Antonella Cipriani legge per il GSF “La spiaggia” di Cesare Pavese

La spiaggia scritto da Cesare Pavese tra il 40 e il 41 – racconto lungo o romanzo breve, come lo si vuol definire – rappresenta un momento di passaggio nella letteratura dello scrittore.

Non ne fu mai molto orgoglioso definendolo “romanzetto non brutale, non proletario e non americano – che pochi per fortuna hanno letto – non è scheggia del monolito. Rappresenta una mia distrazione, anche umana, e insomma, se valesse la pena, me ne vergognerei”. Si sa, ogni buon allenamento, prevede rischi e cadute.

Lo si può considerare un esercizio di ricerca stilistica, la giusta tensione per raggiungere la maturità letteraria con l’opera La luna e i falò con la quale l’autore nel 1950 si meritò il Premio Strega.

La spiaggia si colloca in una realtà quasi atemporale, che non sembra toccata dalle vicende storiche e sociali del tempo, anche se dalle descrizioni si evince che siamo negli anni quaranta e la storia si svolge, nelle Langhe prima, sulla  riviera ligure, poi.

Protagonista (senza nome) è la voce narrante – Pavese stesso,forse – un giovane trentenne, che ritrova un caro amico d’infanzia Doro, adesso sposato con Clelia , ragazza dell’alta borghesia, ma semplice e gioviale. I due amici avranno occasione di trascorrere insieme nel paese natio, alcuni giorni spensierati, dove la goliardia sarà sovrana, coronando il loro riavvicinamento. Si separeranno per rincontrarsi successivamente in riviera ligure, su invito dell’amico Doro, dove il protagonista affitterà una camera vicino alla villa degli amici, trascorrendo la vacanza insieme alla coppia e al loro gruppo di amicizie.

Il protagonista, pur integrandosi bene, sembra muoversi ai margini, da attento spettatore, descrivendo i personaggi intorno a lui, cercando di catturarne il carattere, le peculiarità, i pensieri, le loro più intime credenze, la molla che li fa agire , come una sorta di investigatore dell’animo. Anche con l’amico Doro, così taciturno, misterioso ed enigmatico, cerca nei pochi momenti di intimità, di cogliere il significato di quella nuvola nera che avvolge il rapporto tra lui e Clelia, anche se non arriverà a nessuna conclusione. Cercherà risposte anche dalla moglie, una ragazza borghese, creatura delicata e attraente, docile, viziata e frivola all’apparenza, ma con un intenso mondo interiore , colmo di pensieri e segreti – come quando il protagonista le chiede «Lei non fa il bagno?», lei prontamente risponde «Vado in acqua da sola… la compagnia del mare mi basta. Non voglio nessuno. Nella vita non ho niente di mio. Mi lasci almeno il mare».

Intorno a Doro e Clelia, si muove un colorato mondo borghese: Guido, ricco e bovino, Ginetta, monella dall’umore saporoso, una leggera vertigine, Mara sparita presto dalla scena per la frattura di un braccio, Berti lo studente di vecchia data che il protagonista incontra per caso, desideroso di riprendere lezione di ripetizione, ma più attirato dalle donne e dall’allegria degli amici del professore, Nina la donna di Guido, una mantenuta, che rimane fuori dalla cerchia del gruppo, per il volere di lui.

Altre figure minori si muovono sul lungomare, nelle gite in campagna,sugli scogli, sulla spiaggia tra asciugamani e ombrelloni colorati, creando un quadretto idilliaco.

Interessante la differenza generazionale tra lo studente Berti dal carattere giovanile, frenetico, impetuoso, dall’instancabile energia ma indecisione perenne su ciò che farà da grande, e il protagonista, così sempre ben composto, moderato, meditativo che appare già vecchio sebbene trentenne.

È una storia che ho apprezzato al di là della trama (piuttosto debole, a voler essere sinceri), per i temi trattati (amicizia, amore, la ricerca del senso della vita) per lo spessore dei personaggi, per le sintetiche ma curate descrizioni che riproducono in maniera esemplare lo spaccato sensoriale di un’epoca riuscendo a catapultare il lettore in una dimensione quasi onirica. Pavese si rivela un attento osservatore dell’animo umano, forse perché interessato a questo più di ogni altra cosa, e lo fa per bocca dei suoi personaggi, attraverso i dialoghi che riescono a rivelare in poche parole abbozzate, l’individualità di ciascuno di essi.

Quello che rimane – almeno a me – della storia, è quel senso di solitudine, tema caro all’autore, che aleggia intorno a uomini e donne, contenitori umani di segreti, desideri, pulsioni, emozioni, sentimenti, aspirazioni, che conservano e nascondono gelosamente agli occhi degli altri, come il bene più autentico e prezioso. Questo velo di mistero, mi lascia sospesa anche quando la lettura è terminata e il libro è già riposto nello scaffale insieme agli altri.

Firenze 26 Aprile 2021

di Antonella Cipriani

Cesare Pavese “La spiaggia” Einaudi ed.2007

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