WEN -LUSSURIA – L’amore al tempo dei centauri – Carlo Menzinger

I centauri di Fruchtbar, frutto della mescolanza genetica tra gli invasori terrestri e i locali ippolusti erano esseri trisessuati come i loro antenati fruchtabariani. Per gli standard terrestri sarebbero stati creature colossali ma su quel pianeta ve ne erano di ben più grandi, dalle quali dovevano guardarsi. Nonostante ciò, nella stagione degli amori, i centauri parevano perdere ogni freno e allentavano la loro semplice vigile attenzione.

Per i mutanti umani che avevano solo modeste quantità di geni fruchtabariani e quindi avevano conservato un aspetto terrestre, scorgere le orge erotiche dei centauri era uno spettacolo incredibile.

Per il giovane Ishak, allontanatosi dalla colonia di Arché, assieme alla sua amica Noa, si trattava anche della prima volta in cui vedeva dei centauri.

Rimasero nascosti a fissare quegli esseri lunghi come due ippopotami in fila, con due terzine di zampe oltre a quelle incongrue braccia e quei volti orrendamente umani, nonostante le sei lunghe antenne e l’immane criniera piumata, mentre correvano più veloci di cavalli da corsa, inseguendosi e sfuggendosi, raggiungendosi, agguantandosi, penetrandosi, rotolando avviluppati, ululando con versi raglianti, cantando con melodie da balene in amore. I loro feromoni si propagavano pungenti nell’aria.

Per quanto alieni potessero parere ai ragazzi, nelle loro vene ribolliva il medesimo sangue umano e ippolusto, seppure in proporzioni assai diverse e quella scena lussuriosa, che promanava voluttà pur nella sua bestialità, provocò in loro un inatteso eccitamento.

Noa si fece più vicina al suo amico. Ishak sentì il proprio corpo reagire eccitato. Si voltò verso la ragazzina, che lo fissava con le pupille dilatate, le labbra socchiuse e il desiderio che sembrava promanare da tutti i suoi pori. I loro respiri si mescolarono. Non lo aveva mai fatto prima, ma Ishak la baciò. Anche per lei era la prima volta. Eccitati dai mugolii dei centauri, si sfilarono di dosso i pochi abiti che portavano e si lasciarono andare a un abbraccio voluttuoso, che agognava raggiungere le mete lussuriose dei loro cugini centauri. Si rotolarono tra le rosee erbe alchemilliane deambulanti. Noa, un po’ spaventata, un po’ eccitata, corse via, ma Ishak la raggiunse atterrandola tra i cespuglianti facendone sfuggire uno sciame di conidori. Alla fine. rimasero distesi a fissare le nubi che oscuravano a tratti la luce di Huitz e le farfallottere che svolazzavano sopra di loro.

L’orgia dei centauri non era ancora finita.

Fu allora che qualcosa di ben più terribile delle nubi oscurò il cielo con le sue quattro ali pipistrellesche e gli spaventosi artigli in mostra: un dragottero, il mortale nemico di ippolusti e centauri.

I Centauri - la leggenda degli Uomini-cavallo :: Storia e Mito

I due ragazzi corsero a rifugiarsi nella giungla. Non era, però, loro che cercava quell’essere. Erano bocconi troppo piccoli per le sue triplici fauci.

Anche i centauri si avvidero del pericolo. La scena mutò repentina. Se fossero stati degli ippolusti, qualcuno di loro c’avrebbe di sicuri rimesso la pelle. I centauri, però erano armati di possenti archi. Impiegarono un po’ a riprendersi dall’eccitamento dell’orgia, ma le armi non erano lontane e uno di loro fu veloce a impugnarne una e a scagliare la prima freccia, che non uccise il dragottero, ma bloccò la sua planata su una sua compagna. Il ritardo necessario a consentire anche ad altri ad armarsi. Un’altra freccia e un’altra ancora convinsero il dragottero che fosse meglio cercare un pasto meno agguerrito. Si allontanò smuovendo l’aria con un violento battito delle ali.

Carlo Menzinger di Preussenthal

Racconto per la saga di Fructhbar.

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