

Hitler vincitore nella seconda guerra mondiale è davvero un classico dell’ucronia, probabilmente l’ipotesi allostorica che più affascina scrittori e lettori del genere. Da Philip K. Dick in poi questa inquietante possibilità è stata incredibilmente produttiva. Anche il nostro Pierfrancesco Prosperi l’ha sviluppata in più di una sua opera – si veda ad esempio Ritorno a Gettysburg – e ci torna in HH Hitler’s Hamptons, romanzo del 2012. In un 1969 divergente (il punto di divergenza dalla nostra linea temporale è duplice: da una parte l’uso dell’atomica da parte della Germania nazista per sconfiggere la Russia staliniana, dall’altra la vittoria di Kennedy senior alle elezioni americane del 1940, favorita nientemeno che dai messaggi subliminali in un cortometraggio disneyano) Jordan, il protagonista dipendente del più grande museo newyorkese, si trova coinvolto in un intrigo internazionale molto più grande di lui, in cui rischierà più volte la vita e si ritroverà paradossalmente a salvare quella del Führer (der Alte, il Vecchio) per prevenire un male ancora maggiore. Realpolitik.

Interessante la descrizione di questo mondo alternativa, con un’Europa sotto lo stivale nazista (un nazismo comunque più blando rispetto a qualche decennio prima), e un’America indipendente ma succube dell’impero tedesco. Tra i molti spunti di riflessione offerti dal libro ve n’è uno che mi ha colpito particolarmente: come sarebbe considerata nel dopoguerra la questione dei lager e della Shoah? Gli orrori di Auschwitz, Mathausen e Treblinka sono venuti fuori perché il nazismo è stato sconfitto… ma se ciò non fosse accaduto, se la Soluzione Finale fosse stata applicata fino in fondo e i milioni di ebrei fossero semplicemente “scomparsi nel nulla” insieme alle prove? Già Primo Levi temeva che i racconti dei superstiti sarebbero stati per molti “incredibili”, tanto profondo era l’orrore dei lager, e che si rischiava di perdere la memoria (da cui la maledizione iniziale di Se questo è un uomo). La risposta di Prosperi segue questo pensiero, presente anche in Fatherland di Robert Harris (ambientato anch’esso in anni Sessanta ucronici): in una Germania nazista circolerebbero voci sui massacri ma sarebbero molto ridimensionati e i forni crematori sconfessati, come avviene anche nel nostro mondo da certi cretini neonazisti negazionisti.

Firenze, 20 marzo 2021

Bibliografia

Prosperi P., HH Hitler’s Hamptons, Rêverie, 2012.

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: