WEN – LUSSURIA – Cleopatra – Caterina Perrone

Amore? No, passione piuttosto, piacere senza limiti, ossessione del piacere. Perché chiamarla lussuria? Suona spregevole. Quello che io cerco è l’intensità che travalica i limiti, il godimento che stordisce e non si può dimenticare, che sempre vado cercando perché non ne sono sazia mai. Una droga? Più forte, dominatrice di ogni più piccolo anfratto dell’essere.

Cleopatras lussuriosa. Che idiozia! Sono forse una strega? Solo perché ho circuito uomini potenti, i più potenti della terra e li ho avvinti a me. Eppure c’è chi dice che sono brutta: questa è per me maggior gloria. Un incanto di corpo e di mente. Furono giochi di teatro quelli con cui li stordii di una meraviglia che nessuna aveva loro mostrato prima.

Quando incontrai Cesare ad Alessandria, per farmi ricevere dovetti escogitare un sotterfugio. Avvolta in tappeto mi feci introdurre nei suoi appartamenti e mi srotolai davanti a lui. Caddi ai suoi piedi. Non dimenticherò l’espressione di quegli occhi. Era già mio. Non ero molto vestita, certo, indossavo quel nonnulla che solo una regina può osare senza parere oscena. Una fascia d’oro mi avvolgeva come un serpente, a sostenere il seno, a mostrare i capezzoli turgidi e scuri, calava tra le cosce, sul sesso già bramoso, per risalire tra le dolci mele. I capelli intrecciati di pietre, grondanti di balsami. Non siamo usciti da quella stanza per giorni, trattenuti dalla fame dei nostri corpi che ci divorava. Appena il tempo di mangiare e bere e tornavamo su quei cuscini intrisi del profumo della possessione.

Gli feci sognare di potermi avere e coronai quel sogno audace. Andò così che il mio nome volò oltre il grande mare, giunse a Roma, mi precedette la fama di chi sapeva incatenato Cesare.

Poi tutto finì con la sua morte.

Certo, quando lo ricevevo nell’alcova spandevo mille e mille petali di rosa centifolia, lo stordivo con nebbie odorose, per trasportarlo in un mondo di visioni in cui io sola ero bella. La più bella.

Mai ho lesinato sul profumo. Quale magia non si può risvegliare con una afflato odoroso? Gli ingredienti che procuro al mio profumiere sono preziosi più dell’oro: la mia cannella si raccoglie sui nidi della Fenice, i miei gigli fioriscono improvvisi con la pioggia nel deserto, la mirra si estrae dalle spine del Corno d’Africa e gronda sangue dalla mano che la raccoglie, l’unguento dei miei balsami viene dal Paese di Punt, il cardamom dall’India, negli infiniti viaggi delle carovane.

E fu col profumo che catturai Antonio, bello e potente, che volevo fare mio.

Lo raggiunsi a Tarso sulla nave dorata, le vele inondate di aromi. Il vento doveva annunciare il mio arrivo, scatenare il desiderio prima ancora di avermi vista.

Cleopatra, una vita in lotta per il potere

Arrivò il mio nome annunciato dal vento che stordiva i veli, avvolti intorno a me come una dea. Perché io sono regina e dea, così mi vuole e mi onora il mio grande popolo. Le ancelle lanciavano polvere d’oro contro il sole perché mi facesse brillare come una stella. Non sono forse io figlia di Rah?

Non fu arduo quell’amore, scivolò come la feluca sull’acqua del Nilo, cullata da brezze sensuali, spinta dalla magia di filtri afrodisiaci.

Solo la malasorte punì la nostra volontà di governare questa terra di copiose messi, frutti succosi, fiori sfavillanti. La sconfitta ci condusse a una morte voluta, voluttuosa anch’essa come era stata la nostra vita.

Fu il serpente a condurmi nell’aldilà, avvolta nelle sue spire, ma fu il pugnale a darmi fine.

Non sono stata dimenticata più. Come potrei esserlo se sono stata vessillo degli amanti, faro di approdi appassionati?

di Caterina Perrone

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