Una guida di Firenze Capitale

Di Massimo Acciai Baggiani

Pochi giorni prima dell’uscita dell’antologia del GSF per i 150 anni dal trasferimento della capitale d’Italia da Firenze a Roma, Accadeva in Firenze Capitale, ho trovato al solito scaffale del libero scambio un interessante libricino, ristampa anastatica (allegata a La Nazione, immagino nel 2015) di una guida destinata a quei torinesi che, per motivi di lavoro (funzionari, impiegati, ecc.), hanno dovuto spostarsi nella nuova capitale dal 1865. Ho letto queste 52 pagine con grande interesse, trovandovi dentro non poche sorprese e curiosità di un periodo (la seconda metà del diciannovesimo secolo) così lontano e affascinante.

Innanzitutto consideriamo che fino al 1861 per un torinese venire a Firenze significava letteralmente andare all’estero, perciò questa guida ha il sapore delle guide che parlano di altre nazioni. Il “monsù Travet” di turno avrebbe trovato molte differenze con la sua Torino, non ultima la lingua (l’italiano, ricordiamolo, era poco diffuso all’epoca ed era una lingua ancora aulica e letteraria – l’imbarazzo del Manzoni “costretto” a “sciacquare i panni in Arno” risaliva a un paio di decenni prima).

Come ci aspettiamo, troviamo una città molto più piccola, chiusa tra le mura a formare una sorta di pentagono irregolare, suddivisa in quattro quartieri (o “mandamenti”) corrispondenti a quelli dell’attuale centro storico, con molti meno abitanti (più o meno 150.000). Rifredi era un paesino in campagna, alle porte della città (oggi è un quartiere periferico). La guida parte proprio da notizie urbanistiche su ponti, vie, porte, case, ma anche climatiche (si parla del «clima mitissimo» e dei suoi «giardini sempre fioriti» da cui trarrebbe il nome – con inverni non così freddi ed estati «rese sopportabili dagli zefiri o venti che costantemente vi soffiano» – e pensare che ho sempre giudicato pessimo il clima fiorentino, ma bisogna considerare i mutamenti climatici di questo secolo…). Si parla anche di neve a Firenze, come fenomeno raro e passeggero (e così è ancora oggi).

I cenni storici occupano una pagina e mezza, con le origini che si perdono «nella notte dei tempi» (oggi sappiamo che Firenze ha poco meno di 2100 anni). Il carattere dei suoi abitanti è descritto con toni positivi («mite, cortese ed ospitale» ma anche furbo come possono essere i mercanti, trattando gli affari con cautela, «parco», abituato a mangiare poco, preferendo usare il denaro per far bella figura in pubblico, sicuro della sua supremazia).

Curioso il passatempo femminile di stare affacciate alla finestra e il farraginoso meccanismo delle porte dei palazzi, chiuse al visitatore che deve penare per farsi aprire: «giunti innanzi alla porta in quistione, voi esaminate ben bene quella schiera di bottoni che somigliano assai al registro dell’organo della parrocchiale; e trovato quello che corrisponde al quartiere del vostro amico, gli date una buona strappata; poi, ciò fatto, alzate il muso al piano corrispondente, per sapere se v’ha gente in casa, e se la vostra scampanellata venne udita, poco stante – infatti – un altro muso, maschile o femminile, s’affaccia ad una finestra, e sia che vi ravvisi, o che non conoscendovi vi chiegga chi siate, compiuto il suo esame, tira un altro filo che corre parallelo al filo che avete scorro voi, e la porta si spalanca, e voi salite per una scala piuttosto angusta, e il più delle volte molto oscura.» Chi lo avrebbe detto? Firenze era più avanti di Torino…

Oggi nelle case fiorentine abbiamo il riscaldamento, ma un secolo e mezzo fa a Firenze si usava lo “scaldino” (o caldanino, o “marito”) vista l’assenza di camini nelle camere, e si è continuato ad usare a lungo. Ancora mio padre lo usava quando era giovane, anche se non in città ma in montagna…

Le camere erano rivestite di “carta da apparato” o “carta di Francia” e per fortuna esistevano già nelle case quei luoghi “innominabili” «in cui per ritirarsi discendono per fino i re dal trono», ma ce ne erano anche di pubblici come oggi.

Neanche l’aspetto gastronomico è trascurato, con tanto di prezzi. I compilatori hanno perfino inserito un menù completo di una trattoria. La guida è molto dettagliata anche per quanto riguarda i prezzi, espressi in lire (da poco introdotte anche a Firenze). Così a occhio pare che una lira dell’epoca valesse 4-5 euro di oggi… Un caffè costava sui 20 centesimi e la stessa guida ne costava 80. A proposito di caffè, altra curiosità: l’abitudine di fare colazione al bar con «caffè e latte con arrosto» per 30 centesimi, dove per “arrosto” si intende «quattro belle fette di pane abbrustolito e spalmate di burro fresco».

In città ci si spostava a piedi, o con l’omnibus o con le carrozze, ovviamente, e il tariffario riportato ci fa capire che non erano per nulla economiche. C’erano anche molti lustrascarpe «siccome a Firenze il fango quando piove, e la polvere quando fa secco, non mancano mai» (e il clima era a quanto pare più piovoso di quello attuale…).

Il libro prosegue con suggerimenti di passeggiate nei dintorni di Firenze, luoghi oggi inglobati nella città, come la Cascine, il giardino di Boboli, il Parterre, e termina con la descrizione della situazione scolastica (non molto buona quanto a numero di scuole), dei teatri (ce n’erano più di oggi) e altri dettagli sparsi. Una lettura curiosa per storici e non solo.

Firenze, 22 aprile 2021

Bibliografia

  • La nuova capitale. Guida pratica popolare di Firenze ad uso specialmente degl’Impiegati, Negozianti, delle Madri di famiglia, e di tutti coloro i quali stanno per trasferirvisi, Torino, Tipografia letteraria, 1865.
  • AA.VV., Accadeva in Firenze Capitale: racconti storici dal 1865 al 1871, Staffoli, Carmignani, 2021.

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

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