WEN – ACCIDIA – Il re leone – Manna Parsì

Nella savana era una giornata calda e afosa quando il giudice babbuino chiamò tutti gli animali per un’udienza importante. La signora leonessa accusava il marito signor leone del reato di accidia e chiedeva un risarcimento per gli anni di schiavitù vissuti.

Arrivarono da ogni dove tutti gli animali della savana. Le iene si misero in prima fila pronti a ridere ad ogni occasione. Dietro di loro si piazzarono i babbuini con il sedere per aria e, spulciandosi tra di loro, tiravano la coda ai facoceri e agli gnu e le iene scoppiavano a ridere. I rinoceronti, che erano animali seri e ai quali non piacevano gli scherzi, si misero a distanza dai babbuini e subito vicino a loro le zebre, buone alleate in quella savana infinita e crudele. Dopo di loro si disposero gli altri animali più inoffensivi, dispersi qua e là per paura di essere attaccati dai leoni e giaguari all’improvviso.

Il giudice babbuino si sedette su una grossa pietra e dall’alto diede ordine di iniziare l’assemblea. La leonessa era insieme ai suoi tre cuccioli e andava avanti e indietro nervosa in attesa del marito che come al solito era in ritardo. Il giudice babbuino guardava il sole ogni tanto e piano piano cominciava a dare segni di impazienza. All’ improvviso la leonessa fece un ruggito così forte che fece disperdere gli animali della prima fila per paura. Nel mentre che cominciavano a ricomporsi videro arrivare il leone che, annoiato, si sgranchiva. “Che hai femmina questa volta? Mi hai svegliato nel pieno del sonno della mezza mattinata”, le disse seccato senza badare alla folla di animali che li circondava.

Il giudice babbuino intervenne e ribadì il motivo dell’assemblea. “Signor leone lei è stata accusato del peccato di accidia da sua moglie. Che ha da dire a sua difesa?” disse da sopra la pietra, a distanza di sicurezza dagli entrambi super predatori.

“Questa femmina ingrata mi ha fatto venire fino qui per questa baggianata? IO SONO IL RE e questo è sufficiente per essere esente da qualsiasi altra attività” e fece un ruggito che rimbombò in tutta la savana e di nuovo gli animali si dispersero per paura. Poi diede un’occhiata con disprezzo alla leonessa e tirando su un sopracciglio disse: “Ecco, chi sono io!” .

Il giudice babbuino impaurito e tremolante diede la parola alla leonessa. Lei fece un ruggito in faccia al marito. “Sai solo dire questa frase insignificante da una vita”. Poi si raschiò la gola e si rivolse al pubblico: “Da quando sono nata ho dovuto imparare l’arte di essere femmina; andare a caccia, avere le cucciolate e difenderle dagli attacchi degli altri predatori, compreso questo cretino” e indicò il leone. Fece un respiro e riprese: “Devo lavorare dalla mattina fino alla sera per campare in questa savana crudele e come se non bastasse, per il turismo di massa che vuole fotografarci in tutte le pose, devo anche fare passerella con i miei cuccioli davanti alle loro Jeep a qualsiasi ora. Inoltre faccio volontariato per le ricerche degli scienziati portando al collo gli strumenti per farmi ritrovare quando vogliono. E lui che fa? Dorme…e nelle stagioni d’amore fa all’amore, per tre secondi e pure quello lo sfinisce”.   

Le iene a sentire l’ultima frase si misero a ridere a crepa pelle e gli altri per paura ridevano sotto voce. Il leone si sentì molto ferito nell’orgoglio e si arrabbiò così tanto che un ruggito strappa timpani fece scappare tutti gli animali compreso il giudice babbuino. Rimasero solo lui, la leonessa e i loro cuccioli. “Andiamo a casa femmina. Non puoi cambiare le leggi della natura se non voglio io.  Ora vai a cacciare un’antilope che oggi voglio gustare una carne tenera”.

La leonessa non rispose e con i suoi cuccioli si diresse laddove gli antilopi pascolavano, rimuginando sul suo futuro. Alla fine giunse ad una conclusione: “Mi farò catturare dai bracconieri e andrò a vivere in uno zoo in Europa, così non dovrò sgobbare più, né per il leone né per nessun altro animale”.

di Manna Parsì

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