WEN – ACCIDIA – Una rarissima malattia – Silvia Taccagni

Sauro si disperava spesso per la sua condizione. Era più che convinto che quella di cui soffriva lui fosse una malattia rarissima, ancora sconosciuta, la quale per adesso aveva toccato solo la sua persona, considerato che nessuno dei medici che negli anni lo avevano visitato aveva saputo dirgli di cosa si trattasse.

Lui però, da quando aveva memoria, si era sempre sentito stanco, aveva sempre fatto fatica a camminare e persino ad alzare le braccia. Certe volte non era neppure in grado di scendere dal letto. Aveva dovuto lasciare il lavoro, si faceva aiutare per ogni cosa e spesso, se non era strettamente necessaria la sua presenza, delegava ad altri.

Sauro si rammaricava molto per questa sua condizione, che lo limitava seriamente, ma quello che lo disturbava ancora di più era la scarsa considerazione che la sua famiglia riservava a queste sue sofferenze. I suoi infatti non sembravano preoccupati, bensì infastiditi. Un giorno sua moglie tornando da lavoro lo trovò ancora a letto; erano le sei del pomeriggio e lei capì che era arrivato il momento di agire. Gli si avvicinò e gli disse che era stufa e che avrebbero dovuto trovare una soluzione.

Questo lo indispettì e non poco. Lui era tutta la vita che cercava di uscire da questa situazione; era consapevole di averci messo sempre il massimo impegno, ma purtroppo fino a quel momento nessuno era stato in grado di aiutarlo, consigliandogli il da farsi. A quel punto la sua dolce metà gli comunicò che aveva trovato un medico che faceva al caso suo. Dopo un primo momento di esitazione, si riaccese in lui un minimo di speranza, tanto che fece un enorme sforzo e si recò in quell’ambulatorio.

La sua permanenza lì durò parecchio tempo e la procedura fu piuttosto atipica; il dottore non lo visitò, ma si limitò a farlo parlare.

Quando uscì da quello studio medico, Sauro, come al solito, faceva fatica a camminare e fare un cenno a un taxi perchè si fermasse, gli procurò lo stesso dispendio di energie di una settimana di lavoro nei campi. Era palese che non stava affatto meglio di quando era entrato, ma riteneva che il grande sforzo per arrivare fin lì non fosse stato vano.

Adesso sapeva da cosa era affetto.

Adesso i suoi avrebbero dovuto ricredersi. Non avrebbero più potuto pensare che lui si approfittasse della situazione o che la cosa non fosse seria. Sarebbe stato proprio impossibile dopo aver letto la documentazione con la diagnosi fatta dal dottore.

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Il medico aveva scritto un’intera pagina, spiegando tutto per filo e per segno e, a conclusione, aveva specificato che  la malattia di cui Sauro soffriva era di difficile guarigione e che per questa patologia non vi erano al momento farmaci.

Nonostante adesso lui fosse consapevole che quasi sicuramente avrebbe convissuto con quel male per tutta la vita, sentì una piccola punta di orgoglio; lui lo aveva sempre saputo che la sua non  poteva che essere una malattia molto rara, a suo modesto parere, addirittura quasi del tutto sconosciuta. Sauro infatti aveva sentito solo un altro paio di volte pronunciare quel nome così cupo e importante “accidia”.

Silvia Taccagni

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