WEN – ACCIDIA – Lasciatemi così – Carlo Menzinger

«Io ne ho viste cose che voi iloti non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Chatigrama[1], e ho visto le lame dei samurai balenare nel buio vicino alle porte di Thule. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.»[2]

Il guerriero spartiate sedeva vicino al pozzo di luce nella poteria, sorseggiando una menta catsica. I due iloti al suo servizio lo ascoltavano rispettosi, mentre il vecchio oplita si sfogava.

«Ho combattuto tra i ghiacci di Thule, ai confini del mondo, contro gli spietati soldati di Nippon-koku e ho affrontato i suoi samurai dalle mostruose armature in Bengala, sulle rive del Bhairab e del Gange. Dicono che da quanto ho lasciato in caserma la mia dory e la mia machaira e ho appeso al chiodo il mio hoplon mi sono fatto pigro e ignavo come uno di voi iloti senza midollo.»

Gli schiavi non si mostrarono offesi e continuarono a guardare l’uomo con la medesima aria assorta e nel contempo indifferente. Anassimandro non si aspettava altro da loro. Buttò giù un’altra sorsata del succo, lanciò uno sguardo verso la superficie, in cima al pozzo di luce e riprese il suo monologo.

«Sono vecchio, iloti, ho vissuto cinquantacinque inverni! Che cos’ho ormai davanti? Solo i Riti della Catarsi. Tra due lune dipingeranno di bianco la mia vecchia pelle e marcerò con gli altri vecchi verso la morte. Sì, sì. Lo so, non si deve dire così. La Catarsi non è la morte ma la purificazione dei nostri corpi mortali.» Rise tristemente.

«I Riti della Catarsi ci rendono tutti uguali, noi spartiati, i dominatori del mondo, e voi iloti, i nostri schiavi: a nulla serve esser scampati alla morte in dieci o cento battaglie. A nessuno nell’Impero di Sparta è concesso di vivere più di cinquantacinque anni. Largo ai giovani! Largo alla forza e al vigore. Sparta non vuole vecchi e malati. E allora? Allora, perché dovrei partecipare ai sissizi con i miei compagni, fare i servizi per la caserma, cacciare per la mia enomotia? Lasciatemi stare, lasciatemi crogiolare nella mia ignavia. Non mi importa più di nulla. Non mi importa più della gloria di Sparta, per la quale ho versato così tanto sangue. Ho tanta stanchezza sulle spalle. Lasciatemi così

Morto Rutger Hauer. La frase cult in Blade Runner: «Io ne ho viste cose che  voi umani non potreste immaginarvi...»

come una cosa posata in un angolo e dimenticata[3]. Lasciatemi così…Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge all’incontrario.[4] Ho girato il mondo e ho visto donne che comandano sugli uomini, perché abbiamo lasciato loro ogni cosa tranne la guerra e la politica e ora che abbiamo invaso ogni angolo della Terra, quando avremo sconfitto anche Nippon-koku e asservito ogni popolo non avremo più da combattere e noi spartiati, noi uomini, non serviremo più a nulla. Ho girato il mondo e ho visto che voi iloti siete sempre più numerosi e noi, i vostri padroni, sempre meno e sempre più deboli e presto ci schiaccerete come mosche moribonde sotto il piede. Che cosa ci posso fare io se il mondo si sta rovesciando? Che cosa posso fare io per l’Impero di Sparta se sono solo un vecchio guerriero costretto a bruciare il suo corpo nel rogo della Catarsi. Lasciatemi stare. Lasciatemi alla mia ignavia. Sparta non la perdona? Sparta non ammette la pigrizia e la debolezza? E allora? Mi sono sempre dato tutto a Sparta e ora Sparta avrà anche la mia vita, ma non mi toglierà la mia ignavia.»

Racconto di Carlo Menzinger di Preussenthal ambientato nell’universo ucronico della sua saga “Via da Sparta”.


[1] Chatigrama è l’attuale città portuale di Chittagong in Bangladesh.

[2] Parafrasi del monologo di Rutger Hauer (doppiato in italiano da Sandro Iovino) nei panni del replicante Roy Batty in “Blade Runner”(1982), il film di Ridley Scott.

[3] Giuseppe Ungaretti – Natale

[4] Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati

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