WEN – ACCIDIA – Che cos’è l’accidia? – Brunetto Magaldi

In quarta elementare, sfogliando pigramente il libro di religione, leggendo qua e là senza particolari approfondimenti (tanto non erano previste interrogazioni né tanto meno erano previsti voti) trovai un capitolo dove erano elencati i sette peccati capitali.

Erano nell’ordine ira, avarizia, invidia, gola, superbia, lussuria e accidia.

Di cosa si trattava?

Non avevo voglia di leggere quel che era esposto nel capitolo e del resto, dalle predilette lettura dei fumetti di Walt Disney, sapevo già cosa era l’ira, l’avarizia, l’invidia, la gola e la superbia.

L’ira era quella di Paperino quando si arrabbiava per le marachelle dei nipotini Qui, Quo e Qua.

L’avarizia era il tratto distintivo di Paperon dei Paperoni.

L’invidia era quella che, sempre Paperino, provava per il fortunatissimo cugino Gastone.

La gola era quella smodata voglia di rimpinzarsi di Ciccio, il disutile nipote di Nonna Papera.

La superbia era quella di Rockerduck che pretendeva di essere a tutti superiore nel denaro e negli affari.

Non conoscevo invece il significato delle parole lussuria ed accidia.

Come ho detto, per la mia innata pigrizia, non mi andava di leggere il libro ed allora decisi di chiederlo al babbo.

“Babbo, cos’è la lussuria?”

Mi sembrò imbarazzato e mi chiese il perché di quella domanda.

Gli spiegai che, essendo uno dei sette peccati capitali, volevo sapere di cosa si trattasse.

Dopo qualche secondo mi rispose frettolosamente “Vivere troppo nel lusso.”

Non mi convinse troppo, noi avevamo due macchine, il televisore a colori a 48 pollici, lo stereo, la lavastoviglie, il frigorifero, la lavatrice e tanto altro.

Inoltre, la mamma aveva una pelliccia di visone e il babbo un orologio con il cinturino d’oro.

Andai allora dalla mamma e le chiesi. “Noi siamo lussuriosi?”

Mi guardò stupita e mi disse “Che domande mi fai? Vatti a sciacquare la bocca e torna a fare i compiti!”

Rimasi nell’incertezza e, visto come si erano comportati i miei genitori, non osai chiedere che cosa fosse mai l’accidia.

Potevo guardare nel vocabolario per conoscere il significato di accidia e, con l’occasione, potevo chiarirmi le idee anche sulla lussuria.

Ne avevamo uno di vocabolari di italiano, ma era in uno scomparto della libreria troppo alto per la mia altezza di allora e, per il momento, non avevo voglia di andare a prendere la scaletta che a volte usavo per raggiungere gli scomparti più alti.

Rimandai.

Rimandai anche il giorno dopo e pur chiedendomi ogni tanto cosa fosse questa benedetta accidia, vuoi per indolenza, vuoi per pigrizia, mi decisi a guardare sul vocabolario soltanto dopo una settimana anche perché, il giorno dopo, avevo l’ora di religione.

Sistemai la scaletta sotto la libreria, salii sull’ultimo gradino, mi impossessai del vocabolario e, disceso, lo aprii sul tavolo della sala da pranzo.

Cercai “accidia” e, finalmente, ne lessi il significato.

“Indolenza; pigrizia; inerzia; negligenza.”

Avevo peccato di accidia e non lo sapevo!    

   

bambino-che-legge - Martina Denardi

  

di Brunetto Magaldi

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