WEN – LUSSURIA – Di lei non mi piaceva niente – Francesco Fattorini

Di lei non mi piaceva niente. Non avevamo in comune che Marco, suo marito e mio amico di vecchia data.

Nelle cene a casa loro la conversazione era sempre difficile, dovevo trattenermi per non entrare in conflitto con lei, esagerata politicamente, esagerata nei gusti, notavo il suo eccesso nell’arredamento, nei colori delle pareti. Anche la sua voce mi fu da subito sgradevole, troppo squillante, invadente, sgraziata.

Era bella, non posso negarlo, ma di una bellezza che non era nelle mie corde, una bellezza aggressiva, sfrontata, irrispettosa.

Era il 25 aprile, non so dove fosse Marco, mi pare avesse un impegno col comune, una manifestazione per la Liberazione. Non so dire neanche perché passai da casa loro, forse non ricordavo che Marco non ci fosse, lo capii solo quando mi aprì: due occhi troppo celesti, capelli troppo neri, labbra troppo rosse. Entrai e mi preparò un caffè, impeccabilmente cortese ma con gli occhi mi sfidava, il suo sguardo era invadente e ogni sua domanda pareva avere un doppio senso, una sfumatura velatamente ambigua.

Non so come quella testa bruna finì tra le mie mani e come fu che le nostre bocche sembravano volersi mangiare in una furia di desiderio, la premevo sulla parete della cucina facendole sentire quanto la desideravo mentre le sue mani mi accarezzavano infuriate. La sollevai senza smettere di baciarci e ci gettammo sul letto, mi sentivo come se stessi cadendo in un burrone, sui comodini scorsi le abat-jour bianche che avevo regalato a Marco per il matrimonio e distolsi lo sguardo. Il calore del suo corpo in quel momento fu ragione di vita e non mi sarei fermato neanche fosse rientrato Marco. Dopo ci lasciammo cadere spossati, uno di fianco all’altro e piansi, ricordo che piansi. La odiavo. Mi vestii e andai via, non disse niente, si accese una sigaretta senza neanche guardarmi. Uscii dalla casa e camminai fino a sera lungo il fiume.

Due giorni dopo la trovai alla mia porta, entrò senza salutare e gettò il giubbottino sul divano, un minuto dopo ci spogliavamo con mani impazzite. Dopo si ripeté il rito della sigaretta. Detestavo ogni suo atteggiamento, se avessi dovuto elencare quello che non mi piaceva di una donna avrei descritto semplicemente lei.

<< Cosa provi per me? >> Le domandai sorprendendomi io stesso della mia voce.

<< Fabio… guarda, non provo niente, non sei il mio tipo. Cerca di capire, è solo un momento particolare… >>

Difficile dire oggi per quanto tempo osservai in silenzio l’angolo del soffitto di camera mia, ricordo solo che a un certo punto la vidi alzarsi e rivestirsi; se ne andò senza dire nulla.

Non c’era amore tra di noi, né amicizia, neanche simpatia o un minimo di affinità, solo bisogno di prendersi, come fame incontrollabile.

Non la odiavo più, avevo pena di lei come di me, non potevamo amarci e non riuscivamo a lasciarci, prede di un piacere ossessivo che ogni volta si rinnovava facendosi sempre più irrinunciabile. Non parlavamo mai, non avevamo argomenti in comune, solo i nostri corpi madidi di sudore sembravano comunicare.

Passarono sei mesi di incontri clandestini, di disperazione, di rimorso. Sapevo di sbagliare, sapevo che avrei dovuto prendere una decisione ma neanche la preghiera mi dava la forza che mi serviva.

La mattina di Ognissanti Marco venne a trovarmi e mi disse del suo imminente trasferimento a Gorizia. Mi chiedo se sapesse qualcosa. Uscì da casa mia e restai in un torpore tiepido, felice che qualcosa separasse me e lei, saremmo stati liberi e avremmo anche potuto dimenticare e farci perdonare. Un futuro senza quel piacere inaspettato e violento che aveva acceso la mia vita per la prima volta e certamente l’ultima. Non c’erano decisioni da prendere, per fortuna, era stato già tutto compiuto e potevo tornare a chiudere la mia vita nel sarcofago delle mie giornate.

Rischiai di fare tardi per la messa di Ognissanti; corsi trafelato in sacrestia, indossai l’abito talare, i paramenti e mi apprestai a officiare la messa, la chiesa era già piena di fedeli.

Francesco Fattorini

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