Antonella Cipriani legge per il GSF di Haruki Murakami “Norvegian Wood – Tokyo Blues”

Ho da poco terminato Norvegian Wood, la proposta mensile del gruppo di lettura, una scelta molto azzeccata e felice.

Si tratta diun romanzo giovanile che l’autore scrisse nel 1987  e che lui stesso definì un libro molto personale. Fu  scritto non in Giappone ma durante un viaggio, iniziato a Mikonos (la prima parte) per essere terminato alla periferia di Roma, con  un breve intervallo in Sicilia. Forse è anche per questo che non si respira propriamente l’atmosfera nipponica di altri suoi romanzi, calato perlopiù in un ambiente neutro, una sorta di non luogo (forse perché  non funzionale alla storia), anche se i personaggi si muovono nel rispetto dei modi e usanze del loro paese.

Molto diverso dai romanzi che caratterizzano la letteratura e lo stile di Murakami (mi vengono in mente 1Q84 o Kafka sulla spiaggia – le altre due opere che ho letto dell’autore – che vedono l’esistenza di due mondi paralleli dove sogno e realtà scorrono sullo stesso piano ma su binari paralleli e l’irreale appare perfettamente plausibile).

Norwegian Wood inizia con un flashback che il protagonista narra in prima persona, stimolato dalla canzone dei Beatles “Norwegian Wood”, che lo riporta ai tempi della sua adolescenza. È un romanzo che si attiene al reale, mi viene voglia di definirlo un romanzo di formazione, di educazione sentimentale e iniziazione sessuale, di crescita individuale di un ragazzo, un giovane studente universitario che lascia la famiglia per frequentare il collegio e farsi strada da solo nella vita. Si potrebbe fare un parallelismo con i giovani personaggi de Il giovane Holden di Singer, Chiedi alla polvere di Fante, L’amico ritrovato di Hulmann, insomma di tanta letteratura europea e americana. È un libro che consiglierei a ogni adolescente.

Si, perché Norwegian Wood  è un libro che parla soprattutto di adolescenza, una fase importante e difficile nella vita di ogni essere umano, momento fondamentale nel passaggio dall’infanzia all’età adulta, dalla dipendenza all’autonomia, dal seguire le regole dettate dagli adulti al trovarsi le proprie. Ed è proprio questo il percorso del protagonista, scoprire il mondo, trovarsi la propria strada nell’esperienza col mondo stesso, crescere e vivere, che non è cosa così facile e scontata. Qui gli adolescenti affrontano problemi più grandi di loro, difficoltà e ostacoli che li portano a crescere rapidamente come Midori che assiste suo padre in un letto di ospedale dopo aver perso la madre per la stessa patologia.

Watanabe Toru  è un ragazzo molto particolare, che si distingue dalla massa, estraneo e distaccato dalle ribellioni sociali e studentesche di un fervente 1968, sensibile, profondo, riflessivo, malinconico nell’approccio alla vita e alle persone. Altrettanto caratteristici sono i personaggi che ruotano attorno a lui: Kizuki, il suo più grande amico che morirà suicida a soli diciassette anni; Naoko la ragazza di entrambi, emotivamente debole; Midori la compagna di università dal carattere solare ed esplosivo; Nagasawa, l’amico anticonformista e determinato che condivide con Toru la passione per la letteratura americana ( in particolare il Grande Gatsby) e per le donne; Reiko, l’amica trentenne che vive nell’istituto di riabilitazione insieme a Naoko, uscita dal vortice della depressione e che adesso aiuta e sostiene i più deboli grazie anche all’aiuto terapeutico della musica, che insegna. Colorano la scena altri personaggi secondari come  Sturmtruppen compagno di stanza di Toru,con le sue manie di perfezione, pulizia e igiene, il dottore/paziente nella clinica di Naoko con le sue riflessioni bizzarre e astratte, il padre di Midori, confinato in un letto d’ospedale… (Vi lascio solo un’impronta dei personaggi per invogliarvi a questa interessante lettura).

Spunti di riflessioni e approfondimento non mancano, come quello salvifico dell’amore, ancora di salvezza che impedisce il naufragio del corpo e dell’anima. Ma anche l’amicizia ha il suo ruolo di aiuto, per il potere di creare unione, solidarietà, partecipazione contrapponendosi alla solitudine. Solitudine che, se sana e creativa genera la bellezza nell’ Arte, ma quando distruttiva porta all’ isolamento, alienazione, disperazione, responsabili di tanti suicidi.

È infatti il tema del suicidio il filo sottile che intreccia tutta la trama: il suicidio

dell’amico lascerà in Toru un’indelebile eredità: «la  morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante…. Fino ad allora io avevo sempre considerato la morte come una realtà indipendente, completamente separata dalla vita. La vita di qua, la morte di là. Ma a partire dalla notte in cui morì Kizuki, non riuscii a vedere in modo così semplice la morte (e la vita). La morte non era più qualcosa di opposto alla vita. La morte era già compresa intrinsecamente nel mio essere… nel pieno della vita tutto ruotava attorno alla morte».

La malattia mentale, quel mondo in cui il confine tra follia e genio è sottile, quella dimensione in cui spesso si collocano i deboli, coloro che non hanno la forza di lottare e di trovare un proprio spazio o ruolo,  è un altro tema presente e costante che evidenzia il mal di vivere di questi giovani e non solo.

Tanti i riferimenti musicali, partendo dai Beatles la cui canzone dà il titolo al libro – ma anche sconosciuti ( almeno per me) come Tony Bennet, Bud Powell, Sarah Vaughan, Ornette Coleman… (sono solo alcuni)- spaziando dalla musica classica, alla musica occidentale degli anni settanta, musica jazz, blues, bebop, ecc… è stato stimolante ricercare e ascoltare i brani mentre anche gli stessi personaggi l’ascoltano. Anche questa è una magia della lettura.

Interessante il trio di figure femminili così diverse tra loro: Naoko lunare, malinconica, chiusa, introversa, meditativa, profonda, cerebrale, complessa; Midori, solare, espansiva, gioiosa, istintiva, diretta, attiva, energica, leggera ma non superficiale; Reiko che sembra racchiudere con l’esperienza passata, entrambe le caratteristiche delle due giovani, costruendo sé stessa grazie a un atteggiamento resiliente nei confronti della vita stessa (la figura femminile che più ho amato rappresentando colei che ha volto lo sguardo verso la luce anziché al buio e che nonostante la malattia mentale è riuscita a salvarsi: Reiko rappresentante la vittoria, la capacità di risalire la china ritrovando il suo posto nel mondo nonostante le avversità  e lo farà aiutando gli altri e  nello stesso tempo sé stessa).

Un libro che a questo punto è scontato dire «Leggetelo», stimolante, scorrevole, appassionante, drammatico e allegro, che mi ha riportato indietro nel tempo, all’epoca in cui tutto e niente sembrava possibile.

Firenze 10 aprile 20121

Di Antonella Cipriani

Murakami Haruki “ Norwegian Wood- Tokyo Blues” Einaudi 2006

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