WEN – ACCIDIA – Più tardi lo faccio – Francesco Fattorini

Quindi un racconto sull’accidia?  Va bene, più tardi comincerò a buttarlo giù.

Intanto potrei fare due passi, vedo che fuori è una bella giornata di sole, certo che dev’essere anche freddo, quest’anno l’inverno si protrae.  D’altronde, la campagna assolata è bella anche se la guardi dalla finestra, ma l’ho vista tante volte, quindi mi rimetto a sedere.  Non è pigrizia, non mi fraintendete, è solo che ho organizzato bene la mia stanza, un mondo che al di fuori di essa non trovo. Ogni tanto mi concedo una promenade, in genere quando vado a pranzo, non ho una casa piccola e se si contano cinque metri di corridoio e altri tre di tinello, più la parte di camera che separa la porta dalla mia poltrona siamo quasi a dieci metri di deambulazione senza sosta, per guadagnare la cucina.

Vi ho parlato della mia poltrona? Un capolavoro della tecnologia: mediante una tastierina si alza, si abbassa, si piega, ruota… peccato che non mi porti a giro.  Il prossimo modello che acquisterò sarà così automatizzato che al suono della sveglia verrà a prendermi nel letto per accompagnarmi in bagno.

La mia vita è in perfetto equilibrio grazie ai miei modesti desideri e questo, non per vantarmi, la considero saggezza. Posseggo una fattoria, avuta in eredità, che ho saggiamente provveduto a locare ad un’azienda agricola che mi rifornisce tutto l’anno di provviste alimentari e mi passa anche un canone per le piccole necessità: sono un uomo che ama la frugalità e che, soprattutto, rifugge da tutte quelle incombenze tipiche dell’attività imprenditoriale: una lotta senza riposo che finisce per consumarti la vita.

Amo leggere, ma non riesco a finire più di un libro all’anno, perché il perdurare nella lettura oltre qualche minuto mi affatica la vista e mi concilia il sonno che sopraggiunge implacabile.

A tavola prediligo pietanze già pronte – ve lo immaginavate, vero? -, uso rigorosamente piatti e posate di plastica così da non appesantire l’impegno ineludibile del nutrirsi oltre il necessario.

Poltrona reclinabile originale Chesterfield in pelle marrone : AnticSwiss

Amo viaggiare, sì, adoro vedere posti lontani: tutto il mondo mi incuriosisce, non c’è vetta o isola o città che non mi attragga, infatti seguo tutte le trasmissioni televisive che parlano di viaggi, in Italia o all’estero, e apprezzo la cucina e le usanze del luogo, le cose da vedere, le curiosità. Tutto questo senza dovermi preoccupare delle code all’imbarco, delle prenotazioni alberghiere, le coincidenze, il jet lag, gli imprevisti. No, non farebbe per me dovermi addossare l’onere di un viaggio, io adoro i posti lontani ma quando sono loro a raggiungermi, sulla mia poltrona.

Tuttavia, anch’io come voi “alacri”, ho vissuto una vita completa e degna di tale nome e non poteva mancare l’amore. Fu una storia breve e tormentata, era forte il desiderio reciproco ma impossibile il comprendersi: avete presente una donna dinamica, decisa a non lasciare niente al caso, a combattere le sue battaglie quotidiane, a non rinunciare a nessuna opportunità? Il contrario di me. Ripenso spesso a quando, dopo sole 12/13 ore di sonno, apriva le finestre della stanza gridando di alzarmi, o quando mi propose di aspettare l’alba… L’amavo e di lei amavo anche l’intollerabile vizio della prescia, del fare ossessivo, del completare tutto, ma non potevamo essere felici insieme: ciò che rendeva felice l’uno finiva per tediare l’altra. Uno dei due avrebbe dovuto fare violenza a se stesso e qualsiasi compromesso sarebbe stato solo l’equa divisione delle rinunce. Saggiamente, decidemmo di interrompere questo legame. Fu per me durissimo e ricordo che dormii per svariati giorni prima di riprendermi del tutto.

Quindi devo scrivere qualcosa sull’accidia… Francamente non saprei cosa dire su questo argomento, mi è estraneo o forse non ricordo bene il significato ma adesso il cellulare è nella stanza accanto e non posso verificare su Google; per quanto mi sembra di ricordare non è qualcosa che possa definirsi “peccato”, al massimo una scelta discutibile, però sono stanco, me ne occuperò più tardi dopo un breve sonnellino.

Francesco Fattorini

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